Espropri democratici

Mentre sulla rete imperversano le zozzerie della casta, con tanto di dietrologie e davantologie, c’è questo intervento di Andrea Sarubbi tech-deputato del PD, che sul suo blog ci dice diverse cose interessanti sugli stipendi dei parlamentari e che vi inviterei a leggere. Ma c’è un aspetto in particolare che mi stimola qualche riflessione in più. Questo.

Partiti. È inutile che ci prendiamo in giro: una fetta di quello che i parlamentari guadagnano finisce ai partiti, in proporzione variabile a seconda della forza politica di appartenenza. I radicali mi pare che diano al partito almeno 4 mila euro al mese, l’Idv credo mille, noi del Pd ne diamo 1500. A questi va aggiunta la cifra chiesta dal partito regionale in occasione della candidatura, che viene spesso rateizzata: io ho dovuto dare 50 mila euro al Pd Campania, in 25 rate da 2 mila che ho finito da pochissimo di saldare. Poi vanno aggiunti anche i contributi straordinari: qualche centinaio di euro al mese per l’associazione di corrente, qualche una tantum per l’organizzazione di manifestazioni nazionali (l’ultima volta furono 1500 euro per pagare i pullman della manifestazione di San Giovanni), qualche cena elettorale di candidati locali, e così via. Se ogni partito fosse in grado di farsi bastare i soldi del rimborso elettorale, anziché utilizzare quelli della Camera, si potrebbe avere un’ulteriore riduzione di spesa.

Io sono sicuramente ingenuo e poco informato e, anche se sapevo che parte del compenso mensile veniva girato dal parlamentare al partito, gli altri tipi di dazioni mi lasciano abbastanza stupefatto.

Pagare delle unatantum per organizzare dei pullman o pagare un canone mensile per appartenere a una corrente o ripagare “a rate” il partito “regionale” per il semplice fatto di essere stati candidati (ed eletti) sono informazioni che mi danno sensazioni contrastanti.

Da un lato, mi piace l’idea del parlamentare che contribuisce al suo partito come se fosse un qualsisasi militante “ricco” e, proprio in virtù del fatto che quella ricchezza proviene dal partito stesso, mi sembra corretto che questi prelievi siano fissi e prestabiliti. Non ho nulla contro il partito come istituzione e mi piace la partecipazione, quindi bene.

Dall’altro lato, tuttavia, non posso fare a meno di interrogarmi sul modo a dir poco bizantino in cui questi soldi arrivino al partito. Il fatto che ogni partito imponga (o non imponga) prelievi ai suoi eletti su base quantitativamente e qualitativamente discrezionale, mi sembra un bell’esempio di poca trasparenza e mi fa pensare che il finanziamento pubblico ai partiti, regolamentato e reso trasparente, non sia poi una cattiva idea (vade retro, Satana). E anche se poi, per le casse dello stato, potrebbe essere un’operazione a somma zero, non mi sembra sano che i parlamentari debbano avere stipendi tali da mantenerci anche il partito d’appartenenza: preferirei che i soldi vadano direttamente al partito.

E ricordo a tutti che stiamo parlando di un Partito generalmente onesto e di un utilizzo dei soldi assolutamente condivisibile (almeno sulla carta)… Figuriamoci che può succedere in ambienti un po’ più… ehm… disincantati.

A chiusura del post, vorrei dire che, mentre sui soldi (quale sia un giusto compenso) si può discutere, sui privilegi e sugli escamotage truffaldini mediante i quali vi si accede, c’è ben poco da dire, se non Vergogna!.

Update: avevano ragione le dietrologie.

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