Archivio mensile:Marzo 2012

Welcome to HEL

...inizio di tramonto

L’impatto con HEL, l’aeroporto di Helsinki, me lo aspettavo un po’ diverso. Una volta fatta la tara alla diversa fisiognomica dell’umanità pascolante, alla maggiore pulizia e alla totale inaccessibilità della lingua, si vede chiaramente che l’aeroporto è nato e pensato in un tempo in cui si viaggiava in modo diverso. Essenzialmente di meno e verso meno posti.

Ci sono le vetrate sulle piste e sulle aree di parcheggio che sono sempre un evergreen, ma basta voltare le spalle ai vetri per vedere duty-free, mangiatoie e altro negoziame vario, incastrati sotto la copertura vecchietta – molto fifties a pannelli bucherellati – come una specie di favela sotto un cavalcavia. Questa espansione rinascentistica deve essere coincisa con l’apertura del rotte verso l’Asia (notate che dal ’99 ad oggi i transiti internazionali sono raddoppiati) , che ha promosso un normale scalo nordico in un hub globale al servizio del nuovo che avanza. E ovviamente si è portata con sé ettari di spazio calpestabile, la cui perdita ha trasformato un luogo piacevole e architettonicamente significativo in poco più di un angusto corridoio per il passaggio, stretto fra la favela e i micro-gate spiaccicati contro i vetri e affollati di orde mongole con mascherine e ombrelli. Fiumicino è il ground zero, qui è il ground uno, massimo due. Anzi tre: c’è il wi-fi gratis. Se no erano cazzi. read more

Raid artico

Volevo farlo da tempo, ma ho cominciato a pensarci seriamente verso Natale. Erano passati tre anni dalla sfortunata esperienza sahariana e, da un lato sentivo il bisogno di riconciliarmi con un certo tipo di turismo, dall’altro c’era la voglia di farlo strano senza rischiare la vita una seconda volta.

Sto andando in Finlandia, a Rovaniemi, capoluogo della Lapponia e residenza di Babbo Natale, per farmi tre giorni di raid in motoslitta. Da domani a mercoledì starò per boschi, canyon e laghi ghiacciati, dormendo in rifugio e cercando di non morire assiderato (sembra comunque che non dovremmo andare sotto i meno 10 e poteva andare decisamente peggio). Non ho mai guidato una motoslitta, ma dicono che sulla neve battuta sia facile – una via di mezzo tra uno scooter e un tagliaerba da 300 kg -; sulla neve fresca meno, ma comunque pare che anche a queste latitudini estreme – siamo oltre il circolo polare artico – valga il detto immortale “se sei incerto, tieni aperto“. Bisogna però dire che stavolta sono molto più positivo rispetto alla Libia; c’è curiosità, c’è eccitazione, ma non c’è quel magone, quella sensazione di aver fatto un passo troppo più lungo della gamba che fu, prima ancora dello scarso manico, il peccato originale della caduta rovinosa sulla duna con tutto quello che ne seguí. Quindi, daje! read more

C’est dimanche à l’aerogare

Vi scrivo dall’aereo. Sono sul volo per Helsinki e starò via 5-6 giorni.

A stare spesso in aeroporto, oltre ad imparare a muoversi quasi in automatico fra banchi del check-in, controlli e gate, si sviluppa una specie di sesto senso per individuare al volo e tenersi a distanza da situazioni di potenziale intoppo dovute al rincoglionimento del nostro prossimo viaggiatore. Chi si sa (e, soprattutto, si deve) muovere, compie tutte le operazioni con il pilota automatico, quasi senza pensare, con un’economia di tempo e di gesti notevole, se solo ci si facesse caso; gli altri, i viaggiatori occasionali, invece, oltre a non avere forse ben chiaro cosa il sistema-aeroporto si aspetta da loro, hanno la testa ovunque (paura/eccitazione per il volo/viaggio, ricerca del cibo o del(l’ultimo) caffè, shopping compulsivo, panico da beauty-case esplosivo o da bagaglio a mano troppo grande, ecc.), tranne che sulla prossima operazione. Ad esempio, avere presente quando, dove e quante volte serve mostrare il passaporto ed evitare quindi di riporlo sistematicamente in fondo al bagaglio. O togliersi i giubbotti con le borchie prima di passare sotto al metal detector, o meglio ancora evitare proprio di metterseli per non offendere l’occhio di chi guarda, che magari si è anche alzato presto stamattina. read more

L’ombra del contabile di un post

Era l’ultimo. Dice che poi se ne va in pensione e quindi non si poteva mancare. Poi per un momento ci si è messa di mezzo la neve e ho dovuto aspettare un altro mese. Nel frattempo, sono cambiate le complici designate ad accompagnarmi per questo ultimo, ottavo (?) concerto di Ivano Fossati. Due ore e quaranta di spettacolo vero con alcuni momenti da pelle d’oca vera (e per dirlo io…) I Treni a vapore, Carte da decifrare e Una notte in Italia su tutte…

Sparagli Piero

Nei confronti dell’India ci consideriamo noi i più forti e quindi pronti a far valere l’obsoleta consuetudine dello zaino o della bandiera (un militare risponde solo al paese di provenienza) e considerare danno collaterale la morte di due pescatori indiani disarmati e senza nessuna velleità piratesca, del resto disarmati non lo eravamo anche noi, a bordo della Toyota Corolla quella notte del 4 marzo 2005, nei confronti dei soldati americani? Se ci siamo permessi di lasciare impunita l’uccisione di Nicola Calipari perché non dovremmo farlo nei confronti di due poveri, sconosciuti pescatori indiani? read more

Un po’ di cose di politica buttate là

Non c’è niente da fare, da quando non ci sta più lui la politica ha perso quegli aspetti da documentario, quelle cose che – pecorecce o meno – si avvicinavano di più alla vocazione antropologica di questo blog. I pensieri che mi vengono in testa in questo periodo, di solito la mattina mentre mi faccio i miei kettlebell davanti a Omnibus su La7, sono flash momentanei e ben poco articolati… Praticamente  dei tweet. Ve ne metto un po’ alla rinfusa.

La rendita su cui è campato Di Pietro in questi quindici anni, che già era poca all’inizio, adesso si è proprio esaurita. Lui è ogni giorno più impresentabile, sorpassato dagli eventi come il Fatto Quotidiano e circondato da personaggi bidimensionali al limite della macchietta: ci sono macchiette-che-sbagliano, tipo Razzi e Scilipoti, e macchiette-che-non-sbagliano, tipo quelli che vanno a Omnibus. Ma soprattutto si trova a capo di un partito-bocciofila con più bandiere che iscritti e che è ormai assolutamente inadeguato a cavalcare l’indignazione becera, su cui Grillo, la FIOM, i filo-NoTAV, ognuno a suo modo, riescono a  stare più molto sul pezzo di questa banda di attempati signori. read more