Serial reading

reading corpsSono un lettore avido. Chi mi conosce, lo sa.

Leggo di (quasi) tutto, a volte, anche letteratura alta, ma qui voglio raccontare del mio essere un serial reader.

Trovare un nuovo autore che mi piace è come trovare una vena d’oro, che bisogna esaurire nel minor tempo possibile.

Ovviamente, non si può essere un serial reader, senza l’appoggio di serial authors.

Io li divido in quattro categorie.

1) Il serial trash: quella roba che leggi, anche volentieri, ma di cui non ti vanteresti mai non solo in un circolo letterario, ma neanche una sera da ubriaco. In particolare, ultimamente, mi sono dedicato, in questa categoria, a Matthew Reilly, Stefano Di Marino, James Rollins, mentre in passato mi sono letto con piacere Michael DiMercurio e Patrick Robinson.

Mentre a tutti costoro sono affezionato, ci sono alcuni che rientrano in questo genere, di cui, nonostante abbia letto quasi tutto, non ricordo quasi niente che mi sia piaciuto (non chiedetemi perché): su tutti Carlo Lucarelli, (tanto mi piace Blu notte, tanto non sopporto i suoi libri), Clive Cussler (come c’è solo un Capitano, c’è solo un Indiana Jones) e il Magister Monnezzarum, John Grisham. Se un serial trash è in auge, o io o Bnb ce lo compriamo, senza dirlo a nessuno, ovviamente.

2) Il serial-che-gliela-potrebbe-fa’-o-che-non-ha-più-lo-smalto-di-una-volta: in realtà sono due categorie diverse, ma l’effetto, quando vedi il nuovo libro sullo scaffale, è più o meno lo stesso: lo compro o non lo compro? Insomma, di questi autori ne ho letti tanti, ma, un po’ perché hanno stufato, un po’ perché mi hanno già deluso in passato, non vorrei scottarmi un’altra volta.

Duole dirlo, ma di questa categoria fanno parte dei serial author di prima grandezza a cui sono realmente affezionato: Andrea Camilleri, James Ellroy, Stephen King, Thomas Harris, quel fascio antico di Tom Clancy, Larry Bond, Alan D. Altieri (sorry, Lupo, ma Magdeburg fa cacare), Giuseppe Genna, Massimo Carlotto. Non è una bella categoria questa, ma vi assicuro che tutti quelli che c’ho messo, in un modo o nell’altro, mi hanno tirato qualche brutto scherzo.

3) I mostri del serial: giù il cappello, siamo in presenza di maestri. Sono quelli che non deludono mai, anche quando fanno il minimo sindacale. Soldi sempre spesi bene.

"Qual è il tuo scrittore preferito?" Magari, se ci penso ce ne sono altri, ma mi viene sempre lui Michael Connelly, il numero uno. Ottimi secondi sono Alan Furst, Steve Hamilton, l’inventore del genere Georges Simenon, Martin Cruz Smith, David Peace, Joe R. Lansdale, James Lee Burke, Christopher Brookmyre. In inglese, in italiano, stando sempre attento al titolo originale, ovunque ne becco uno che non ho letto, lo compro. E sono felice.

4) I mostri e basta: sono quelli che mi fanno comportare da serial reader compulsivo, anche quando loro stessi non sono dei serial author. Ogni romanzo è diverso dal precedente (storia, argomento, ambientazione), ma tale è la qualità e la godibilità della lettura che DEVO comprarlo.

Il maestro Umberto Eco (unico per cui valgono anche i saggi), Bill Bryson (un uomo, un genio, leggetelo en anglais, si vous plait), Robert Harris (un vero metronomo, un libro ogni tre anni, tutti diversi e tutti geniali… altro che Pirlo) e, anche se ultimamente traballa un po’, Michael Crichton.

Ors catègori (come diceva l’immenso Adriano De Zan): ne approfitto per stroncare, tutte insieme, le gialliste seriali donne (tipo Ann Rice, Patricia Cornwell, JD Robb, Fred Vargas, PD James, che non linko neppure): sarebbero un vera miniera, perché scrivono una cifra, ma sono letteralmente insostenibili. Una delusione sistematica.

Forza donne, ora lapidatemi, grazie.

PS: un po’ di (mie) recensioni, qui.

PPS: avrò dimenticato qualcuno (non certo qualcuna), ma il blog – tanto- non chiude.

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