La sindrome di Mandrake

Sul nostro forum, circa sei mesi fa, a fronte dell’ennesima esternazione “di sinistra” di Fini, un mio amico scriveva, giustamente preoccupato:

Aiutateme… E’ un po’ di tempo che mi trovo d’accordo con le parole e l’atteggiamento di Fini; l’altra sera era da Fabio Fazio ed ho condiviso il 95% delle sue opinioni!!!

Io all’epoca rispondevo quello che segue.

Anche a me [capita ultimamente di essere d’accordo con quello che dice Fini], ma mi do questa spiegazione.
A me piace essere contro. Purtroppo oggi l’unico che si trova in una posizione da cui è possibile essere contro è Fini. Potrebbe non farlo, gliene va dato atto, ma nessun altro è in quella posizione. Il dibattito si è talmente impoverito e bloccato su posizioni povere che i “due blocchi” hanno già detto tutto.
Dellà dicono solo stronzate (un po’ a chi la spara più grossa), deqquà ribattono alle stronzate dicendo che sono stronzate (sai che novità). Quindi solo uno che sta dellà e parla come deqquà, sembra che pensi prima di parlare, incarni (quasi) uno stile “resistenziale” e sembri circonfuso di saggezza.
Se dellà fossero coerenti glie dovrebbe piacé Rutelli o la Binetti, anche se non rispetta alcuni canoni estetici inalienabili.
Aggiungo infine che “condividi il 95% delle sue opinioni” perché quelle che non condividi non le dice più perché
a) si è fatto furbo;
b) le dicono praticamente tutti gli altri, quindi non ne ha più bisogno.

Analisi politica da forum, non particolarmente raffinata, ma mi sento ancora di sottoscriverla. La riporto qui perché il tema è quanto mai attuale e merita qualche riflessione in più.
Fini sta contando i suoi fedel(issim)i dentro il PdL e sta meditando di trasformare la sua “corrente” in un Gruppo parlamentare autonomo e forse la scissione.
B. è fuori di sé per il tradimento e sta per scatenare, se il divorzio si dovesse effettivamente consumare, da un lato una campagna acquisti in grande stile (poltrone, soldi e mignotte, as usual) per verificare quanto i fedelissimi siano davvero tali, e dall’altro una campagna di stampa al massacro verso chi non si allinea (Fini per primo). Fin qui è facile prevedere il futuro, ma andiamo avanti…

Premesso che molto probabilmente non succederà niente perché, se una cosa questo “nuovo corso liberal-democratico” di Fini ha insegnato, è che parla, abbaia, critica, ma non fa niente di decisivo, né di utile, cosa succederà se effettivamente si creerà un gruppo parlamentare frondista e poi magari anche un partito di “destra alternativa”?
Si renderà la vita difficile alla maggioranza in qualche passaggio, si dimostrerà di esistere continuando a dire selettivamente solo cose “alternative”, insomma si tirerà a campare per i tre anni (in teoria) che ci separano dalle elezioni. Quindi, a occhio, niente di che per ora…

E poi? Se si andrà a votare con due partiti di destra in competizione l’uno con l’altro? Qui in teoria verrebbe il bello e cadrebbero gli alibi di molti elettori. Io però sono pessimista ed ho una mia teoria.

Roma, la mia città, è sempre stata molto più missina/aennina che berlusconiana. AN era la 18% e FI al 14-15%. La gente diceva, quando non c’era nessuna differenza di linea politica fra i due, “Io non voto Berlusconi (ladro e mafioso). Io voto Fini! Lo votavo prima e lo voto adesso….” Nella pratica non cambiava un beneamato cazzo, ma suonava meglio e, anche grazie a questo tipo di anti-berlusconismo, siamo arrivati al punto in cui siamo oggi.
Facciamo ancora un passo indietro e scopriamo che questo “Fini/AN/MSI pride” non è un fenomeno particolarmente antico, ma anzi ha una datazione precisa, il 1993, ovvero il ballottaggio Rutelli-Fini per la carica di Sindaco di Roma. All’epoca ci fu l’endorsement inatteso di B. e, soprattutto, Roma arrivò davvero vicina ad avere, come oggi, un sindaco fascista (solo che all’epoca si poteva anche dire, oggi non si usa più). Ricordo mio padre che tornò dall’ufficio in uno di quei giorni e disse qualcosa del tipo: “Certo che i fascisti sono tanti… Probabilmente ci sono sempre stati, ma prima non si vedevano, oggi girano tutti tronfi per strada, in ufficio…” Insomma, la sensazione, anche se lui queste cose non le dice (ciao papà), era che avessero aperto le gabbie o le fogne…

E‘ quest’ultimo tratto che mi fa essere pessimista sul “partito” di Fini. L’elettore di destra (rincoglionimenti cultural-televisivi a parte, per una volta) ormai è abituato a vincere. Non potrebbe sopportare di arrivare al lavoro, il giorno dopo le elezioni, e trovarsi, improvvisamente, al 3 percento.

Come definire questo fenomeno che con la politica e l’ideologia ha ben poco a che fare?
Beh, io la chiamerei la Sindrome di Mandrake.

https://youtube.com/watch?v=HsZVvHel1hA

Post simili a questo

2 pensieri su “La sindrome di Mandrake

  1. utente anonimo

    Io faccio un'analisi poco politica, ma che è una mia fissa:SCOPARE FA BENE!!!!Consiglierei questa pratica piacevolissima anche alla dirigenza PD, magari gli viene qualche idea buonabnbPS: all'altra pratica piacevolissima mi sa che ormai ci sono troppo abituati 😛

    Rispondi
  2. Pingback: La sindrome di Mandrake (reprise) – Il cappello del giullare | Il cappello del giullare

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.