Di fattacci e becerume

Sarà il weekend, sarà che c’ho un po’ di tempo libero, sarà anche la cronaca che ci mette del suo, ma da qualche giorno ho ripreso la (mal)sana abitudine di frequentare pagine Facebook note e meno note, il cui denominatore comune è il becerume e, benché qualche anima bella si ostini a non voler vedere l’evidente correlazione fra le due cose, l’abisso di ignoranza dei frequentatori.

Per fugare ogni dubbio, qui per “ignoranza” si intende, non solo la non-conoscenza dei fatti e dei contesti di cui si parla e in cui si conduce una grama esistenza, ma proprio l’ignoranza crassa: il non sapere e non voler sapere nulla, il considerare tempo perso leggere un libro o un giornale degno di questo nome, il non conoscere una lingua straniera qualsiasi (e addossare la colpa dell’italiano traballante al T9), il non saper coniugare il verbo (h)avere, il professare un approccio neo-dada alla punteggiatura, il credere a “fonti” ridicole, l’aver studiato all’Università dalla Strada, il postare, tra una notizia falsa e l’altra, foto di gatti, cani, tramonti, Minions che augurano Buongiornissimooooo! e procioni che stanno a rota di Kaffeeeeè!!!

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Grammatica a parte, su cui sono tutti creativi in modo diverso, i temi sono sempre gli stessi: gli immigrati, gli italiani “dimenticati” (che vivono in macchina o si suicidano direttamente), la Boldrini amica (quando le va bene) dei muSSulmani, la Kienge che è “un orango” (ma non lo dico perché sono razzista, ma perché dice cose idiote), le neo sindache che fanno piazza pulita di tutto e Renzi che “non è stato eletto” e deve dimettersi subito…

Tutti questi temi si specchiano e si contaminano l’uno con l’altro in un patois sgrammaticato, astioso e pavlovianamente irascibile, dove si risponde a critiche costruttive dando genericamente del “PDiota”, si pensa di saperla lunga (ultimamente, per dire, si è scoperta la fede PD anche di Buffon 88 e di Marcello Lippi), si tirano in ballo madri, sorelle e compagne di chi scrive cose che non ci piacciono, si va in infinite loop con figure come Papa Francesco, che, sì, non è muSSulmano, anzi è proprio cattolico, ma difende i migranti e bacchetta chi ama troppo cani e gatti (e quindi forse frequenta le stesse pagine che frequento io…)

Partiamo da Fermo, dall’uccisione del povero Emmanuel da parte di uno stronzo-fascista-razzista-ultrà della Fermana (in rigoroso ordine crescente di imperdonabilità). Sia sul fatto in sé sia sulla presenza di membri delle Istituzioni al suo funerale. I beceri, vabbè… Ce li aspettavamo: “Scimmie!“, “E ai morti italiani non ci pensa nessuno!“, “E’ colpa loro!“, “io non sono razzista, è lui che era negro!“… Insomma, Salvini 101.

Poi però ci sono quelli che dicono che l’immigrazione è una “causa” (ma non una “giustificazione”) di quello che è accaduto. Io penso che la novità di questo tempo non sia l’omicidio di un nero da parte di un fascista qualunque, che è qualcosa che c’è sempre stato ed è forse anche fisiologico in una società fascista e ignorante come quella italiana. Il motivo per cui bisogna incazzarsi (ancora) di più, e non di meno, oggi è che il fascista, che, ripeto, c’è sempre stato e ormai fa parte del paesaggio, ha bisogno di qualcuno che gli dica che la causa non è la sua “personale” ignoranza (violenza, inadeguatezza, ecc.), ma qualcos’altro. In questa situazione fornire una narrazione di una “causa esterna” equivale a fornire una giustificazione.

Sui funerali, invece, penso sia necessario riconoscere al nostro attuale governo, di cui sono tutt’altro che un sostenitore, e alla maggioranza (spesso Alfano compreso, pensa te) che su questi temi, così divisivi e così facilmente strumentalizzati dai populismi, stanno mantenendo un punto di rara coerenza e civiltà. (Senza trascurare di notare che, mentre le destre conclamate hanno gioco facile e fanno il loro sporco, solito lavoro, il M5S, che qualcuno ancora vede come forza progressista, fa il pesce in barile e non prende posizione su nulla che possa togliergli voti.)

Saltando di palo in frasca, ma nemmeno tanto, ho ascoltato il podcast di una puntata della trasmissione radiofonica “Tutta la città ne parla” in cui si discuteva del recupero del relitto (e delle centinaia di corpi in esso contenuti) del peschereccio naufragato nell’aprile 2015 nel Canale di Sicilia. In studio si ragionava di pietas e di immigrazione, da casa fioccavano messaggi ombrosi ed accigliati sul quanto “ci” costa un’operazione del genere, chi l’ha autorizzata, perché non si pensa prima agli italiani vivi che ai migranti morti, ecc.

Niente di particolarmente originale, né da una parte, nè dall’altra (se non che il partito della pietas era tutto “dentro” la trasmissione e il becerume, stavolta declinato in salsa pauperistico-contabile, per una volta tutto “fuori”). Però, c’è stata una nota di un ascoltatore che mi ha molto colpito, di cui non riesco a trovare il verbatim, ma che vi riassumo.

Giustamente e ovviamente, un professore ospite ricordava le nostre (vere) radici e introduceva il tema della pietas per i morti citando l’Antigone di Sofocle, poco dopo un ascoltatore fotografava lo spirito del tempo, dicendo (più o meno): “Non avete capito che se parlate di migranti e di Antigone insieme, date un argomento in più al becero là fuori? Antigone non solo non gli farà cambiare idea sul razzismo e sui migranti, ma lo farà sentire culturalmente inadeguato e probabilmente ancora più becero e incazzato?

Drammaticamente vero.

 

 

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