Quindici giorni dopo

Rieccomi qui all’aeroporto di Tirana, per le solite 2 ore di ritardo da passare a guardare, riflettere e scrivere.

Il tempo di fare due telefonate e conosco Valmira, una ragazza albanese, roscetta con le lentiggini, che parte con l’aereo (in orario) che va a Malpensa.
Siparietto iniziale:
J: “Che ci sei venuta a fare in questo posto strano?
V: “Ci sono nata.
E per fortuna che ho detto solo “strano”.
I romani, mi dice, si riconoscono sempre (in effetti nelle due telefonate ero stato un attimo sboccato), ma le stanno troppo simpatici (e vivaddio). Lei vive a Milano (accento appena percettibile e molto gradevole) ed è di Lushnje ( che si situa sulla strada per Valona, poco dopo la foto del vecchio sul carretto) ed è venuta a trovare i genitori. Bella persona: solare, sorridente, interessata e interessante.
E fin qui sono cazzi miei.

Nella conversazione con lei tuttavia ho avuto modo di esprimere con chiarezza una considerazione sull’Albania che avevo in mente da tempo ma non riuscivo a mettere a fuoco.
Sapete, quei momenti in cui solo la chiacchiera, meglio se estemporanea, riesce a distillare riflessioni antiche e confuse dando loro la nitidezza che altrimenti, costrette fra le pareti anguste di qualche lobo occipitale, non avrebbero. Ed ecco la spigolatura di oggi.

Qui in Albania, tutti sanno tutto di tutti e, come atteggiamento, sono portatori di una verità inappellabile. Chiedi una cosa e tutti hanno la risposta pronta, molte opinioni e, più spesso che no, anche qualche retroscena più o meno piccante.
Sarebbe utile, bello e comodo, se, da buon discepolo di 3 millenni di scetticismo occidentale, non li andassi sistematicamente a verificare. Vai da un altro che ti dice, bene che vada, cose simili (ma non uguali), altrimenti qualcosa di ugualmente verosimile, ma totalmente diverso. Allora, come con i medici, vai da un terzo e la storia si ripete: altre versioni, altri particolari.
Sic rebus stantibus, la bravura sta nel non credere a nessuno, ma nel prendere i pezzi comuni a tutte le versioni, incrociarli con la tua idea dell’interlocutore e con il tuo buon senso (soprattutto), senza però dimenticare di aggiungere un pizzico di follia balcanica.

Valmira vorrebbe tornare in Albania (anche se lavora in una banca importante) e aprirsi un’attività. Sulla sua strada, in un sabato mattina bollente e scazzato, ha incontrato un saggio tondeggiante (yours truly) che le ha detto:
Raccogli e vendi informazioni vere. Ti farai d’oro.

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