Fanta – post

Tempo fa avevo pseudo-recensito il libro di Sergio Zyman, direttore marketing della Coca Cola Company a cavallo fra gli anni ’80 e ’90. Leggendo, oltre alle sue vedute iconoclaste sul marketing, ho appreso qualche spigolatura interessante sulla Fanta, che dall’infanzia è una delle mie bibite preferite. Purtroppo non è affatto dissetante, almeno per me, ma come sapore non si batte.

Tralasciando le questioni note (e cioè che la Fanta fu inventata in Germania per aggirare il bando imposto dal regime nazista sulla Coca-Cola, ritenuta una bevanda troppo demo-pluto-cratica), Sergio ci fa sapere che il marchio Fanta è utilizzato dalla CCC come cavallo di troia per aggredire i diversi mercati nazionali.

Ogni paese ha almeno una bibita gassata più o meno tradizionale preesistente all’arrivo della CCC, che, in quanto tradizionale, gode di una buona quota di mercato. Questa bevanda locale viene copiata (alla meno peggio, pensate al Fanta Chinotto) e marchiata Fanta. Questo sputtanamento del brand, che porta, vista la pervicacia tutta americana di questa strategia, ad avere circa 90 tipi di Fanta in giro per il mondo, sembrerebbe un esempio di brand-assassination che contravviene a tutti i dogmi per la sua corretta gestione.

Diluire un brand su una miriade di prodotti diversi fra loro, diversamente localizzati e ben poco riconducibili ad una singola promise è proprio una cosa che nun se deve fa’. Pure la Porsche, per dire, è stata guardata male quando si è messa a fare goffi SUV invece che le sue solite macchine sportive. (Noto en passant che non è detto che tutto ciò che faccia bene alle vendite sul breve periodo, faccia anche bene al valore del brand sul lungo periodo. Anzi.)

E allora, perché lo fanno? Sergio (Zyman) ci spiega che non si sono bevuti il cervello, ma che in fondo non gliene frega granché del marchio Fanta (non quanto, per dire, di quello Coca Cola o Sprite), perché, e qui viene il bello, la Fanta piace soprattutto ai bambini e non agli adulti. Questo porta con sé almeno tre cose:

  1. I bambini sono influenzati dal brand nelle decisioni di acquisto molto meno degli adulti;
  2. I bambini sono clienti per interposta persona;
  3. I bambini per natura crescono e, quindi, si disaffezionano naturalmente alla bevanda dopo un certo tempo (a me non è capitato, e questo mi rallegra ulteriormente tutte le volte che bevo la Fanta).

Messa al sicuro questa giovanissima fetta di acquirenti, nulla osta, quindi, per la CCC di usare il marchio Fanta per commercializzare le zozzerie più infami, giocando per chi non conosce la bevanda “copiata” sull’effetto “santuario”. Vale a dire: “Beh, è Fanta… La fa la CCC, tanto schifo non potrà fare.

Per riallacciarsi alle “cose note” citate all’inizio, pare che Benedetto XVI  sia, come me, un grosso bevitore di Fanta. So’ soddisfazioni.

Post simili a questo

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.