Tana per Raffaele

Ieri sera, per chi se lo fosse perso, c’era Michela Marzano (*) a Ballarò che si appuntava le frasi del ministro Fitto (che è una specie di Bondi, vacuo e piagnone, solo più giovane e zazzeruto) e le rileggeva nei momenti di minore concitazione per metterne in evidenza l’inconsistenza semantica. Lui ovviamente si offendeva, ma non è che sapesse dire tanto di più per riabilitarsi.

Ci sono due modi che quelli dellà usano per buttarla in caciara. Il primo è il rinfacciare le colpe altrui (i governi precedenti, i Marrazzo, i Penati, la barca di D’Alema, i giudici politicizzati, ecc.); dei due, questo è il più rumoroso e il più evidente, un’artiglieria di pagliuzze per nascondere la trave. Ed è anche il più facile visto che, con risultati molto più incerti e spesso esilaranti, anche il popolino berlusconiano – le poche volte che esce allo scoperto (tipo, prezzolato, sotto il Palazzo di Giustizia di Milano o qui) – tenta di usare questi stessi fumogeni verbali. Manco fossero Batman.

Ma, accanto a questi fuochi artificiali, c’è anche l’altro modo. Quello di non dire assolutamente nulla. Frasi nemmeno false, ma prive di qualsiasi senso logico o contenuto semantico, di solito brevi e lapidarie con un bel luogo comune (o un modernismo, o un’espressione gergale) a coprire la voragine logica. Ieri, prima che la Marzano le rileggesse, anch’io, benché stessi facendo altro e fossi tutt’altro che attento, quando parlava Fitto mi sembrava che quello stesse dicendo non stava in piedi. Non erano gli argomenti ad essere traballanti (qualcosa per traballare deve esserci), ma la frase stessa ad essere un castello grammaticale di carte (vedere per credere, dal minuto 3:10).

http://www.youtube.com/watch?v=hNtIeH2d9oM

Ci starò più attento in futuro e consiglierei ai conduttori e ai partecipanti ai talk show di prendere l’abitudine a fare ogni tanto l’esercizio della Marzano, il reality check semantico, sulle minchiate che sentono volare.


(*) Michela Marzano è professoressa di Filosofia Morale (!) a Parigi. Ed è una donna da sposare.

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