Euromax

Sono rientrato a Tirana da una settimana e, ovviamente, ho dovuto svuotare il frigo. Poco di quello che c’era rimasto dentro era ancora commestibile o semplicemente non decomposto.
Fare la spesa in teoria sarebbe facile, ma in questi giorni bisogna “pensare primitivo” perché manca costantemente l’acqua e spesso la luce.
L’acqua, in particolare, manca dalle 9 di mattina fino alle 2 di notte e sono costretto in mancanza di cassone e autoclave (come quasi tutti hanno) a concentrare docce, lavatrici, sciacquoni, lavaggio piatti nel cuore della notte.
Di base, me ne frego perché sto per cambiare casa e infatti non è di questo che voglio parlare.

Di fronte casa c’è l’Euromax, l’alpha e l’omega della spesa alimentare. Aperto 24h al giorno per 7 giorni la settimana è un punto di riferimento importante per noi single in carriera con orari strani. E’ un supermercato piuttosto grande e ha dei notevoli banchi “freschi”: un forno-pasticceria che mi rifornisce di bakllave e kadaif, un banco formaggi molto balcanico ma di livello e un banco macelleria che mi fa da spacciatore di qofte. Il banco salumeria è un problema, perché non esiste il concetto di salume come da noi e chi vuole deve accontentarsi di wurstel assortiti, salamelle affumicate e prosciutto di vitella (!?). Oltre i salumi, non esistono nemmeno le alici marinate, i pomodorini australiani e le altre schifezze denominate “gastronomia”. Ma tant’è, non si vive di solo surimi.

Quanto ai prodotti da scaffale stiamo messi un po’ peggio. Tutto ciò che è cioccolatoso (wafer, biscotti, tavolette) è tendenzialmente trasportato o conservato male: non che sia tossico, ma è più che probabile che sia stato lasciato al sole durante il tragitto e quindi è piuttosto consueto aprire un pacco di wafer e trovarsi davanti una palla di cioccolata fusa e risolidifcata più volte. Quanto alle marche si fa quel che si può: qualche marca italiana, qualche marca greca, ma per lo più roba autoctona (Serbia, Montenegro, Albania)… La grande distribuzione (Kraft, Nestlè) è praticamente assente. La Nutella ce l’hanno, è effettivamente Ferrero, ma è fatta in Polonia… Vi venisse mai in mente di pensare che ci possa essere una coerenza internazionale di sapore (tipo la Coca-Cola), lasciate perdere che fa schifo.

La Coca-Cola è stata la prima super-multinazionale a sbarcare in Albania nel novantuno ed è davvero una potenza, ma, come abbiamo già notato tempo fa, la bibita è un oggetto di culto qui in Albania a prescindere da chi la produca. E infatti l’unico scaffale di cui bisogna veramente innamorarsi all’Euromax e che si posiziona un ordine di grandezza più in alto rispetto ai suoi omologhi italici è quello delle bevande. C’è di tutto.

Il Bravo, che è austriaco come il Wendigo e che noi conosciamo solo nel formato di cartone da 2 litri e solo all’arancia rossa (blut orange) e all’A.C.E., qui occupa circa 10 metri per 4 scaffali: pera, uva, pompelmo, mirtillo, mela verde (da paura), fragola, ciliegia, pomodoro, in cartoni da 1, 1.5 e 2 litri, in bottiglie di plastica da 0.5 e 1.5 litri e in lattina, formato in cui alla frutta si affianca pure una serie di bevande più esotiche (sempre Bravo) tipo caffè e cappuccino. E Bravo è solo una delle marche, ci sono Skipper e Santal (quotatissimo), una potente marca montenegrina che non ho ancora provato e c’è la Coca-Cola/Fanta/Amita che si difende sui succhi di frutta, ma ha il primato sulle bibite gassate, insidiata però come al solito da Pepsi/Ivi di importazione greca. Ah dimenticavo: praticamente tutto questo è disponibile sia sullo scaffale sia in frigorifero.
Considerata la varietà e la scelta di prodotti, lo scaffale dei succhi di frutta è il luogo dove sistematicamente verifico quella che è la particolarità più ineffabile dell’Euromax: tutto cambia velocissimamente.

In questi giorni infatti ci sono andato tre giorni di seguito e tutti e tre i giorni lo scaffale dei succhi di frutta era diverso da quello del giorno precedente: il primo giorno dominavano Amita e gli “italiani”, il secondo giorno la marca montenegrina (specializzata in succo di pomodoro) e il terzo giorno c’era il trionfo di Bravo in tutto il suo policromo splendore. Delle due l’una: o in meno di ventiquattr’ore hanno venduto un muro di succo di pomodoro o gestiscono gli scaffali come il mercato azionario spostando i cartoni come carriarmatini del Risiko a seconda di chi tira (o paga) più in quel momento…
In tutti e due i casi, e considerato il fatto che questo vale anche per gli altri reparti, mi sembra evidente che gli scaffalisti (peraltro invisibili) dell’Euromax fanno un lavoro di merda.

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