Rubicon RIP

Not every conspiracy is a theory

Era da quando ho scoperto Rubicon che volevo parlarne sul blog. Ora sono fuori tempo massimo, perché dopo  la prima stagione, visti i bassi ascolti, hanno deciso di non farne una seconda, però due parole ce le voglio spendere lo stesso. Una specie di elogio funebre.

Rubicon è (era) una serie molto annunciata e molto attesa della AMC (quella di Mad Men e Breaking Bad), che ruota intorno ad un team di analisti di intelligence all’interno di una struttura governativa chiamata API (American Policy Institute).

Nella migliore tradizione, la serie infatti si inspira apertamente ai temi, ai modi e alle atmosfere de “I tre giorni del condor“, il nome e il basso profilo dell’API è una copertura per l’importanza delle informazioni che circolano al suo interno.

Come il film da cui trae inspirazione, gran parte del fascino della storia nasce dal contrasto fra l’approccio, il temperamento e l’ambiente da impiegatucci e la gravità, la globalità, la pericolosità dei complottisti. Will, il protagonista, dopo la scomparsa violenta e misteriosa del suo suocero-capo-mentore, si trova infatti armato praticamente solo di carta e matita a lottare contro un mostro misterioso e multiforme.

Will, secondo me, a parte un ottimo physique-du-role, è un personaggio un po’ sbiadito forse perché si trova a fare troppe cose (enigmista, seduttore, belloccio, doppiogiochista, eroe di cappa e spada, ecc.), ma i suoi colleghi, dal disadattato Miles, al frustrato Grant, alla geniale, ma farmaco-dipendente, Tania sono molto riusciti e ben definiti, compatibilmente con il loro ruolo secondario. Anche i cattivi gliel’ammollano, forse ancora di più dei buoni. Sia quelli che lo resteranno, tipo il capo dell’API e master mind del complottone, Truxton Spangler, sia quelli che poi si capirà che non lo sono, tipo il suo vice Kale Ingram, superspia gay in disarmo ma con molti assi nella manica.

Si possono trovare mille difetti, tra tutti, a mio avviso, data la qualità dei comprimari, l’aver voluto insistere sul tema dell’eroe solitario, ma nel complesso la narrazione ha il giusto ritmo e il giusto equilibrio fra trama e sotto-trame, che poi verso le ultime puntate andranno a convergere. Eppure, nonostante l’attesa e il successo delle precedenti serie AMC, Rubicon non è riuscito a schiodarsi dal milione e qualcosa di spettatori medi a puntata, davvero una miseria per gli standard americani. E infatti hanno staccato la spina.

In realtà, ho avuto la netta impressione che anche le ultime puntate siano state un po’ tirate via un po’ di corsa e ho anche la sensazione che il (presunto) season-finale non finisca un bel niente.

Vabbè. Continueremo con Fringe (terza stagione che si annuncia col botto) e The Mentalist.

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