#concertone

Sì, lo so. Sono vecchio, me lo dico da solo e non da oggi.

Ma una delle cose più belle dell’abitare a Roma è di poter snobbare il cosiddetto Concertone del Primo Maggio. L’unica volta che mi sono trovato nei paraggi – giuro – era perché passavo di là e mi sono un po’ addentrato nella folla. Anche questo, a pensarci, è un bel vantaggio dell’abitare a Roma… il poter essere lì “di passaggio” e poter prendere subito e in modo credibile le distanze da comportamenti non commendabili.

Pur non essendo un amante dei concerti rock, diciamo che non mi sono particolarmente invisi e, se vale la pena e ho voglia, vado. Al Concertone, no. Nel modo più assoluto. Perché lo odio cotanto?

Un primo motivo è che, invecchiando e lavorando nel settore privato, l’immagine che ho del sindacato, pur continuando a definirmi “di sinistra”, si è nel tempo significativamente deteriorata. A nulla valgono più i santini di Placido Rizzotto e Luciano Lama sulla cui rendita hanno stra-campato per anni. Salvo casi individuali e battaglie giuste (ma comunque poche e di retroguardia), mi sembrano sempre di più una forza di vecchi, che pensa e dice cose vecchie, che difende interessi vecchi ed è, in quanto vecchia, incapace di modernizzarsi. Ma al di là delle idee da (e per) pensionati e pensionandi, è proprio il metodo del far finta di mettersi di traverso e poi negoziare, la puzza di naftalina e di acefalo riciclaggio che esce da certi slogan (*), che mi fa pensare che no, proprio non è il caso di legarsi a questa schiera. Anche se il cuore per cultura e tradizione andrebbe pavlovianamente da quella parte.

Un secondo motivo è il bonding-semel-in-anno, assurdo se solo leggete le cronache degli ultimi anni, che si dovrebbe stabilire il Primo Maggio fra i (gg)giovani, spesso disoccupati, spesso del Sud (ci arriveremo), e quest’accolita di vecchioni difensori dei pensionati. Perché, di grazia, i giovani e il sindacato dovrebbero trovarsi d’accordo su qualcosa nell’Italia di oggi? Qualcosa a parte Caparezza, intendo.

Il terzo motivo è che sono davvero vecchio. E che proprio non li reggo sti giovinetti autoconvocati a Roma, sudati e treniformi, che scendono dai paeselli per il grande evento che, forse è grande, ma è tutt’altro che un evento… L’unico pregio del concertone da questo punto di vista è che è gratis, ma in concerti veri sono altri, gli artisti veri sono (in massima parte) altri e, in entrambi i  casi, tocca pagare (bellezza!).

Il quarto motivo è la scena musicale italiana attuale (in realtà è la stessa da decenni) che è deprimente a dire poco e che è dominata da personaggi, spesso tutt’altro che giovani ed emergenti, che stanno a bagnomaria in questa notorietà sudata da-concertone-del-primo-maggio, alcuni in modo costante (tipo Caparezza), altri in modo saltuario e ricicciante (tipo Raìs & co., che non mi piacevano nemmeno negli anni dell’impegno).

Il quinto motivo  è un po’ la sintesi di tutti precedenti e sono le dichiarazioni che i (gg)giovani rilasciano ai telegiornali che li intervistano, tutti sudaticci sul prato, in cui pontificano sul non poter “avere un futuro”, “avere un lavoro”, “farsi una famiglia”. Bene… Finché uno guarda le statistiche potrebbe anche pensare che hanno ragione, ma poi basta vederli e sentirli parlare per pensare che “una famiglia” è anche meglio se non ce l’hanno e “un lavoro” non glielo darebbe nessuno sano di mente.

Sì, lo so. Sono vecchio, me lo dico da solo e non da oggi.

(*) Tipo, “Come mai? Come mai? Sempre in culo agli operai?” scandito il più delle volte da soggetti che non hanno mai fatto gli operai in vita loro? O “Lotta dura senza paura“, quando lo strumento principale di lotta, lo sciopero, è spuntato da tempo nella sua funzione primaria di interruzione della produzione e quindi danno al “padrone”?

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