Il colpo d’ala dell’anatra zoppa

Mi domandava domenica scorsa Bnb nell’auricolare del casco mentre stavamo andando al mare: “Ma qual è lo spessore di politico di un Angelino Alfano?“, come a dire che il ruolo di segretario politico del più grande partito d’Italia sia stato affidato a uno dei tanti carneadi che lo affollano.

Che la classe politica espressa dal PdL in questi anni risvegliasse istinti sepolti in qualche pezzo del DNA, più specificamente quello che spinge i babbuini a tirarsi la merda l’uno con l’altro, non è una gran notizia. Ma quello che sta succedendo in questi giorni di sconfitta è una puntata di Quark che fa storia a sé.

Per esempio. So che sto per dire una cosa pesante, ma a me Ferrara piace. Non quello che dice, che o sono cazzate o sono furbate, ma mi piace il personaggio. Quest’aria da burattinaio, da mangiafuoco di Pinocchio, da quello che la sa sempre più lunga di quelli che gli stanno intorno (e ci vuole poco), questo essere innovatore iconoclasta e controcorrente in un ambiente di soldatini di piombo terrorizzati dall’incombente purga berlusconiana se dicono qualcosa di troppo. E poi (lo dico) mi dà l’idea del romano che sente di essere migliore della marmaglia nordica che lo circonda e non perde un’occasione per farglielo notare e pesare (anche se, come spesso accade, gli altri non se ne accorgono e registrano solo un confuso fastidio verso i romani).

Ma, nonostante ciò, la campagna de Il Foglio sull’ormai leggendario “colpo d’ala” che Silvione dovrebbe essere capace di dare per rimettersi in sella e cavalcare verso nuove e luminose mete (scusa, nonna, se ti cito) fra ali di folla in visibilio, per gli amanti del genere, fa davvero tenerezza. Qui, il colpo d’ala lo dovrebbe dare uno che più spompato, disorientato e impaurito (terrorizzato) non si potrebbe, il tutto con l’aiuto dell’Armata Brancaleone che si è sempre portato appresso e che negli anni si è auto-selezionata al ribasso. Insomma, mission impossible, anche per un romano. 🙂

La convention di ieri al Teatro Capranica, location molto romana (aridaje), è stata l’ultima martellata sulle palle in ordine di tempo. Dopotutto, come si può chiedere a quel pubblico anziano che era in platea di fare autocritica, di uscire con un solo sforzo politico (!) ed intellettuale (!!) da 20 anni di torpore ideale, senza nemmeno metterci una tettona, un cielo azzurro di cartone o una musichetta da deficienti?

Un’altra cosa a suo modo gloriosa nella sua inanità è questo affollarsi come termiti ubriache intorno alla forma del Partito. Facciamo le primarie! Poi, un momento dopo, in un modo che più verticistico non si può, il Nostro nomina Alfano come Segretario Politico, carica che mi sa che non aveva nemmeno il PCUS.

Ma quale partito poi? Il PdL non è mai stato un partito, al massimo un tondolino sulla scheda elettorale, il cui unico scopo era fare in modo che, votando B., questo riuscisse a portarsi in parlamento il maggior numero possibile di yes-men. Il partito semmai serviva a reclutare hostess, a organizzare torpedoni di vecchi, a cantare musichette sceme. Come se, in onta alla retorica sul cesarismo e il teatrino della politica, come scrive giustamente Menichini, fosse il partito e le sue forme la radice del problema fra Berlusconi e gli italiani.

E poi, in finale, questo benedetto “spirito del ’94” era davvero diverso da quello che abbiamo visto negli anni e stiamo ancora vedendo? Non si parla sempre alla parte peggiore del paese? Non si promettono ancora cose mirabolanti per poi fare (quando va bene) le nozze con i fichi secchi? Non si cavalcano le paure di tutto e di tutti del popolino? Non si guarda sempre con sospetto e con ferocia lo straniero? Non si continua a coltivare amicizie pericolose, allora ereditate dal passato, ora finalmente gestite in proprio? Non si spingono gli Italiani a votare per convenienza e non per il bene comune? Non c’è un’insofferenza verso le regole del vivere civile, la Costituzione, la Giustizia, tale e quale ad allora?

Allora, facevano schifo e paura tanto quanto adesso. La novità è che adesso fanno anche ridere… Se si è ottimisti, fanno pure un po’ pena, se si è pessimisti (e si conosce un po’ la storia d’Italia) fanno ancora più paura.

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