Specie e razze

Oggi su Il Post c’è questo interessante articolo sulla presentazione di un (ennesimo) documentario della BBC dedicato alle varie specie di homines che si sono succeduti sulla Terra. Da Lucy all’Homo Ergaster, all’Homo Erectus, fino all’Homo Sapiens (Sapiens) che costituisce ad oggi l’unica specie “umana” presente sul pianeta.

Perché di specie umane sul pianeta ce ne sono state molte e il documentario vuole raccontarci il motivo per cui, dopo due milioni di anni di affollamento, alla fine si è rimasti con una specie sola. Ma non è di questo che voglio raccontarvi, forse ne riparleremo, e se volete saperne di più andate su Il Post; mi interessa invece la domanda che arriva da un paio di commenti all’articolo stesso. Ve li copio.

Insomma, si confondono le specie con le razze. Ovviamente, sono lettori del post, quindi questa confusione non è portatrice di teorie para-naziste, ma solo di un legittimo spaesamento. La tesi dei commenti è “se le raganelle Y e X differiscono solo per il colore di una zampa sono *considerate* due specie diverse,  perché il caucasico e l’africanide che sono molto più diversi fra loro, sono *considerati* della stessa specie?” La parola chiave che infatti ho messo fra asterischi è “considerare”.

Anche se a volte può essere sfuggente, il concetto di specie è un concetto oggettivo dell’evoluzione: quindi, non esiste il *considerare* esiste l’essere. Due esseri viventi sono della stessa specie se un accoppiamento fra loro dà origine ad una progenie non sterile con lo stesso patrimonio genetico (*).

Ad esempio, leggevo su in libro di Stephen J. Gould qualche anno fa, che esistono in tutto 3 specie di zebre, molto simili fra loro (differenti un pochino in stazza e nell’andamento delle strisce). Un accoppiamento fra due zebre di “tipo” diverso produce solo ibridi sterili e questo le configura come specie diverse a tutti gli effetti (e non come sottospecie o razze). C’è di più: ora non ricordo i numeri esatti, ma il corredo genetico di queste tre specie è completamente diverso (tipo che una ha 56 cromosomi, un’altra 30 e un’altra 28 o qualcosa del genere: dovrei ripescare il libro e mettere i numeri precisi, ma fidatevi). Dal che si capisce che quando c’è di mezzo la speciazione, la somiglianza estetica non è un criterio infallibile; tutt’altro.

Ma come avviene la speciazione, cioè come fanno a venire fuori da un’unica origine due o più ceppi, così diversi al punto da avere un corredo cromosomico diverso e poter generare solo progenie sterile?

Riferendo qui quanto appreso nelle recenti letture, la speciazione avviene su tempi lunghi (nell’ordine di centinaia o migliaia di generazioni) a partire il più delle volte da una separazione fisica fra due popolazioni di una stessa specie. Contando il tempo su scala geologica, la geografia cambia, le foreste si savanizzano, le savane si desertificano, gli istmi si aprono o si chiudono, i vulcani eruttano e, con un po’ di pazienza, si formano anche le montagne. E’ quindi possibile, anzi probabile, che animali della stessa specie si trovino ad essere irrimediabilmente separati. Nel nuovo habitat, l’evoluzione agirà diveramente sulle due popolazioni separate e farà il suo corso fino trasmettere e premiare, di mutazione in mutazione, i tratti più adatti al successo riproduttivo in quel dato habitat. Queste mutazioni non riguarderanno solo gli adattamenti veri e propri al nuovo ambiente, ma andranno anche ad alterare il patrimonio genetico fino a al punto che, dopo un (bel) po’ di tempo, la “nuova” popolazione non sarà più in grado di riprodursi con successo con il ceppo originario (che magari, nel frattempo, si è evoluto a sua volta).

E l’uomo?

Beh, l’uomo ovviamente è in grado di riprodursi con sottospecie diverse da quella di appartenenza: anche razze molto lontane fra loro, tipo gli Inuit e gli Ottentotti, per dire, pare che non abbiano problemi in tal senso. E già questo – definizioni alla mano – basta per dire che di Sapiens Sapiens esiste una sola specie e molte sub-specie e o razze.

Ma c’è di più. Fatto 100 l’insieme delle differenze che ci sono, per dire, fra la razza bianca e la razza nera e confrontando questo 100 fra altre due razze di altri animali appartenenti alla stessa specie, si scopre che nelle razze dell’homo sapiens più del 90% delle differenze sono differenze estetiche e solo il rimanente 10% è costituito da quelle non visibili (la possibilità di assimilare o meno certe sostanze, i gruppi sanguigni prevalenti, la predisposizione a certe malattie, ecc.), contro un 50 e 50 circa valido per altre specie animali.

La vera domanda quindi è: “Perché gli uomini sono così diversi fra loro esteticamente, pur appartenendo alla stessa specie e condividendo la stessa biologia?” La risposta è semplice, quasi banale: perché sono uomini.

Parlano, interagiscono, si influenzano, comandano e si sottomettono in modo organizzato gli uni agli altri. In altre parole, hanno una “cultura” ed uno strumento esclusivo e potentissimo per diffonderla, il linguaggio. Pensate, ad esempio, se 30.000 anni fa, una regina di una piccola comunità asiatica avesse imposto a se stessa e alle sue suddite dei canoni estetici per il proprio partner che prevedessero “capelli lisci e neri” e “occhi a mandorla”: questo tipo di maschio sarebbe stato molto avvantaggiato a livello riproduttivo rispetto agli altri (indipendentemente da che cosa prevedesse la teoria di Darwin al riguardo…).

Ripetete questo processo molte volte e vedrete che questa forma di “selezione culturale” (o sessuale) in un numero limitato di generazioni arriva facilmente a produrre sia le differenze, sia le concentrazioni geografiche delle varie razze umane. La speciazione, invece, dà retta a Darwin, si dispiega su tempi molto più lunghi e non è accelerata in nessun modo da spinte di tipo culturale.

(*) Ovviamente, come sempre in natura,  ci possono essere delle eccezioni (qui e qui), ma il 99% per cammino dell’evoluzione a partire dai protozoi ha seguito questa strada e quindi questa definizione.

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1 pensiero su “Specie e razze

  1. Jedan58No Gravatar

    Bellissimo! Complimenti.
    Posso aggiungere che ancora a cavallo tra gli anni ’70 ed ’80 uno degli esami facoltativi e curriculari da sostenere per il conseguimento della laurea in Scienze Biologiche si chiamava “Biologia delle razze umane”…il suo nome fu cambiato in “…delle popolazioni” proprio a rafforzare il concetto che così bene hai espresso.

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