Bambini venite parvulos

Family day
Non entro nel merito perché non mi va di sparare sulla Croce Rossa. Ma una considerazione al volo su preti, papi e pedofilia la voglio fare.

Ho l’impressione che a noi, in questo paese a monocultura cattolica, allineato, coperto e baciapile quant’altri mai, non ce la stiano raccontando tutta. O meglio, proprio in virtù dell’univocità del nostro humus culturale e dalla povertà del nostro accesso all’informazione, non la stiamo capendo tutta.

In Italia, se parli di chiesa e di religione, parli di chiesa e di religione cattolica. Siamo 58 milioni e tutti praticamente abbiamo avuto a che fare con uno o più preti nel corso della nostra esistenza. A causa della monocultura, da noi (anche tra i laici, atei e mangiapreti come me) attecchisce facilmente il discorso che stanno ripetendo in questi giorni, cioè che “i preti pedofili sono mele marce e ci sono una moltitudine di preti che svolgono correttamente il loro ministero“. O, con licenza parlando, sono in netta maggioranza quelli interessati al gregge rispetto a quelli inclini alla pecorella.
Insomma, il prete per noi è una figura presente e, se non abbiamo avuto la sfortuna di incappare in uno pedofilo, ci viene facile concordare con la posizione ufficiale.

Tuttavia, nel resto del mondo (tranne forse in Polonia e in Irlanda, dove comunque hanno in questo momento altri cazzi) non è affatto così. Ci sono intere comunità in cui il prete cattolico è qualcosa di “altro” con cui quasi nessuno ha mai avuto a che fare e sulla cui figura ci vuole ben poco a generalizzare. Altrove, infatti, la chiesa cattolica è in continua lotta con altre confessioni, ugualmente valide, ugualmente radicate e ugualmente agguerrite. Il cattolicesimo romano, più o meno apertis verbis, professa continuamente la sua superiorità mediante un ecumenismo mondiale, un “ficcare il naso” in ogni faccenda e in ogni bega geo-politica, mediante una voce e un frontman con cui bisogna fare i conti. A livello globale, questo relega tutte le altre confessioni a ruolo di parente povero, un po’ “due camere e cucina” contro lo sfarzo e il ruolo globale del papato.

Kentucky Neighborhood ©Andrea Pugiotto

Kentucky Neighborhood
©Andrea Pugiotto

Quando si scende nelle strade, nelle periferie, nelle parrocchie del villaggio globale, tuttavia, di questo ecumenismo fighetto il prete cattolico non sa che farsene, perché si trova ad essere solo uno dei tanti “ministri” in competizione fra loro. Nelle varie realtà locali dell’Occidente, non è come da noi che ci sono i cattolici che frequentano il prete (cattolico) e gli atei/agnostici che vivono e lasciano vivere: ci sono interi settori della comunità che hanno l’imperativo morale e anche la convenienza materiale di dimostrare e manifestare di essere migliori dei cattolici. Questo avviene già in condizioni normali, figuriamoci adesso che qualche (qualche?) vescovo incontinente ha servito loro questo assist su un piatto d’argento.
Non direi che il problema della Chiesa siano il New York Times o altri organi di stampa che stanno martellando sull’argomento, il problema sono le orecchie e le realtà a cui questi giornali parlano, che sono molto diverse dalle nostre.

Quindi, mentre noi in Italia discutiamo sulle cause dello scandalo (Ma sono pedofili o no? Quanti sono? Dalli al pedofilo!!), nel resto del mondo, dove si trova in una posizione molto più debole e minoritaria (e dove, diciamolo, l’informazione fa il suo lavoro), la Chiesa potrebbe già stare vivendo l’effetto di questa crisi. E questo, figura di merda a parte, è un danno d’immagine senza precedenti.

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