Pop – porno

Anche se siete rientrati stamattina da una galassia lontana lontana, ve lo avranno certamente detto allo spazioporto e quindi saprete che da qualche settimana circola in rete un video hard con Belen Rodriguez. La circolazione è abbastanza carsica e, come spesso accade con questo materiale pop-porno, non è detto che il link dove lo si trova oggi funzioni ancora domani. Ma insomma c’è, esiste e cercando è quasi impossibile non trovarlo. Io l’ho visto – visione collettiva al lavoro – e vi dirò, già preceduto da illustri commentatori, che ho visto di meglio. Il punto, però, non è questo. Sono (almeno) altri tre.

Punto uno. Quando il porno esplicito incontra il quotidiano succede qualcosa, una specie di discontinuità, tipo il superamento del muro del suono. Il “quotidiano” appena citato – badate – non ha nulla a che vedere con il porno cosiddetto “amatoriale”: in questo caso chi si esibisce sono degli sconosciuti moderatamente a-normali che si atteggiano a persone normali. Di solito, di normale c’è ben poco, a parte qualcuno che ci lucra sopra risparmiando sugli attori, che possono essere brutti e goffi a piacere, e sulle location, che ridefiniscono il concetto di squallore. Il “quotidiano” nell’affaire Belen è tutta un’altra cosa: è la sorpresa, è l’avverarsi di un sogno erotico persistente, qualcosa che si è sempre ritenuto irraggiungibile e che improvvisamente è lì disponibile, fruibile, sia pure attraverso l’inevitabile mediazione del video. In altre parole, tutti quelli che, vedendola cazzeggiare con De Sica negli spot dei telefonini molte volte al giorno, le hanno dedicato più di un pensiero irriferibile, si trovano finalmente in grado di verificare sul campo la verosimiglianza delle loro elucubrazioni.
La sovraesposizione di Belen ne ha fatto un personaggio “quotidiano” per molti, al pari della collega fica o della signora del secondo piano: e, infatti, anche queste veneri da pianerottolo possono in qualche caso entrare, sia pure in modo più limitato, in un meccanismo simile.

Quando abitavo a Ivrea, in una galassia lontana lontana, abitavo accanto a un sexy-shop (*) e un giorno, andandomene bel bello al lavoro, vedo su una delle due vetrine un cartello fatto con un cartoncino bristol che diceva:

Disponibile qui il video ufficiale (!?) di Lisa, la Signora di Borgofranco.

– Borgofranco essendo il paese 10 chilometri più a nord sulla SS26.

Insomma, questa Signora Lisa, bonazza locale (che io non conosco, né conobbi poi) si era data al porno, sperando di ripetere il successo sulla ribalta pecoreccia di Jessica Rizzo. Ovviamente, il salto non è riuscito, ma per qualche mese in tutto il circondario, a saper ascoltare, non si parlava d’altro. Ad esempio, una mia conoscente di allora, D., born and raised in Borgofranco, mi riferì che la sua pennoira (**) era anche la pennoira della Signora Lisa e che la pennoira medesima aveva commentato, forse per non perdere la cliente: “D., io il video l’ho visto subito… Lei tanto tanto, magari va anche bene… Ma il suo uomo…. D., il suo uomo non è dotato per niente… Molto meglio il mio“. E così parlò la pennoira.

Visto che ho nominato Jessica Rizzo, non posso non raccontare anche che un mio amico di Fabriano mi raccontò che là, ai tempi in cui uscì il suo primo video, quello con cui lei e il marito fecero il grande salto che non riuscì a Lisa, lo si proiettava anche al cinema parrocchiale e praticamente lo andavano a vedere tutti , “anche – mi disse – le nonne con i nipotini“. Erano altri tempi, ancora non c’era internet e questo forse spiega il coinvolgimento e la funzione sociale della parrocchia… Ma tant’è.

Visto che siamo in vena di aneddoti, ne ho anche un terzo. Sarà stato il 2004, più o meno, e a Mi manda Raitre andò in onda lo sdegno delle “donne di Policoro“. Da un giorno all’altro, le edicole di Policoro (MT) iniziarono a vendere una video cassetta intitolata “Le donne di Policoro”, in cui diverse signore di diverse età con mascherina facevano nei vari episodi tutto il cucuzzaro di cose che si fanno di solito in un film porno. Praticamente era il solito porno amatoriale di cui sopra, solo geo-referenziato e venduto con grande successo proprio lì dove, in teoria, si ambientava. In realtà, si scoprì nella trasmissione che il film era sempre lo stesso ed era già stato venduto, cambiandogli il titolo, in diversi paesini con effetto ugualmente devastante sul quieto vivere della provincia sonnolenta e bacchettona. C’erano addirittura, a Policoro, un paio di signore (procaci, va detto, e quindi già ben radicate nell’immaginario locale) che erano state indicate al pubblico ludibrio come star nel filmino incriminato e lottavano come leoparde per il ripristino della loro reputazione.

Venendo finalmente al punto, a me sembra molto anomalo che si disserti di video porno dalla pennoira, che si organizzino visioni collettive in ufficio (so anche di colleghe femmine che hanno fatto altrettanto), o che – non verificata, ma credibile – nonne e nipotini vadano insieme al cinema parrocchiale a capire bene che combina la Signora Rizzo. E’ come se il porno catalizzasse il pop e il pop sdoganasse il porno. Sapere “che fa” Belen è importante in sé e mettersi in grado di poterne discutere diventa un obbligo sociale, che rende l’atto di vedere un video porno, di per sé disdicevole, una ineludibile fonte di conoscenza. Per dirla in due parole, io e miei colleghi, indipendentemente dalle idee e dalle abitudini di ognuno, non parliamo né di film porno, né di Belen, e, di norma, nemmeno di sesso. Eppure, abbiamo guardato il video tutti insieme e non vi sto a dire i commenti.

Un po’ lungo, ma questo era il primo dei tre punti. Gli altri sono molto più veloci.

Punto due. A me Belen non piace, nel senso che, pur non potendole dire nulla dal punto di vista estetico, non mi muove ormoni in modo particolare, diversamente da altri personaggi televisivi, molti dei quali probabilmente non presenti come sex-symbol nell’immaginario collettivo. Eppure, pare che sia tra le donne più desiderate d’Italia e questa psicosi collettiva sta lì a dimostrarlo… Facendo un po’ gli entomologi, un interessante banco di prova per la mia teoria appena esposta potrebbe essere il verificare lo svilupparsi di una psicosi analoga nel caso uscisse un video ugualmente porno con un altro personaggio televisivo, ugualmente conosciuto, ma meno “connotato” di Belen… Tipo, per dire, Lilly Gruber o Bianca Berlinguer o Lucia Annunziata (scherzo!).

Punto tre, e chiudo. Pare che il video suddetto, che, come ho detto, è disponibile facilmente su internet, sia in streaming, sia sui peer-to-peer, si può trovare in vendita opportunamente riversato su CD e DVD a prezzi che oscillano tra i 10 e 20 euro (il video dura una ventina di minuti). Anche questa cosa mi fa riflettere: mi sembra un esempio evidente del digital divide italiano (***). C’è gente, quella che giustifica questo mercato, per cui internet semplicemente non esiste (non è rilevante qui capire se perché è troppo difficile, troppo lontana o troppo costosa) e che è disposta a spendere 20 euro, in tempo di crisi, per qualcosa che che è a tutti gli effetti gratis. A me questo intristisce molto, però mi fa capire chi e quanti sono i personaggi che ancora frequentano le videoteche.


(*) Lo so che si dice sex-shop, senza la Y, ma quello c’era scritto sull’insegna. E’ interessante sapere anche che lo stesso proprietario aveva anche una pizzeria e fra di noi ci domandavamo con quale oggetto stendesse la pasta…
(**) Pettinatrice, parrucchiera.
(***) Anzi, mi stupisco che nessuno dei commentatori sempre così attenti al tema (Mantellini, Quintarelli, Luna, ecc.) non abbiano ancora fatto quest’esempio.

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