Don Gallo, uno di noi… Noi chi?

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Disclaimer: sia chiaro che quanto segue è scritto con il massimo rispetto. Sia per l’uno che per gli altri.

La settimana scorsa se ne è andato Don Gallo da Genova. E mi dispiace, certo, come tutte le volte che se ne vanno dei personaggi “positivi”. Ma, mi dispiace molto in generale, però. Non mi sarei messo a cantare Bella Ciao, a contestare la Chiesa/Curia mainstream, a fare le pulci ad Avvenire, ecc.

Obiettivamente, tutto considerato, non me ne poteva fregare di meno di Don Gallo. E, visto il cordoglio e il disagio generale, mi è sembrato doveroso chiedermi il perché. Perché in fondo, anche messo da parte il mio leggendario cinismo verso tutto ciò che è pop, era pur sempre uno che stava deqquà, almeno nella narrazione che se ne faceva.

Secondo me, il rapporto con la Chiesa si può vivere da sinistra in due modi diversi, la scelta fra i quali dipende dalla storia di ciascuno.

Da un lato, ci sono quelli come me che cambiano marciapiede tutte le volte che sentono parlare di fede, di carità, di tonache, di chiese e di parrocchie: per costoro (per me), la distinzione fra “preti buoni” (à la Don Gallo) e “preti cattivi” (à la cardinale trafficone con l’anello) è una scelta puramente razionale, oggettiva, ma soprattutto subordinata alla voglia che hanno di dedicarsi a riflessioni (e scelte razionali) su mondi alieni e lontani. Io, per dire, mi sono allontanato dalla parrocchia, con annessi e connessi, a 10 anni: i preti sono fuori dalla mia vita da allora e non sento il bisogno di farceli rientrare, per buoni o cattivi che siano.

Dall’altro lato – apprezzabili ma “soli come numeri primi” rispetto a me – ci sono invece tutti quelli che in parrocchia (oratorio, boy-scout, ecc.) ci sono cresciuti passandoci tutta l’adolescenza, e lì hanno maturato la loro coscienza politica di sinistra. Per loro, i preti, le chiese, le messe esistono e fanno ancora parte della loro vita (o lo farebbero se tutti i preti fossero come Don Gallo). Costoro hanno visto e vissuto la distanza fra la Chiesa com’è o come potrebbe/dovrebbe essere, hanno preso delle posizioni (o avrebbero voluto prenderle) e pensano di poterla cambiare dall’interno, conservando intatto il messaggio evangelico.

Mi sembra una distinzione, a parità di durezza e purezza, abbastanza importante di cui si parla poco.

PS: e comunque era una cifra pop con quel sigaro, il cappellaccio e la còccina genovese. E, sempre con rispetto, mi ricordava qualcuno.

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1 pensiero su “Don Gallo, uno di noi… Noi chi?

  1. PulinNo Gravatar

    Io penso che Don Gallo fosse prima di tutto una persona con un enorme appeal, prima che prete prima che di sinistra. Era una persona che ha sempre messo in discussione tutto senza dare per scontato nulla e senza prendere passivamente comandi che non comprendeva. E mettendo insieme queste caratteristiche è diventato un punto di riferimento non solo locale.
    Perché come altro ti spieghi che in un gelido sabato mattina di pioggia migliaia di persone di cui molte non certo baciapile, hanno sentito il bisogno di accompagnare il suo feretro?
    Io non sono sempre stata d’accordo con lui (ad es ha appoggiato Grillo alle elezioni..) ma indubbiamente ha saputo portare avanti progetti coraggiosi, dare spazio agli ultimi non solo nell’ambito della chiesa ma pure in ambienti di sinistra. E comunque come tutti i fenomeni mediatici va studiato

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