Meno temi, più maturità

claudio_magris2Oggi, sull’Espresso Online, c’è questo articolo sui temi, uno in particolare, usciti ieri per l’esame di maturità:

Perché alcuni di loro sicuramente quei temi saranno stati in grado di farli, ed anche bene, però non grazie a quello che hanno imparato a scuola, ma in virtù del fatto che nel tempo libero hanno letto i giornali, guardato programmi televisivi, si sono informati sul mondo per conto loro, e anche perché magari alle spalle hanno famiglie di buona cultura, letture e disponibilità economica che hanno reso loro più facile coltivare questi interessi extra scolastici.

Mentre gli altri, quelli che magari non hanno case piene di libri di Magris, ma di tv in cui gira solo, nel migliore dei casi, Uomini e Donne, e alla mattina babbo e mamma non leggono e commentano l’Espresso o il Corriere, saranno rimasti lì, a guardare quelle tracce astruse, che citavano autori a loro sconosciuti perché nemmeno mai nominati in classe. E avranno avuto la conferma una volta in più, soprattutto se si erano impegnati a scuola, che in questa Italia l’istruzione scolastica non serve davvero a nulla. Neppure a passare gli esami della scuola stessa. (Mariangela “Galatea” Vaglio)

Se ci vogliamo fermare alla lettera di quanto scritto, cioè che Magris oggettivamente non faccia (o non riesca a fare) parte di nessun programma possibile, quello che scrive Galatea è tutto vero. Ed è vero quindi che la scuola così facendo dia l’idea di non preparare nemmeno al superamento di se stessa. Eppure.

Scrivere bene in italiano e, cosa forse più importante, avere cose da dire non sono talenti comuni: questo era un problema per me nel ’90 e immagino che lo sia pari pari oggi per il diciottenne quadratico medio, con tutte le aggravanti del “cervello all’ammasso”, di Facebook, della televisione, dei telefonini, ecc. E’ quindi intrinseco nell’idea stessa della “prova di italiano” che superarla è una cosa, ma “farla bene” è un’altra, e non certo alla portata di tutti. In quest’ottica – ne avevamo parlato anche qui – tutta la pantomima sulla centralità della Letteratura Italiana in terzo liceo aveva come unico scopo pratico quello di fornire a tutti, anche alle pippe senza appello, qualche fusto di scadente benzina argomentativa da bruciarsi al tema di letteratura il giorno della maturità. C’era una specie di patto sottobanco: se non hai tutto questo talento letterario, studia letteratura in terzo liceo, che in qualche modo ne uscirai vivo.

Io non conosco la realtà della scuola secondaria attuale, ma non credo che questo patto non scritto tra studenti e professori sia mai venuto meno. E dopo un anno, o forse addirittura tre, trascorsi a raccontarsela in questo modo, si capisce che un “tema di letteratura su Claudio Magris” potesse risultare, per entrambi, studenti e professori, alquanto spiazzante.

Ma era davvero un “tema di letteratura su Claudio Magris”? Io, leggendo la traccia, direi di no. (Leggete bene soprattutto i punti numerati in basso).

Click per ingrandire

Click per ingrandire

La prima cosa che colpisce è che non è per niente un tema, almeno non è un tema come quelli che ci davano come compiti in classe e che, secondo vulgata, erano le prove generali dell’esame di maturità. Non si tratta di “è uscito Claudio Magris, spiattellami tutto quello che hai studiato su Claudio Magris“, ma lo spirito della prova e della traccia è molto più specifico e metodologico. In altre parole, il testo è usato per stimolare riflessioni tecniche e personali su certi argomenti, senza divagare più di tanto, almeno non nel senso della critica letteraria.

A questo punto, prima di continuare, bisogna concedersi un atto di fede e confidare che gli stessi professori, quelli spiazzati poche righe sopra da Claudio Magris, abbiano letto con attenzione la traccia e che, mentre correggono i “temi”, ne seguano i punti senza far finta che si tratti di un “normale tema di italiano”. Dall’articolo linkato, potrebbe sorgere più di qualche dubbio, ma, appunto, let’s have faith.

Tornando alla traccia, innanzitutto, c’è un testo, che, diversamente dal “tema su Manzoni” auspicato da Galatea, circoscrive nettamente l’ambito dell’analisi richiesta e permette anche a chi non ha aperto il libro di letteratura durante l’anno di affrontarlo ad armi (quasi) pari. Va anche detto che, nello specifico, si tratta di un testo estremamente ricco di spunti (le frontiere, la cortina di ferro, la questione istriana, i pregiudizi) e, quindi, estremamente facile da utilizzare come punto di partenza per riflessioni proprie, sia personali sia letterarie.

Dopo il testo, il primo punto ci chiede di fare un riassunto di quanto letto. Premesso che costringermi a fare i riassunti di cose scritte già in italiano, mi sembra una cosa un po’ offensiva per la mia intelligenza, “riassumere” implica avere familiarità con la lettura di un testo (né complesso, né banale nello specifico, ma comunque letterario) e capire quello che dice. Sarà pure una cosa percepita come “difficile” in un paese di televisionari e analfabeti di ritorno, ma oggettivamente ridefinisce il concetto di “minimo sindacale”.

Vediamo i punti 2. Dal 2.1 al 2.4 sono domande specifiche sul testo. Il 2.1 è l’analisi linguistica e letteraria di un testo scritto: se studiando Manzoni o altri, ci si è soffermati su questi aspetti (speriamo di sì), non è che solo perché è Magris e non è Manzoni non dovrei essere in grado di farlo; la scuola dovrebbe dare degli strumenti che possono essere utilizzati anche (di poco) fuori dal contesto specifico in cui sono stati costruiti… Altrimenti è una presa per il culo.

I punti 2.2 e 2.3 potrebbero sembrare dei temi “sulla frontiera” e “sull’idea di viaggio”, ma il limitare l’analisi specificamente “al testo” li degrada da temi a “pensierini”: anche qui bisogna aver capito di cosa si parla (nel dubbio si può sempre rileggerselo), avere un’idea del contesto generale del testo e dell’autore. Si può scrivere tanto o scrivere poco, a seconda di quanto si domina la situazione, ma certo il legame con il testo non permette voli pindarici e chiarisce al ribasso le regole del gioco.

Sorvoliamo sul 2.4 che è, se possibile, ancora più banale e riconosciamo che il 2.5 è il punto che assomiglia di più al tema di letteratura classico. In realtà, però, a ben vedere, assomiglia alla parte migliore del tema di letteratura classico: quella “leggo un testo letterario e do le mie impressioni e osservazioni“. Se questa è la parte migliore, quella più creativa, qual è la “parte peggiore”? E’ naturalmente lo spiattellamento acritico della critica letteraria più gradita al professore di Italiano, da sempre spina dorsale di tutti i temi di letteratura e, in questo caso specifico, stroncata sul nascere dalla scelta borderline di Claudio Magris. Bella pe’ loro.

E infine, c’è il punto 3. che a me sembra molto una variazione sul tema del “tema a piacere” che si dà in quinta elementare. Intanto, c’è quel democristianissimo “e/o” che dà licenza di spaziare a tutto campo sulla letteratura di un secolo intero e poi, nel caso che questo ancora non basti a scrivere qualcosa, ci si può sempre buttare sulle esperienze personali. C’è gente che dedica la propria vita scrivere libri su molto meno.

Era quindi una prova facile? Assolutamente no. La prova di italiano non lo è mai e questa non ha fatto eccezione. Ma era sicuramente alla portata di persone moderatamente colte e moderatamente attrezzate per la comprensione di un testo letterario. Questi sono skill che la scuola dovrebbe dare a prescindere, sia che il programma preveda Claudio Magris, sia che come è noto a tutti – “esperti” del ministero compresi – non lo preveda.

La parola chiave, rileggendo, è “attrezzate”. La scuola secondaria, prima che la cultura in sé, deve dare gli strumenti per costruirsela e ben venga un tema in cui possano venire usati e messi alla prova questi strumenti. Trovo molto più democratico e “maturo” mettere tutti sulla stessa linea di partenza e concepire una prova in modo che verifichi un metodo di avvicinamento a un testo letterario qualsiasi, piuttosto che premiare, come avviene nei temi in classe durante l’anno, chi studia di più la lezioncina del giorno.

PS: a scanso di equivoci, io di Magris lessi Danubio qualche anno dopo la maturità e mi annoiò a morte.

Post simili a questo

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.