Yo no soy marinero, soy capitan

Oggi su Twitter impazzavano gli hashtag #defalco e #vadaabordocazzo. A me sembra che si stia un po’ esagerando. Schettino è indifendibile e ogni notizia nuova che si viene a sapere lui ne esce sempre peggio. Su questo è già stato scritto tutto e non mi va di perderci tempo: non capita spesso di avere un capro espiatorio così evidente, così singolo, così solo e così “colpevole”, almeno allo stato attuale.

Rimanendo ancora un momento su Schettino, però, vorrei sommessamente far notare che il gigantismo del disastro, nella forza icastica di quella nave adagiata sugli scogli, così visibile, così surreale e – diciamolo così ridicola dritta o sdraiata che fosse – ha contribuito all’idea del “disastro” e, di conseguenza, della colpa, molto più di qualsiasi body count.

Su De Falco (anzi #defalco), invece, qualcosa da dire ce l’avrei. Innanzitutto, massimo rispetto, ma è ben triste che ci si stupisca di una persona che fa bene il suo lavoro (e anche questo è già stato detto), soprattutto da parte del cosiddetto “popolo della rete” che un po’ di mondo dovrebbe averlo visto. Ma la mia domanda è: che cosa avrebbe dovuto dire e fare De Falco? Se tutti abbiamo in mente un immaginario asse del Capitano della Nave dove c’è a un estremo Russel Crowe di Master and Commander e all’estremo opposto Schettino, cosa succede, sull’asse della Guardia Costiera, sull’estremo opposto a De Falco?

Possibile che ci sia al mondo un qualsiasi ufficiale della Guardia Costiera che avrebbe potuto dire qualcosa di diverso, di “non eroico”? Tipo: “Scialla France’, vattene a casa, che mo qualcuno ce pensa…” oppure “Che voi fa’? Capita… Poi ce stanno le scialuppe, no? In qualche modo faranno, sti quattro vecchi…“, o ancora “Ah, stanno tutti bene? Mejo così… Occhio che piji freddo, nun fa ‘o spiritoso!“. Esagerazioni a parte e non riesco davvero ad immaginare che cosa altro avrebbe potuto dirgli. L’unico vero complimento che mi sento di fare a #defalco è stata la sua capacità di non farsi intortare dalle minimizzazioni di Schettino, facendosi un’immagine corretta della situazione a partire da informazioni frammentarie e comunque de relato.

Questa è una delle mie definizioni di leadership ed è una cosa che è rara, ma non è così difficile da trovare. Insomma, saremo pure il Paese dei Campanelli, ma un professionista che si incula un inetto non è (ancora) uno spettacolo così alieno.

PS: su crociere, crocieristi e crocierismi ci torniamo sopra a bare chiuse.

http://www.youtube.com/watch?v=PK2HANwsUWg

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