The whole nine yards of indignation

Giorni fa, il mio pilota-blogger di riferimento tornava, statistiche alla mano, su quanto volare (su un aereo di linea) sia oggi enormemente più sicuro che anche solo una ventina di anni fa (e su come questo dipenda solo in piccola parte dagli avanzamenti tecnologici). Però, diceva anche poco dopo:

You almost wouldn’t know it, however, surfing the Web or clicking on the television. The media’s habit — and by media I’m referring to both commercial and social media — of overhyping even the most minor malfunction has convinced many people that accidents are in fact more common, and that flying has become more dangerous, when exactly the opposite is true.

E’ tristemente vero. Per il grande pubblico, tutto è una tragedia fino che non arriva la tragedia successiva un paio di ore dopo. E quando si tratta di tragedie non c’è grossa differenza fra chi si abbevera alla televisione e chi si abbevera sul web. Su altre cose, sì. Tipo tutto quello che è vagamente relativo alla ka$ta e al fare i conti in tasca al prossimo: su questi argomenti il web vince la gara dello sdegno facile a mani basse.

Io, trasportando l’analisi del mio pilota-blogger di riferimento nel nostro piccolo microcosmo, aggiungerei anche un altro fatto. Qui da noi (*), ci spingiamo ben oltre il puro e semplice ignorare i fatti e i ragionamenti complessi, nonostante tutto (qui e qui, un paio di begli esempi recenti). Da noi, infatti, di solito ce la si prende anche con chi tali fatti prova ad esporre più o meno pacatamente. E’ tutto un fiorire di “pennivendolo al soldo della ka$ta“, di “sarà, ma io non mi fido“, di “ma che mi vuoi venire a fare la lezione a me“, di “a me non mi freghi così facilmente, lo so dove vuoi arrivare” (ma su questo avevamo già detto, ora che ci penso, più volte, quindi non vi tedio oltre).

Comunque, non ci facciamo mancare niente.

(*) Probabilmente gli indignati di professione esistono pure a da loro, ma sicuramente se il filano di meno e non hanno il 25%.

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