Semi-agorafobo

Stasera, guardando Vespa col suo plastico navale (piccolino, raffazzonato e soprattutto rivolto dalla parte sbagliata), ho capito una cosa.

Ho capito perché non me la sono sentita (finora) di parlare dei passeggeri della nave. Non per rispetto dei morti, figuriamoci. Ma perché nella mia testa si era creata una specie di equilibrio fra due pensieri contrastanti uno acido e cattivo, inspirato dal diavoletto, e un altro più solidale ed empatico suggerito da quel che rimane dell’angioletto (che, anche se fa una vita di merda, ancora batte un colpo ogni tanto).

Considerazioni socio-politico-economico a parte su crociere e crocieristi (su cui torneremo prima o poi a bare chiuse), il diavoletto mi faceva notare la hybris intrinseca nell’andar per mare con un (brutto) palazzo galleggiante. Sia chi lo guida come una motoretta, sia chi lo frequenta col vestito della festa e i tacchi a spillo non danno l’idea di pensare nemmeno lontanamente che stanno galleggiando e quindi sfidando un ambiente potenzialmente molto ostile. Non capiterà mai che qualcosa vada storto, ma visto che può capitare, un po’ di rispetto, o anche solo di consapevolezza, per il mare ci vorrebbe. Da parte di tutti.

L’angioletto, invece, mi diceva: “Visto che tu dici di rispettare il mare, se tu fossi stato a bordo, te la saresti cavata meglio di loro? Saresti meno scosso? Meno vittima?” Certo che no. E la mia simpatia verso le persone coinvolte nasce proprio dal fatto che l’esperienza che hanno vissuto deve essere stata terribile. Tecnicismi e scialuppismi a parte, stare su una nave che non sai se resterà a galla, di notte, circondato da formiche impazzite e marinai improbabili, ricorda una versione acquatica di un quadro di Hyeronimous Bosch…

Le Radeau de la Méduse, Théodore Géricault, 1819

Alla fine, però, stasera ho capito che il problema era mal posto. La vera esperienza terrorizzante del trovarmi a bordo in quel frangente, non sarebbe stata tanto il trovarmi in pericolo di vita, ma il trovarmi in pericolo di vita circondato da un botto di persone ugualmente terrorizzate. Troppa gente intorno mi infastidisce sempre, anche in situazioni più tranquille di un naufragio. Come dice DFW, in A Supposedly Fun Thing I’ll Never Do Again, che ho riletto in questi giorni, le crociere non sono adatte per chi non sopporta la folla (e tantomeno – aggiungo io – per chi è proprio poco socievole).

Così come i naufragi, sia pure con modi ed esiti diversi, sono entrambe esperienze da evitare.

Post simili a questo

1 pensiero su “Semi-agorafobo

  1. Pingback: Il cappello del giullare » Blog Archive » Corsica/1 – DFW – Il cappello del giullare

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.