Finis Terrae (et hominum)

Quando si torna dalle vacanze viene sempre un po’ voglia di emigrare, di farla finita con il solito, di cambiare vita. Certo, magari non proprio aprire un chiosco sulla spiaggia in Costa Rica o un capanno di surf a Maui, come mi disse che di lì a qualche giorno avrebbe fatto una tipa una volta su un treno, ma, davvero, si vede che vita si fa in altri posti e ci si comincia a fare una serie di domande che, alla fine, suonano tutte un po’ tipo “Ma chi me lo fa fare?

Questa voglia di fuga all’inglese, per dirla con il maestro, nasce sicuramente da un malessere globale rispetto a tante cose ed ha quindi motivazioni senza dubbio soggettive e contingenti, ma ci sono anche aspetti che sono oggettivi e che andrebbero analizzati come tali.

Sono appena tornato da un viaggio on the road (in auto) che ha toccato l’Estremadura, l’Alentejo e l’Andalusia e, oceano a parte, non ho visto posti così particolari. Campagne brulle, dolci colline, vigneti, uliveti, distese di grano. Cose note e molto mediterranee, e allora perché in Alentejo sì e in Sicilia no? Perché in Estremadura forse sì e in Puglia assolutamente no?

A parità di paesaggio, la differenza più evidente è la scarsa antropizzazione del territorio. Lì tra un paese e l’altro, c’è veramente il nulla. La presenza umana si concentra nei centri abitati che di conseguenza sono un bel po’ più grandi di quanto uno si potrebbe aspettare, cosa che se pensate alla inutilità di molti dei micro-paesini-comuni-frazioni italiani non è necessariamente un male. Questo succedersi (a decine e decine di kilometri una dall’altra) di piccole poleis agricole, si contrappone potentemente al paesaggio sfilacciato italiano, al capannone, alla fabbrichetta, alla cooperativa agricola, ai paesi che cominciano ma non si sa dove finiscono, all’orrenda frattaglia che ci ammorba. Non è solo una questione estetica, anche lì c’è un po’ di “non finito”, un po’ di brutture assortite, ma sono concentrate dove ha ancora un qualche senso che stiano.

Probabilmente non sarà tutto oro quello che luccica e forse è solo wishful thinking e ricerca dell’esotismo, ma mi sembrava anche che la gente fosse decisamente più felice che qua (pur essendo regioni povere di paesi PIGS quanto il nostro), che si conducesse una vita migliore, meno stressante, più disciplinata e più ugualitaria.

We're on the road to nowhere

Non vorrei darvi l’impressione di un’involuzione bucolica e – ripeto – forse è solo wishful thinking, ma è un fatto che non abbiamo visto nemmeno un SUV.

E, con l’aria che tira, non è poco.

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2 pensieri su “Finis Terrae (et hominum)

  1. Jedan58No Gravatar

    No SUV? Forse perché da quelle parti pagando tutte le tasse risulta difficile farsi e mantenere un SUV?
    E per tornare sul tema del malessere globale che spinge alla fuga, se non altro cerebrale, non dirlo a me che sono appena tornato da paesi splendidi come l’Olanda e, lasciamelo dire anche qui, l’amata Germania (quarto viaggio).

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  2. PulinNo Gravatar

    Non è voglia di esotismo ma è solo legittima voglia di vivere in un paese qualsiasi in qualsiasi latitudine che non sia la repubblica delle banane marce (con tutto rispetto per le banane marce), un paese in cui chi legifera sappia almeno vagamente cosa sta fecendo e in cui i cittadini abbiano senso civico

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