Un punto per il Punto blu

BovindoDomenica scorsa, tornando dal giro, il casello di Orvieto non mi ha voluto dare il biglietto dell’autostrada. Wendy, non è la prima volta, ha un rapporto decisamente conflittuale con le sbarre, i caselli, i casellanti e la gente in fila.

Arrivo a Roma Nord, il casellante mi prende la targa e mi rilascia un papiello che attesta che io ho detto che sono entrato a Orvieto, ho pagato quanto dovuto (5,60 euri) e che non sono in debito di nulla con le Autostrade. Però in teoria lo ero ancora, perché avrei dovuto pagare dal Brennero a Roma Nord, e mi ha detto: “Per rifarti una verginità, devi andare con questo papiello al Punto blu“. O qualcosa del genere.

Si, certo e mi metto il papiello nella tasca de giubbotto. In realtà non so dove l’ho messo e, arrivato a casa (sempre di corsa, come “Io sono leggenda”), non ce l’ho più. Due madonne giusto per gradire e oggi vado al Punto blu (downtown) di Via Bergamini.

Visto il già accennato rapporto conflittuale e il rischio rissa costante quando superi tutte le macchine in fila al casello e ti infili davanti a tutti, vorrei anche fare il telepass.

Racconto l’accaduto, sia il mancato biglietto, sia soprattutto la perdita del prezioso papiello, e la cosa che mi angosciava un po’, si risolve con una banale autocertificazione. Oddio, quanto mi piace l’autocertificazione!

A quel punto, il telepass è il minimo che possa fare. Duecento firme (di cui due specifiche per la moto), le solite raccomandazioni di andare piano e non fare manovre azzardate dentro la pista del telepass (come a dire, fuori puoi fare quello che ti pare…), e poi un rassicurante “Non ti preoccupare se la sbarra non si alza, tanto è quella corta, tu svicola e vattene a casa tranquillo, noi ti facciamo la foto e te la addebitiamo sul conto telepass“… A questo punto, lo lascio direttamente a casa… Un impiccio di meno. Vabbè…

Vabbè, ma perché lo racconto?

Perché, tornando al discorso della “fila alla posta” sollevato da un tassista nel famoso carteggio di qualche tempo fa, l’impiegato del Punto Blu era sorridente, gentile, efficiente, simpatico e preparato.

Ed aveva anche una testa a lampadina che ti metteva in pace col mondo…

E qui, ditemi voi se un Hopper non ci sta tutto… Dopotutto è solo un bovindo, ma sembra un casello…

Nota finale: meditate, per favore, sul fatto che avere un blog ti permette di scrivere “bovindo”, altrimenti non ci sarebbero tante occasioni…

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2 pensieri su “Un punto per il Punto blu

  1. ulysse1

    Bravo.
    Ora non resta che convincere Poldo e siamo a posto, mai più attese ai caselli, per pochi che siano quelli che ci vedono transitare fra le loro sbarre. Io spesso lo lascio in auto, e faccio proprio così: passo fra le sbarre, una bella foto e via.
    Per quanto riguarda gli impiegati gentili è vero, si nota una nuova tendenza, ma lo zoccolo duro resiste strenuamente: due settimane fra sono andato a fare delle visite per il rinnovo del brevetto, alcune delle quali erano esami presso la usl a Commercity… A’ dottò, c’è un utente… che palle, nun se riesce a legge er giornale, oggi! Taccio la mia risposta per pubblica decenza.

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  2. utente anonimo

    dear jestercap, uomo di poca fede! se tu chiedessi aiuto agli amici che hanno militato nei callcenter di società autostrada non avresti bisogno di rivolgerti a via bergamini 🙂 società autostrada buon giorno sono … come posso esserle utile

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