Punti neri

No foto
Oggi ero sul treno che mi riportava indietro da un weekend lungo di cui posterò qualche foto.
Posti a corriera (che io odio, per inciso, molto meglio gli scompartimenti) e in posizione speculare ma parallela alla mia, c’era una montagna di carne.

Me lo guardo – male, perché non mi veniva comodo – e da “piccoletto” quale sono penso:
Questo povero ragazzo sta peggio di me, dentro a questi seggiolini del cazzo
Guarda che mani che c’ha… C’ha ancora i buchini sulle nocche come i bambini...”

Piano piano, annoto il capo tondo e pelato, lo sguardo ebete dietro gli occhiali rigorosamente “da guardia”, l’anfibio (uhm), il pantalone mimetico da tundra (io ne ho uno uguale tagliato che uso per le pulizie di casa) e la felpa nera. Una felpa tranquilla.

Insomma, vedermelo là stretto nel posto, senza un libro o un giornale in mano, senza dare chiacchiera a nessuno, perso nell’apparente vuoto dei suoi pensieri, della sua esistenza solitaria da reietto (perché ciccione, butterato, goffo, ecc.). Insomma, mi ha fatto un po’ pena.

Poi si è alzato e sulla felpa nera campeggiava quel famoso apriscatole e allora tutti i pezzi sono andati a posto.

E mi è venuto pure un brivido… Perché, si sa, i fasci coi treni non hanno un buon rapporto.

La domanda è: una volta certe felpe si mettevano una volta l’anno, quando parlava Almirante o si andava in gita a Predappio o c’erano altre variazioni sul tema del fascio-pride, adesso mi sa che sono diventati un capo buono per tutte le occasioni… Il nero in fondo lo metti con tutto. Voi che dite?

Infine, se vi state chiedendo com’è la posizione speculare ma parallela, qui c’è la risposta (io sono il pallino rosso e lui, guarda un po’, quello nero). Il disegnino l’ho fatto online con questo tool.

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