Western pride

Disclaimer: questo è un post un po’ difficile. Si rischia di apparire razzisti e pieni di pregiudizi. Abbiate pazienza e cercate di guardare la luna e non il dito (che mi mangio pure le unghie).

Oggi leggevo sul Post la lista dei posti più “stellati” del mondo secondo Trip Advisor, nel senso dei posti che sono piaciuti di più ai viaggiatori a livello planetario. Beh, nel capitolo relativo alle “Migliori attrazioni internazionali” al secondo posto dietro Macchu Picchu (che già un po’ vabbè), c’è la Grande Moschea Sheikh Zayed di Abu Dhabi. Ammetto di non averla mai nemmeno sentita nominare, ma non sono un esperto di moschee, quindi fin lì potrebbe essere colpa mia. Apro Wikipedia e scopro che si tratta di un marmatrone bianco finito di costruire nel 2007. Pur non essendo un esperto di moschee, penso che davvero nel ramo si può trovare di meglio.

Però, la gente non solo va ad Abu Dhabi come nulla fosse, ma sente anche il bisogno di lasciare recensioni entusiastiche su mostruosità del genere: praticamente l’umanità tutta si è evoluta dai protozoi, ha colonizzato i continenti e ha combattuto guerre per infinità di anni, solo affinché la wisdom of the crowds di Trip Advisor potesse sancire che il traguardo più alto della nostra civiltà è questa cosa qui che probabilmente profuma ancora di cellophan.

 

Zayed

Sia chiaro io non ce l’ho con lo Sceicco Zayed, chiunque egli sia: ognuno può essere coatto ad libitum ed è fatale che un coatto coi soldi faccia coattate importanti con impatto planetario. Ce l’ho invece, a morte, con tutti gli altri. Con le mandrie di turisti planetari che pensano di essere cittadini del mondo, in virtù di un viaggio ad Abu Dhabi.

(So bene che Abu Dhabi, o altri posti simili, potrebbero essere mete antropologicamente interessanti per vedere il turbo-capitalismo all’opera, per apprezzare i mille volti della globalizzazione e, non ultimo, per farsi due risate, ma temo che questo tipo di turisti sia l’eccezione e certamente non lascia tracce entusiastiche su Trip Advisor).

In questi giorni, complice anche la folla globale e orrida che affolla gli stadi del “Mondiale dei Mondiali” (che, en passant, è una gran bella definizione del cazzo), mi sono trovato a razionalizzare il mio sentimento verso queste moltitudini di turisti/tifosi/borghesi emergenti.

Io – ormai lo sapete – ho una significativa “puzza sotto il naso” e non è la prima volta che cerco di prendere le distanze dalle manifestazioni dell’altrui cervello all’ammasso.

Stavolta però non è la solita puzza sotto il naso del ragazzetto di sinistra, di Roma, “del Giulio Cesare”, snobbetto e figlio di mamma vs. l’italiano medio, telespettatore, berlusconizzato e “funzionalmente analfabeta”. No, qui dobbiamo cambiare la scala: stavolta è la puzza sotto al naso dell’occidentale, che sarà decadente quanto volete, diversamente ricco, capitalista pentito, ineluttabilmente aggrappato al suo misero stato sociale, ma che è anche –  più o meno consapevolmente – il punto di arrivo di millenni di storia e di cultura, semplicemente impensabili (e, purtroppo, impensati) in qualsiasi altro paese wannabe-emergente.

E’ evidente che questo mio western pride lascia  il tempo che trova nel contesto attuale e che ogni giorno di più mi dovrò fare il fegato amaro assistendo al triste spettacolo di questi nuovi ricchi che non riescono a distinguere la Moschea di Zayed dal Partenone e che, se devono prendere un aereo, sono più attratti dal negozio Ferrari che dal Louvre. Ma è davvero triste dover pensare che il driver del turismo non è la sete di conoscenza, ma il completamento di quello che ti fa vedere la TV globalizzata e che quello che ti spinge dal tuo buco-di-culo-di-mondo a un altro buco-di-culo-di-mondo è solo il fatto che quest’ultimo è tempestato di diamanti.

PS: questo post è una riflessione a tavolino e prescinde dalle esperienze personali. Queste ultime, che pure ci sono nel mio ambiente professionale, giustificherebbero post e acidate ancora peggiori.

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Un commento su “Western pride”

  1. Su questo tema (e su altre cose) c’era “Il turista nudo” di Osborne che era una lettura molto gradevole… poi se ben ricordo c’entrava Dubai invece di Abu Dhabi, ma siamo lì. Lo conosci già? Non è proprio un must-read, ma ci sta.

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