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Baffone an der Isar

If only one man dies […], that is a tragedy. If millions die, that’s only statistics.

Josip Stalin (a.k.a. Baffone)

Inizio un po’ provocatoriamente con questa citazione perché ho l’impressione che, nel vortice di morti, quarantene, moduli che cambiano, mezze calzette che fanno i PdC, runner, droni, ecc. si stiano perdendo di vista alcuni punti fondamentali.

L’epidemia non è una malattia, ma è un fenomeno sociale che non si esaurisce nei suoi aspetti clinici. Proprio per questo è bene ribadire che i fenomeni sociali non li gestiscono i medici, benché eroi, ma li gestiscono i politici, gli organizzatori e, neanche troppo indirettamente, chi procura loro i dati per decidere. Quindi, ribaltando subito quello che diceva poro Baffone, salvare le singole vite umane è importante e fondamentale (e lasciamolo fare ai medici), ma salvarci tutti, minimizzare il danno, uscirne vivi come comunità è un fatto di numeri, di dati e capacità di capirli ed usarli. read more

Pensieri sparsi sulla pandemia (finora)

Il bello di vedere le cose succedere a rallentatore e che puoi fare delle riflessioni su quello che accade e aggiustarle piano piano fino a che ti (quasi) convincono. Io, questa epid pandemia, per motivi che non sto a dirvi è dai primi di gennaio che la sto seguendo, praticamente da appena la notizia è arrivata dalla Cina. Quando ancora si pensava, arditamente, che venisse trasmessa all’uomo da un serpente o da un pesce (con un quadruplo salto raggruppato di specie). Sono tecnicamente pensieri sparsi, ma, a mio avviso, messi uno vicino all’altro, ne esce un quadro piuttosto coerente. read more

Pensieri sparsi su Burioni e il burionismo

Scrivevo tempo fa che l’antivaccinismo, per quanto deteriore, non può non evocare in alcune sue componenti e alcune sue orecchiate sentenze una certa sinistra d’altri tempi, a metà fra le fregnacce new-age e il sospetto a prescindere verso qualsiasi struttura più organizzata di lei (sia essa Big Pharma o un club di Forza Italia). Io c’ero fra loro e io me li ricordo: all’epoca stavamo parecchio avanti rispetto al resto del paese e quindi, oltre a tirarcela (tanto per cambiare), ritenevamo inconsapevolmente opportuno chiudere un occhio su certe approssimazioni di giudizio. read more

Discorso sul metodo

L’immortale scena del Marchese del Grillo è spesso evocata quando si parla di persone presuntuose e superbe. (Apro subito parentesi: il superbo se la tira, ma ha oggettivamente i numeri per farlo, il presuntuoso se la tira pure lui e soltanto “presume” di averli: c’è quindi una certa differenza fra i due, ma sorvoliamo). E’ un fatto che sia i presuntuosi, a ragione, sia i superbi, con meno ragione, sono mal sopportati dai più e oggetto di dileggio indiscriminato da quando la mediocrità è al potere.

Si comincia parlando di “professoroni”, “maestrine”, “lezioncine”, si prosegue con la “boria”, la “spocchia” e la “saccenza” e poi arrivare al radical-chic e al buonista è un attimo. Eppure, rianalizzando le parole del Marchese, il problema di tutta la faccenda non è quanto “io so’ io“, ma quanto voi (alcuni di voi, ci siamo capiti) “nun siete un cazzo“. La gente si adombra per la superbia altrui, ma il gap cognitivo, in tutte le discussioni in cui si addita qualcuno per la sua “saccenza”, è reale il 99% delle volte. Ed è su quello – non foss’altro perché è un problema che investe molte più persone della superbia del singolo – che bisognerebbe porre l’attenzione.

Anticorpi

E’ quasi un anno che non scrivo. L’ultimo post è del 5 ottobre 2017. Nel frattempo, mi sono sposato, ho cambiato radicalmente lavoro e mi sono trasferito con moglie e figlia in Germania. Potrei dirvi che non ho scritto perché avevo da fare, e in parte è pure vero, ma di base non riesco a trovare la tranquillità mentale per mettermi a scrivere. Il fatto di avere quasi sempre davanti un PC con l’orrenda tastiera tedesca e una bambina piuttosto vivace che scorrazza per casa, non aiutano.

Nel frattempo, dicevamo, sono successe altre cose. L’Italia ha deciso di consegnarsi mani e piedi alle due forze politiche più grette, becere e cialtronesche dell’emisfero. E pare pure che le piaccia, all’Italia, dico…

Proud to be

Volevo parlare di questo di cui vi sto per parlare da parecchio tempo, almeno, direi, dai tempi magici dell’Albania. L’occasione per rimettere mano a questo vecchio blog, così tanto trascurato (*), me l’ha data la triste storia di Katia, la direttrice di banca di Castiglione delle Stiviere (dove per altro era ambientato il mio libro di Narrativa della seconda media, ne avevo pure parlato qui).

In un passato non troppo remoto ho lavorato per una multinazionale. Non direttamente, per carità, no. La mia azienda di allora era una dimenticata filiale di questa mostruosità globale che misteriosamente non era ancora stata dismessa, benché ce ne fosse più di un motivo. Non ultimo, il fatto che la Multinazionale faceva un lavoro e noi ne facevamo un altro. Non ho mai capito se ciò fosse dovuto alla cecità del gigante, alla furbizia del nano o a impicci comuni.