Backfire

Avevo già raccontato più volte tempo fa di come rimasi colpito dall’inadeguatezza di Charlton Heston alla fine di Bowling for Columbine. Lì Charlton era un personaggio pubblico, frontman di un’organizzazione potente quanto controversa, e Michael Moore – bastardo quanto vi pare – gli stava ponendo domande su quello che sarebbe dovuto essere l’ABC del suo ruolo; eppure, scena muta, balbettii, frasi che gli si potevano ritorcere facilmente contro. Rilevavo, allora, che in Italia, almeno a un certo livello, una cosa del genere non sarebbe mai potuta succedere. Qui da noi, i personaggi pubblici, soprattutto quelli che hanno qualcosa da nascondere, sono innanzitutto degli ottimi polemisti: è difficile metterli in difficoltà, hanno sempre una risposta pronta e preparata (al punto da sembrare convincente se non gli si dedica una seconda riflessione) e, alle brutte, sono bravissimi a buttarla in caciara.

Non so se il tutto dipenda da una maggiore familiarità italica con la menzogna, da un diverso modo di vivere certi ruoli e certe idee controverse o da una maggiore paraculaggine dei nostri politici, ma rimane che, nella stessa America  che ha inventato la politica televisiva e gli spin doctor, succedano ogni tanto delle cose che non ti aspetti.

L’ultima in ordine di tempo (e la scintilla all’origine di questo post) è il pasticciaccio dell’apparizione di Clint Eastwood (qui un resoconto sul Il Post) alla convention repubblicana di Tampa.

Ma dico?… Ti stai giocando la presidenza degli Stati Uniti, giochi in casa perché è la tua convention, e che fai? Mandi allo sbaraglio un vecchio ottantaduenne, senza uno script, senza nessun precedente del genere e con un nome capace di oscurare (meritatamente) il tuo? Anche se Clint avesse fatto un discorso vagamente migliore di quello che ha fatto, credo che  il beneficio che Moffola Romney ne avrebbe ricavato sarebbe stato comunque molto marginale. In altre parole, è stato un rischio che ha(nno) voluto correre senza alcuna contropartita. E gli ha detto male. Anche se Clint si è rivelato a tratti finanche condivisibile, era sempre decisamente troppo moderato per infiammare i cuori repubblicani, avvezzi a ben altri trombonismi, e allo stesso tempo ha prestato il suo fianco e quello dei Repubblicani, a frizzi e lazzi mediatici e telematici di sucatiana memoria.

Mi piace pensare che il vecchio Clint sia una scheggia impazzita in un sistema marcio come i due commenti qui sotto sembrano auspicare, ma non so se è così o è solo, ancora una volta, inadeguatezza.

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2 pensieri su “Backfire

  1. Jedan58No Gravatar

    Quando qualcuno nella pratica e vuoi anche nell’immaginario collettivo ha fatto e fa da decenni “un altro mestiere” non dovrebbe né farsi coinvolgere né apparire a fianco di chi fa “politica” e dovrebbe persino astenersi dall’esprimere opinioni politiche pubblicamente.
    E se questo per me vale anche per Benigni…figuriamoci per Grillo (anche se ad onor del vero forse Grillo fa politica da sempre, altro che satira).

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