Bella, Michè…

C’è questa bella intervista di Fabio Chiusi a Michele Serra su Lettera43. Vi consiglio di leggerla tutta e di notare, come ho fatto io, che nel 2011 pensare cose di sinistra, non solo è ancora possibile, ma è anche relativamente facile.

Ci sono però due o tre passaggi che, affrontando un tema caro a questo blog (quello della provincia di destra e della città di sinistra), vi metto qui sotto.

D. Tra tutte le critiche mosse alla sinistra, qual è quella che coglie più nel segno?
R. Nella polemica spesso caricaturale contro i radical-chic c’è un elemento di verità sociale. E cioè che i ceti colti nel mondo sono prevalentemente democratici, di sinistra mentre quelli meno colti, paesani e provinciali, sono prevalentemente di destra.
D. Cosa significa?
R. Che se in tutto il mondo a scegliere il governo nazionale fossero solo le grandi città, la destra non governerebbe in nessun Paese. Il dualismo città-campagna è antico come la civiltà occidentale ed è buffo come si riproduca. Parigi è rivoluzionaria, la Vandea reazionaria. Torino è di sinistra e il Piemonte ha votato Roberto Cota, la Lega.

E ancora

D. Lo sta diventando [una colpa essere colti]?
R. C’è questa tendenza, molto canagliesca, di ridicolizzare la cultura. È uno dei grandi segni della vittoria politico-culturale della destra negli ultimi 20 anni. Una volta, l’ignoranza era una cosa di cui ci si vergognava. Adesso è da rivendicare e sbattere in faccia ai ‘fighetti’ che hanno studiato.
D. Sembra che premi.
R. Certo. Poi la famosa frase di Don Milani ai suoi ragazzi, «Il padrone è padrone perché conosce 3 mila parole e tu sei operaio perché ne conosci 500», è stata ribaltata dalla storia. Ormai, il padrone conosce tranquillamente 500 parole.

Infine

D. Come si fa [a costruire una nuova classe dirigente]?
R. Nel caso di Giuliano Pisapia a Milano è quasi accaduto che una specie di nuova élite diffusa, movimentista, giovanile, ‘internettara’ si sia organizzata e abbia trovato un modo di propaganda politica molto convincente. Sarei felicissimo di sapere che da lì, da questo nuovo civismo e non più dalla fabbrica, sta nascendo una élite alternativa che possa «bombardare il quartier generale e mandare tutti a casa». E poi però fare di meglio. Anche se non ho ancora capito se è al governo di Milano oppure ci sono sempre i soliti, vecchi partiti. […]

D. Altre caratteristiche di un futuro leader?
R. Serve un uomo capace di andare oltre le voci dissonanti e stabilire alleanze anche insolite. Pisapia a Milano è stato quello: capace di farsi votare dai centri sociali e dal borghese del centro storico che magari è stufo di sentire Matteo Salvini insolentire gli immigrati. Dimostrando che ormai anche al Nord non ne può più della Lega e della secessione.

Sono d’accordo su tutto e mi fa piacere notare che ne avevo anche scritto più volte in passato (qui, qui e qui, ma ce ne sono altri), ma io trovo che fra il primo brano citato e l’ultimo ci sia una implicita dimostrazione della verità di quanto detto e, allo stesso tempo, dell’impossibilità del tutto…

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