Ancora su Facebook

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Il lupo (solitario) perde il pelo, ma non il vizio, visto che se ne era già parlato qui, in  un post che fece epoca.

Mi sono riaccostato a Facebook, pur rimanendone sempre a debita distanza, per due motivi.
Il primo è che tutti i miei amici stretti, uno a uno, ci sono caduti dentro e quindi ne cominciano a parlare con frequenza e con l’entusiasmo dei neofiti. Contenti loro…
Il secondo motivo è che, al lavoro (tema sul quale, come sapete, non voglio mai dilungarmi più di tanto) qualche anima bella ha pensato di aprire un (altro) gruppo Facebook per dare nuova linfa ad un processo aziendale un po’ stagnante.

Ed è da questo secondo fatto che nascono queste nuove riflessioni.
La pagina ha avuto successo, non tanto nel rivitalizzare il processo in crisi (almeno finora), ma nel fungere da polo di attrazione per moltissime persone potenzialmente interessate all’azienda dove lavoro e al suo “mondo”. Questo era il primo obiettivo e quindi siamo tutti contenti.
Il nucleo iniziale di questi numerosi utenti sono miei colleghi o comunque persone che a vario titolo gravitano intorno alla nostra azienda e che quindi in qualche modo conosco.
Ho gli accessi a questa pagina (che è a tutti gli effetti un utente che è “amico” di tutti gli altri) e, in un weekend di afa, condizionatore, gelato e tour-de-france, mi sono fatto un giro sulle pagine dei pochi per i quali ha senso mettere in relazione la vita reale con la vita virtuale.

Ebbene. La gente su Facebook si autolimita. Ma di brutto (brutto brutto).
In nessun caso, la pagina Facebook dà la misura di che cosa stia facendo l’utente in questo specifico periodo della sua vita.
Vediamo quindi che si fa.

Si postano un po’ di foto (generalmente per far vedere che si è andati al mare il weekend) e qualche altra foto inutile.
In queste foto, paradossalmente, è più interessante vedere chi non c’è piuttosto che chi c’è, perché mentre l’amore/amicizia su FB è a buon mercato, l’odio specularmente non lo è: quindi, se NON sei amico di qualcuno che conosci ed che è anche lui su FB, deve esserci sotto qualcosa di grosso.

Si commentano i (pochissimi) cambiamenti sulle pagine altrui con messaggi brevi e superficiali.
Notevole il caso di una, qui, che passa per una zitella inossidabile e che aveva cambiato lo stato da single a impegnata… Molti messaggi di congratulazioni, ma pare che avesse modificato per errore il profilo ed è ancora single (oltre che, da oggi, cornuta e mazziata).

Si postano richieste per i giochetti tristi che fanno tanto community, ci si iscrive a sottogruppi improbabili e, per la serie “Niente resterà impunito”, si copiaincollano pensieri altrui trovati probabilmente in qualche serbatoio di banalità all’interno dello stesso Facebook.

Insomma, un vuoto tale che fanno male le orecchie come sull’aereo.

Naturalmente, la vita reale delle persone è un filo più interessante. Niente di che di solito, ma chiunque riuscirebbe ad essere migliore di questi alterego virtuali.
Anche qui ci sarebbe una riflessione sulla riflessione. Ai tempi d’oro di internet e delle chat, ci si sforzava di apparire migliori (più intelligenti, più navigati, più colti, più profondi) di quello che si era in realtà. Ora è tutto il contrario…

Comunque, so di fidanzamenti, tresche e relazioni che assolutamente non trovano spazio sulle pagine FB degli interessati. Evidentemente ritengono che non siano cazzi del frequentatore di Facebook, ma secondo me è proprio lì il punto.

Se fai una cosa, magari anche una cosa importante, ma non ti va di farlo sapere a troppa gente, ovviamente su FB non ce lo scrivi. E’ corretto, sacrosanto e stra-legittimo. Ma rimane il problema del “se non ci scrivi quello, che ci scrivi?

Risposta e morale del post.
Cazzate, banalità e pensierini da baci perugina. E questa è l’immagine che dai, volente o nolente, di te al mondo, che per (tua) fortuna è, in massima parte, povero di spirito come te.

Di nuovo, a distanza di un anno e mezzo, no grazie.

L’immagine, ovviamente, è presa a caso e non vuole essere rappresentativa dell’utente medio, ma esemplifica la mia esperienza di questi giorni.

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