De rebus bestiarum

cane-leccaIo ho un rapporto molto difficile con gli animali. Sono terrorizzato dai serpenti (molto più del normale, direi), maneggio senza problemi api, vespe, ragni e bacarozzi e, vabbè, odio le zanzare come tutti. Ma, spostandoci su gradimenti ispirati da parti del cervello meno primitive, quelli che veramente non sopporto sono gli animali domestici e, più ancora, i cosiddetti animali d’affezione. Cani, gatti, cavalli… Non me ne vogliano i miei amici cano-gatto-cavallari, ma quando mi trovo vicino a queste bestie, il mio stato d’animo va dal fastidio allo schifo.

Perché una persona debba circondarsi di esseri spelacchianti, maleolenti e, più spesso che no, anche maleducati rimane un grandissimo mistero. Soprattutto ora che abbiamo debellato i topi che rubano il grano in cantina, che abbiamo ricondotto la caccia a un (discutibile) passatempo, che abbiamo limitato a pochissimi eletti la necessità di pascolare le pecore e che abbiamo trovato modi di spostarci e lavorare i campi che possono fare a meno della trazione animale. Perché si sa, l’animale storicamente è diventato domestico perché serviva a qualcosa, a qualcosa di base, e di conseguenza veniva trattato.

(So bene che tutto questo potrebbe essere difficile da capire per voi possessori di cani e simili, perché ci vivete insieme tutto il giorno e ricavate dalla cosa mille ineffabili soddisfazioni, ma si sappia che i cani, di norma, fanno i cani, non i commissari come in TV. E si sappia, soprattutto, che nella frazione della vostra vita in cui voi e il vostro cane incrociate la mia, il cane il 99% delle volte si comporterà da cane, sia in senso letterale che metaforico… Anche se il quadrupede è un “fenomeno assoluto” e voi ci siete affezionati più che a vostra nonna, il massimo che potrà succedere è che sia un (o si comporti da) cane educato. Un cane educato, infatti, non mi romperà i coglioni, non mi sbaverà addosso, non mi leccherà, non mi scureggerà in faccia e non mi interromperà mentre vi parlo, ma tutto questo non lo fa nemmeno il tavolino del salotto, che – fatevene una ragione – è tutt’altro che un fenomeno).

Diciamo che la vicinanza (immotivata) a certi tipi di animali e la sua imposizione agli altri (a me) è una delle poche cose che fa vacillare il mio mantra di “vivi e lascia vivere”. Ma non è di me che stiamo parlando. Parliamo di Almo Nature e di questo spot furbetto.

http://www.youtube.com/watch?v=AaettnmpaU8

In effetti, è l’uovo di Colombo. A me che non avrò mai un animale in giro per casa e che quindi non comprerò mai un prodotto di Almo Nature, della sperimentazione sugli animali non me ne frega niente, anzi la ritengo come idea generale, all’interno di certe regole deontologiche (*), una cosa sacrosanta e comunque preferibile all’animalismo militante. Eppure, anche senza quelle inutili ricerche di mercato, ci vuole poco a capire che più vivi a contatto con gli animali, più li considererai persone e più ti sembrerà incivile sperimentarci sopra. Quindi, partecipa senza sbatterti, firma la petizione, compra Almo Nature e posta foto truculente su Facebook. Tout se tient.

Chiudo con una nota a margine e una nota di colore.

Nota a margine. Di pubblicità come questa, che sfruttano in maniera consumistica i temi cari al grillismo – la gente comune che lavora, i poteri forti che tramano nell’ombra, il pauperismo come sinonimo di onestà, la chiamata alle armi del “popolo” – ce ne sono una marea. Forse farò una compilation.

Nota di colore. Tutti noi andiamo al supermercato e tutti noi ci troviamo in fila alla cassa. Troppa fila e poche casse… Sempre. Ogni tanto qualcuno (più qualcunA, direi) sbrocca malamente e comincia a sbattere le cose nel carrello o sul nastro della cassa. Beh, fateci caso… 9 volte su 10 nel carrello ha cibo per cani e/o per gatti.

Ah, quasi dimenticavo… Sono ferocemente carnivoro, sono un appassionato di coppiette di cavallo, di polenta col capriolo (che tutti sanno essere, il più delle volte, un tipo di felino) e non ci trovo niente di  male nel fatto che i Cinesi si mangino i cani.

(*) La regola deontologica qualifica noi come persone, non gli animali come qualcosa di più che oggetti di sperimentazione.

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5 pensieri su “De rebus bestiarum

  1. Jedan58No Gravatar

    Trovo quanto scrivi forse eccessivamente radicale a cominciare dalla statistica di quelli che sbroccano più facilmente al supermercato 🙂 anche se so perfettamente per averne anche parlato di recente sul mio blog che l’antropomorfizzazione degli animali domestici è fuorviante e paradossale a cominciare dai danni fatti da Disney e dai suoi animaletti 🙂
    Non sono un animalista militante e da piccolo ho torturato anch’io la mia bella schiera di lucertole. E cerco di mantenere un grado di giudizio obiettivo nonostante sia, anche se pochi anni e per amore delle figlie, un felicissimo possessore di due gatti…che adoro! Animali molto meno invadenti dei cani e soprattutto sorprendenti nel loro essere affettuosi in maniera del tutto disinteressata nonostante i luoghi comuni che su essi circolano.
    Ho firmato anch’io la campagna Almo così come altre volte ho firmato per la chiusura degli stabulari e per la sperimentazione animale che spesso a titolo gratuito e senza scopi scientifici reali ma solo perché è la strada più facile viene compiuta dalle case farmaceutiche. Così come condanno le inutili violenze che spesso accompagnano il destino della carne di cui ci nutriamo.
    La pubblicità Almo usa le stesse leve psicologiche di quelle dell’UNICEF quando ci racconta dei campi profughi ed ahimé purtroppo sono le uniche perché nonostante questo di fronte a certe immagini od a certe richieste ci sono ancora tanti, troppi, che si trincerano dietro un “se…chissà a chi vanno i soldi…” come scusa per non far nulla.

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    1. Jedan58No Gravatar

      Nota a margine: mai dire mai caro amico! Mio suocero odiava dal profondo qualsiasi tipo di animale più grande di un procariota qualsiasi. Ma per amore della mogli in casa sua hanno pressoché perennemente circolato cani “centenari”, uccelli e pesci rossi 😀

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