Watchmen – A Comedian died in New York

Disclaimer: questo post è un po’ nerduccio, soprattutto nella parte centrale. Non ve ne abbiate a male, ma, anche se siete laici, mi raccomando guardate il video in basso.

Venerdi sera ho visto Watchmen. Watchmen è un filmone che dura quasi tre ore e che è tratto (abbastanza liberamente, pare, almeno nel finale) da una serie di 12 albi a fumetti di Alan Moore (quello di 300 Spartans) (*). I due film sono usciti uno in fila all’altro e, temo, il successo glamour dell’uno, con tutto il corredo di testosterone, pseudo-grecismi e tartarughe addominali, ha oscurato anche la sola esistenza in vita del secondo. Almeno ai miei occhi.

Dopo averlo inseguito su Sky per mesi, finalmente una registrazione MySky è andata a buon fine e venerdì sera, senza sapere bene cosa aspettarmi me lo sono visto. Aspettative davvero poche, informazioni iniziali zero (infatti, c’ho messo un bel po’ a capire di cosa si stesse parlando), tanto che ho pensato bene di vedere prima quella puzzonata de “La regina dei castelli di carta”, ultimo della trilogia cinematografica dai libri di Stieg Larsson.

Parentesi. Possibile che con tutto quello che si dice in bene della Svezia e degli svedesi da un punto di vista estetico, non si riescano a trovare attori e attrici che siano, non dico delle fregne o dei figaccioni spaziali, ma almeno dei bellocci? Una galleria di mostri, dall’inizio alla fine. E fanno gli attori! Chiusa parentesi.

Insomma, Watchmen mi è piaciuto tantissimo. Talmente tanto che, come accade per i grandi amori, non si riesce a capire bene perché. Vi sto per buttare là un po’ di motivi, ma sappiate già che la somma delle parti non fa il tutto.

Innanzitutto, c’è la scoperta di un (altro) filone supereroistico abbastanza sconosciuto, cosa che mi fa sempre piacere. Essendo cresciuto a “pane e Marvel”, tutto ciò che non viene da quella parte per me è sempre una gradita sorpresa. Per questo se devo pensare a capolavori del genere, prima di Wolverine e di Spider Man, mi vengono in mente Sin City e Batman, specie gli ultimi due, quelli di Nolan. E da oggi mi verrà in mente anche Watchmen (300, invece, è e rimane una merda senza appello).

In secondo luogo, c’è la ricerca della coerenza tra personaggi e contesto. Dite la verità: a voi non infastidisce il fatto che l’Uomo Ragno (o, peggio, Iron Man) scorrazzino per una New York che non fa nulla per sembrare diversa da quella che è in realtà? Ora, non voglio scomodare Heisenberg, ma un “cittadino” della portata di Spidey (senza contare il relativo codazzo di super-villain che necessariamente si porta appresso) dovrebbe avere qualche effetto permanente sulla città in cui vive e opera. Il contesto insomma non può essere lo stesso di quello che viviamo tutti i giorni, con eroismi e disastri fatti dai super-qualcuno di turno appiccicati sopra come una toppa fucsia. Il tutto poi protratto attraverso decenni di edizioni di fumetti e di produzioni cinematografiche: avete inventato il personaggio? Bravi, fate uno sforzo in più e inventatevi pure il mondo in cui farlo vivere… Perché mi sembra evidente che non viviamo in un mondo di supereroi.

In (parte in) Batman, in Sin City e in Watchmen è proprio lo scenario  su cui si muovono i personaggi ad essere interessante, molto più della storia in sé, di quella dei singoli personaggi e dei poteri che si portano appresso.

In Watchmen, si tratta di un’America arrivata al 1985 terrorizzata e angosciata dalla Bomba come negli anni 50, in cui i supereroi hanno svolto per due generazioni una loro qualche funzione sociale e poi sono stati mandati “in pensione” dalla terza (!) Amministrazione Nixon… Insomma, ci sono questi personaggi a riposo e nel frattempo sta succedendo di tutto… Bisogna fare qualcosa e questa è essenzialmente la trama (poverella) del film. Ma l’ambientazione tra psicosi di massa, rivisitazione della storia americana, cultura pop e derive fumettistiche, è davvero strepitosa.

Qui veniamo all’ultima ragione di quelle che mi sono venute in mente. Pur essendo un film su supereroi (anzi su supereroi di professione), in cosa siano diversi dai comuni mortali non è molto chiaro ed è lasciato volutamente alla fantasia dello spettatore: i Watchmen menano una cifra (come Wolverine), utilizzano tecnologia apparentemente super-avanzata (come Batman), ma non si capisce bene come e in virtù di cosa li abbiano ottenuti, né, di preciso, in cosa siano diversi da voi e da me.

La storia in sé, come già detto, è poverella e ruota intorno a quello che forse è il personaggio meno riuscito, il Dr. Manhattan: una specie di Reed-Richards-che-diventa-Galactus: un ex-scienziato che diventa onnipotente a causa di un esperimento andato male. Come a dire, a chi tutto e a chi niente: gli altri, porelli, menano e muoiono, lui invece si teletrasporta, legge nel pensiero, sposta oggetti con la mente, fa esplodere amici, nemici e viet-cong praticamente con uno sguardo e, ciononostante, riesce a fare la figura del coglione in diverse occasioni…

Probabilmente toccherà rivederselo, dopo aver studiato un po’ i fumetti e la mitologia annessa, anche per cogliere spunti e situazioni che sicuramente ci sono e meriterebbero attenzione, ma intanto volevo segnalarvi due cose assolutamente da non perdere. Una è la scena in cui Silk Spectre I (la madre) fa vedere tutta orgogliosa a Silk Spectre II (la figlia) una bibbia di di Tijuana (fumetto porno anni 30) di cui è protagonista.

Ma quello che mi rimarrà a lungo di questo film sono i titoli di testa che contengono tutti i riferimenti che formano il contesto e che verranno poi sviluppati nel film, la successione per fotogrammi che fa molto anni 50, i colori, il  lettering e la fotografia molto fumettistica e una colonna sonora bellissima (e ruffianissima) che è uno dei punti di forza del film. Insomma, non ho ancora deciso se prima o dopo quelli di Fargo, i “primi 5 minuti di film” più belli… Almeno per me.

http://www.youtube.com/watch?v=14vTrFyHO94

PS: sul video qui sopra se ne potrebbero dire tante, ma leggetevi i commenti alla relativa pagina su Youtube e risparmiatemi la fatica. Vorrei però, sulla parte relativa all’assassinio di JFK (@ minuto 2.27 e seguenti) farvi notare due finezze. Che la macchina da presa passa dietro a un signore che sta riprendendo che è il Sig. Zapruder che ha ripreso il video amatoriale originale e il fatto che il cecchino (che poi è il Comedian del titolo) si trova nella posizione del “secondo” cecchino (quello, per capirci, che non è mai esistito).

E già che ci siamo, a me anche nella realtà dei fatti ha sempre inquietato tantissimo il guizzo con cui Jackie Kennedy si tuffa sul portabagagli a raccogliere il pezzo di testa di suo marito…

(*) Mi segnalano dei commenti che 300 è di Frank Miller e non di Alan Moore. Errore e vergogna, visto che, in altra vita, lo sapevo anche… A parziale scusante, vi dico che è Zack Snyder ad essere il regista sia di 300 che di Watchmen, di lì la confusione.

E comunque, quello che ho detto su 300 rimane.

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4 commenti su “Watchmen – A Comedian died in New York”

    1. Hai ragione, è Zack Snyder, il regista, sia di 300 sia di Watchmen.
      Quello che ho detto su 300 rimane. Però.

      Grazie
      J

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