Pawnee, Indiana vs. Montegrano, Basilicata

Ad un estremo di un immaginario asse, c’è Pawnee, Indiana, dove, nella serie comedy Parks & Recreation, un’efficientissima, simpaticissima e molto ingenua Leslie Knope prova a fare i conti con la democrazia partecipativa in una piccola città (inventata) dell’America profonda. Tra riunioni di cittadini nelle palestre delle scuole, denunce di mamme incazzate, scandali sessuali di senatori incontinenti, political correctness asfissiante e comitati di quartiere sul piede di guerra, un’allegra combriccola di impeigat(ucc)i statali si barcamena in bilico fra l’iperliberismo individualista e quello che resta dello stato sociale a stelle e strisce.

All’altro estremo c’è Montegrano (inventata anch’essa, in realtà si chiama Chiaromonte ed è in provincia di Potenza), in cui Edward Banfield ha condotto sul campo una ricerca negli anni 50 e, intervistando contadini, braccianti e borghesi, ha elaborato la tesi del familismo amorale, come categoria per spiegare l’arretratezza di un certo, se non di tutto, il Meridione d’Italia. La tesi del saggio “Le basi morali di una società arretrata” è che il familista amorale si comporta esclusivamente in modo di “massimizzare il beneficio a breve termine della famiglia nucleare, convinto che anche gli altri faranno altrettanto“. Questa categoria, anche se risalente agli anni 50, è uscita dalle rigide contestualizzazioni della ricerca sociologica fino ad assurgere a chiave di lettura di molti degli sfaceli che affliggono l’Italia. Il Meridione, certo, ma anche la famosa base leghista non mi sembra così lontana, né dal teorema, né dai corollari. Tipo quello che “nessuno perseguirà l’interesse comune, salvo quando ne trarrà un vantaggio proprio“, o tipo quello che il voto verrà usato per assicurarsi vantaggi materiali di breve termine, più precisamente per ripagare vantaggi già ottenuti, non quelli semplicemente promessi, oppure verrà usato per punire coloro da cui ci si sente danneggiati nei propri interessi, anche se quelli hanno agito per favorire l’interesse pubblico“.

Veduta di Chiaromonte, PZ

L’idea di associare le due cose mi è venuta perché Banfield inizia il suo saggio parlando non di Montegrano, ma di una comunità equivalente, St. George, Utah, stesso numero di abitanti di Montegrano, ugualmente fuori dai circuiti culturali principali delle nazioni di cui fanno parte e, aggiunge, probabilmente anche più sfortunata in quanto a risorse naturali e agricole (deserto dello Utah rispetto alle colline lucane). Di St. George, Banfield racconta che, aprendo il giornale locale, praticamente ogni articolo racconta di iniziative di vita partecipativa locale (comitati, premiazioni, beneficenza, attività politica) per il (discutibile quanto si voglia) “bene della comunità” e si chiede perché questo non sia possibile a Montegrano, che cosa lo impedisca (oltre al fatto, banale, che il giornale più “locale” lo stampano a Potenza, a 150 km).

Sostituite St. George, Utah con Pawnee, Indiana e considerate che in questo momento sto leggendo il libro di Banfield e sto vedendo Parks and Recreation a botte di tre quattro puntate a sera. Entrambe le esperienze sono consigliate, ma il confronto è stridente al punto di meritare un post (dopo tanto tempo).

Post simili a questo

1 pensiero su “Pawnee, Indiana vs. Montegrano, Basilicata

  1. Pingback: Il cappello del giullare » Piccola storia ignobile – Il cappello del giullare

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.