Archivi tag: islam

Volare basso

Michele Serra scrive oggi sugli ostacoli burocratici che, in barba alla Corte Costituzionale e al buon senso, la Regione Lombardia (ahò, Maroni! V’oo ricordate a poro Maroni?) sta mettendo per evitare che sul sacro suolo della Rosa Camuna e del Sole delle Alpi possano essere costruite Moschee.

Non bastassero le questioni di principio (e la libertà di culto lo è), c’è poi una evidente urgenza strategica e perfino tattica. Niente come una radicalizzazione delle nostre città (no alla moschea!) favorirebbe la radicalizzazione degli islamici. Il jihadismo sogna un Occidente “crociato”, complementare al proprio odio. read more

Un’altra riflessione su Istanbul (sul burqa)

Premessa per i puristi (del cazzo). Il burqa, di cui avevamo già parlato tempo fa, viene in vari sapori: quello completo con la gabbietta sugli occhi (à la femme du taleban), quello completo senza la gabbietta, la palandrana nera che lascia scoperta solo la faccia e, anche questo, si può chiudere a triangolo sotto la bocca o lasciare il mento scoperto. Ognuno di questi avrà un nome specifico e molto evocativo (uno, tipo, si dovrebbe chiamare niqab) io in quello che sto per scrivere mi riferirò a tutti questi tipi, chiamandoli burqa, senza starmi a fare irrilevanti seghe mentali.

Istanbul è la città più popolosa di uno stato molto popoloso, islamico e, soprattutto, laico. Quindi, non ci sono obblighi di abbigliamento per nessuno come avviene altrove, salvo togliersi tutti le scarpe quando si entra in moschea (*) e coprirsi il capo con stracci vari, anche improvvisati, le donne, sempre in moschea. Per il resto, sciolti, sia noi, sia i Turchi. E qui viene il bello.
Il paese è islamico e quindi in strada, nell’abbigliamento femminile, si trova veramente di tutto. Dall’adolescente truccatissima (sempre un po’ troppo per i miei gusti), alla donna manager in tailleur, alla signora con il capo coperto (più o meno truccata), alle tipe col burqa (o quello che è). read more

E perché proprio 150?

Si parla del numero di Avemarie in un Rosario.

Siccome è l’esatto numero di Salmi della Bibbia, l’ipotesi è che il rosario sia nato come rito sostitutivo, per devoti analfabeti che non avrebbero potuto leggere il salterio. E questo ci dice molto sul cattolicesimo, sapete.

Prendiamo un musulmano, un protestante e un cattolico. Il primo ha un libro sacro, ma spesso non sa leggerlo: quindi lo impara a memoria. In arabo. Altrimenti non sarebbe un buon musulmano. Il secondo ha un libro sacro, ma non riesce a impararlo a memoria, in una lingua che oltretutto non parla più da secoli: quindi impara a leggere. Così può essere un buon protestante. E il cattolico? Anche lui ha un libro. Ma studiarlo a memoria è troppa fatica. Imparare a leggere? Non se ne parla. E quindi? E quindi invece di leggere guardi le figure – le chiese ne sono piene – e al posto di ogni salmo che non hai imparato a memoria, reciti la stessa preghierina. Breve. Semplice. Una religione, come dire, accomodante. read more