Ancora su Watchmen

L’altra sera, complice la pioggia e l’anticlimax post Istanbul, mi sono rivisto Watchmen, stavolta in compagnia. Io ne avevo già parlato qui e, nel caso non ve lo ricordaste, avevo gridato al capolavoro.

Ai miei amici invece non è piaciuto, o quantomeno solo fino a un certo punto. La mattina dopo davanti aun paio di cornetti, con l’amico Bnb, abbiamo cercato di analizzare il perché di questa dissonanza e sono venuti fuori degli spunti interessanti sul filone della fiction e della fantascienza, che è un altro tema caro al blog.

Innanzitutto, conta il modo di fruizione del film. E non banalmente nella distinzione fra visione solitaria e attenta e visione collettiva e caciarona: anche in compagnia, con questa compagnia, si riesce a vedere un film in modo abbastanza serio… Non dico come al cinema, ma poco ci manca. No. Il problema è che ultimamente la visione solitaria (mia) di un film non si ferma all’aspetto artistico, ma – tablet alla mano – si arricchisce di informazioni aggiuntive, sul cast, sulla sceneggiatura e sulle curiosità relative a quello che sto vedendo. Watchmen, in particolare, mi era piaciuto perché, durante la prima visione e nella successiva redazione del post, avevo raccolto una serie di notizie che avevano augmentato la qualità dell’esperienza e costruito un contesto sia per i contenuti che per l’universo immaginario legato al film.

Questo, vi renderete conto, è un approccio alla visione molto auto-referenziale (e magari anche un po’ sfigato), che risulta molto adatto quando si vedono le serie tv, ma – ed è questo il punto – non è replicabile in una visione collettiva, sia pure con gente moderatamente invasata: insomma, io dopo una visione, un post e qualche ricerca, mi sono goduto il film molto più di loro.

Ma perché loro non se lo sono goduti appieno? Per diversi motivi.

Sebbene si parli di supereroi – un  po’ sfigati sia detto, visto che uno è praticamente onnipotente e gli altri sono solo persone normali che menano una cifra – Watchmen è un film di supereroi. E quindi la forma mentis con cui ci si avvicina la film è quella che chiameremo Iron-Man (o Spider-Man) mode. Se ci fate caso, tranne forse i Batman di Nolan, i film di Supereroi hanno uno sviluppo molto tipico: il 70% del tempo è passato in battutine sceme e/o situazioni da commedia romantica, e il 30% (che poi alla fine sono due o tre scene) sono quello che rimane ed emoziona del film: una fantasmagoria di effetti speciali in cui si spende il 95% dei soldi della produzione. Niente da dire, il format va bene e funziona.

Watchmen invece, se affrontato in Spider-Man-mode, è un po’ stressante… Perché semplicemente non molla mai. Richiede uno sforzo continuo da parte dello spettatore per capire i milioni di personaggi (e decidere quali contano e quali no), per raccapezzarsi nei continui flashback, per capire che razza di supereroi sono (risposta: non lo sono), ma anche e soprattutto per altre due cose, tutt’altro che tipiche dei film di supereroi.

La prima è una condizione necessaria per “godersi il film” ed è il seguire la storia. Perché, per quanto debole in alcuni passaggi, ci sono una storia e un intreccio abbastanza complessi e delle cose che vanno colte e capite per poi capire e cogliere le successive. Cosa ben diversa dalla trama di Spider-Man – per dire – che più o meno è la seguente:

Questo è Goblin. E’ cattivo. E’ verde. Avrà avuto un’infanzia difficile? Boh… Menamolo.

La seconda invece è una condizione sufficiente, ma che proprio in quanto “solo” sufficiente, è quella che fa realmente la differenza fra un bel film e un grande film. Capire il contesto e cogliere i riferimenti sia interni che esterni alla narrazione principale. Watchmen, come avevamo detto nell’altro post, ha il merito di inventarsi un mondo parallelo (coi dirigibili, come a Fringe!) e di non lasciarlo sullo sfondo, ma di renderlo parte integrante delle vicende dei personaggi. Per fare questo, complessità della storia a parte, il film è disseminato di una miriade di piccole cose lasciate là pronte per essere viste e colte, una volta capito bene che cosa sta succedendo. Per questo è necessaria una seconda visione…

Ammesso e non concesso che vi sia piaciuta la prima.

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