Baffone an der Isar

If only one man dies […], that is a tragedy. If millions die, that’s only statistics.

Josip Stalin (a.k.a. Baffone)

Inizio un po’ provocatoriamente con questa citazione perché ho l’impressione che, nel vortice di morti, quarantene, moduli che cambiano, mezze calzette che fanno i PdC, runner, droni, ecc. si stiano perdendo di vista alcuni punti fondamentali.

L’epidemia non è una malattia, ma è un fenomeno sociale che non si esaurisce nei suoi aspetti clinici. Proprio per questo è bene ribadire che i fenomeni sociali non li gestiscono i medici, benché eroi, ma li gestiscono i politici, gli organizzatori e, neanche troppo indirettamente, chi procura loro i dati per decidere. Quindi, ribaltando subito quello che diceva poro Baffone, salvare le singole vite umane è importante e fondamentale (e lasciamolo fare ai medici), ma salvarci tutti, minimizzare il danno, uscirne vivi come comunità è un fatto di numeri, di dati e capacità di capirli ed usarli.

Purtroppo un po’ per difficoltà oggettive, un po’ per atavici deficit culturali, in Italia i dati sono stati presi alla cazzo di cane a partire dal giorno uno dell’epidemia e dopo quasi due mesi, nulla pare  si stia facendo per raddrizzare questo stato di cose. Le messe (laiche?) delle 18 servono solo a snocciolare numeri a caso e, soprattutto, a far sapere quanti morti ci sono stati… Perché alla fine, da buon paese cattolico e vittimista, tutto gira intorno a quel dato.

Noi abbiamo avuto più morti, quindi ne sappiamo più degli altri, su cosa è giusto e cosa è sbagliato.

Noi non possiamo riprendere a lavorare perché abbiamo troppi morti.

Noi dobbiamo fare il lockdown duro con i droni e i militari per le strade perché siamo fasc perché abbiamo troppi morti.

Noi abbiamo più morti, quindi gli altri ci devono aiutare.

Noi abbiamo avuto più morti quindi siamo quelli che stanno gestendo meglio la situazione (questa è un filo controfattuale, ma tant’è)

A me pare evidente che in Italia si siano gestite male alcune situazioni piuttosto ben localizzate e questo ha portato ad avere la regione più popolosa e avanzata, tecnicamente “fuori controllo”. Ora, al netto delle discussioni sul valore della vita umana, si potrebbe cominciare a ragionare di situazioni “naturali” e di situazioni “colpose”: è vero che i morti sono tutti uguali, ma non sono stati tutti uccisi dalla stessa cosa. In altre parole, io contesto il ragionamento per cui in Italia i dati sono presi alla cazzo di cane, però i numeri che vengono fuori dai conti italiani, debbano essere il benchmark con cui confrontare l’onestà della raccolta dati altrui e l’adeguatezza della risposta al contagio.

Nel dato aggregato italiano, ci sono regioni virtuose e regioni criminali, si considerano guariti persone dimesse dagli ospedali ancora molto infette, non si contano i molti che muoiono in casa mai tamponati da nessuno, ma si considerano morti di COVID persone che, con tutto il rispetto, avevano già un piede nella fossa. 250 morti tra i pazienti di un ospedale o di un ospizio per lungodegenti – ancora, CON TUTTO IL RISPETTO – non possono essere considerati, quando si vanno a decidere le policy da adottare, equivalenti a 250 morti qualsiasi nella popolazione.

Se in Lombardia, il virus ha falcidiato, in maggioranza, persone vulnerabili, il policy-maker (non l’epidemiologo) non deve preoccuparsi “dell’epidemia”, ma di due cose ben definite e distinte:

  • a) cosa è accaduto e come facciamo a non farlo ripetere? Come possiamo proteggere questi soggetti vulnerabili, visto che il virus è qui per restare (anche se tanta gente è davvero convinta che stando a casa passi tutto)?
  • b) ma soprattutto, come faccio a trovare dati depurati da situazioni di evidente mala-gestione?

A me sembra che al punto a) in Italia si sia risposto col solito riflesso manettaro, che, benché condivisibile (bastava guardarli in faccia, anche prima dell’epidemia), non mette certo in sicurezza i vecchietti superstiti. Mentre per il punto b) non si sta facendo proprio nulla, non entra nemmeno nel dibattito mainstream. Rimane pertanto misterioso come si faccia ad affrontare, prima o poi, la fase due alla cieca. Ma andiamo avanti.

Visto che il complesso d’inferiorità scorre sempre forte quando ci sono i tedeschi di mezzo, va molto di moda affermare che I tedeschi barino nei conteggi. Premesso che non ci sono fonti attendibili che lo attestino, la conseguenza logica (vabbè, la logica è un’altra cosa a cui si è abbastanza allergici) sarebbe che i quasi 4000 morti avuti finora in Germania erano tutte persone sanissime, prive di patologie pregresse, ma solo molto sfigate… Sarebbe piuttosto preoccupante, non trovate? Forse ancora più del numero abnorme di morti italiani.

Piccolo inciso perché, visto che “non ce lo dicono”, leggere i giornali è importante. Qui a Monaco i morti sono stati circa 99 finora (prima o seconda città della Germania): i giornali locali almeno fino a qualche giorno fa (mo, mi sa che si sono stufati e hanno smesso) davano notizia praticamente di ogni morte “per Corona” e in tutti i casi (o almeno non ricordo casi diversi) dicevano che c’erano anche patologie pregresse (Vorerkrankungen).

Piuttosto che pensare ai complotti dei tedeschi cattivi, non è forse molto più semplice rilevare che in Italia e, in forma limitata in altri paesi, ci sono stati focolai negli ospedali e nelle case di riposo (cosa che pesa tantissimo in termini numerici)? Anche su questo i tedeschi barano? Gli sono scappati 10 ospedali e 50 case di riposo, ma lo tengono segreto e non ce lo dicono (e magari deportano in segreto i familiari delle vittime)?

Ma se fosse solo organizzazione, previdenza, senso civico e, per i più superstiziosi/invidiosi, “fortuna”? Altro piccolo inciso: un mio conoscente è direttore della cucina di un grande ospedale qui a Monaco. Loro sono in assetto di guerra (virtuale, perché il sistema tiene) dai primi di febbraio, con protocolli, corsi di formazione, tamponi periodici e accorgimenti al limite del ridicolo. Ci ha anche detto – nota di colore – che sono stati contenti quando sono arrivati i primi malati ai primi di marzo, perché molti stavano un po’ mollando l’attenzione causa assenza di materia prima (al lupo, al lupo effect).

Ma di base, basterebbe il buon senso: nascondere i morti, oltre ad essere complicato logisticamente (ma si sa che questo non ferma i complottisti, solo gli ingegneri), avrebbe anche poco senso: perché anche se li conti diversamente, vuol dire che il virus gira liberamente, quindi gli effetti sulla società sarebbero molto simili… E, davvero, qui non è così; e sì che la Baviera è tra i Länder più restrittivi…

Monaco di Baviera 18.04.2020 – Si rispetta il distanziamento sociale e si prende il sole sull’isar durante il lockdown

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