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Un’altra riflessione su Istanbul (sul burqa)

Premessa per i puristi (del cazzo). Il burqa, di cui avevamo già parlato tempo fa, viene in vari sapori: quello completo con la gabbietta sugli occhi (à la femme du taleban), quello completo senza la gabbietta, la palandrana nera che lascia scoperta solo la faccia e, anche questo, si può chiudere a triangolo sotto la bocca o lasciare il mento scoperto. Ognuno di questi avrà un nome specifico e molto evocativo (uno, tipo, si dovrebbe chiamare niqab) io in quello che sto per scrivere mi riferirò a tutti questi tipi, chiamandoli burqa, senza starmi a fare irrilevanti seghe mentali.

Istanbul è la città più popolosa di uno stato molto popoloso, islamico e, soprattutto, laico. Quindi, non ci sono obblighi di abbigliamento per nessuno come avviene altrove, salvo togliersi tutti le scarpe quando si entra in moschea (*) e coprirsi il capo con stracci vari, anche improvvisati, le donne, sempre in moschea. Per il resto, sciolti, sia noi, sia i Turchi. E qui viene il bello.
Il paese è islamico e quindi in strada, nell’abbigliamento femminile, si trova veramente di tutto. Dall’adolescente truccatissima (sempre un po’ troppo per i miei gusti), alla donna manager in tailleur, alla signora con il capo coperto (più o meno truccata), alle tipe col burqa (o quello che è). read more

Ogni tanto uno con le idee chiare

Da allora ci siamo trovati sempre più coinvolti nella guerra a un altro movimento globale: l’Islam radicale jihadista. È alimentato dal denaro e dall’ideologia di Arabia Saudita, Pakistan e Iran. L’attacco dell’11 settembre era fondamentalmente un’operazione congiunta da parte di cittadini sauditi e pakistani. I bombardamenti sulla Marina e sull’ambasciata americana in Libano si pensa siano stati opera di agenti iraniani. Eppure abbiamo invaso l’Afghanistan e l’Iraq, perché l’Arabia Saudita aveva il petrolio, il Pakistan le armi nucleari e l’Iran era troppo grande. Abbiamo sperato che questa guerra condotta sparando nel mucchio portasse a cambiamenti in tutti e tre i Paesi. Finora non è stato così. read more