Velo OK – Passano gli anni, ma…

Oggi, preso da non so quale impulso, mi sono andato a  cercare informazioni sui Velo OK. I lettori più appassionati fra i quattro-cinque che seguono questo blog ricorderanno che tempo fa ci eravamo occupati dell’installazione lungo Viale Jonio (Talenti-Roma) di sei Velo OK.

Per i più disattenti, ricordo brevemente che si tratta di contenitori in plasticaccia arancione, che nella mente del saggio amministratore (all’epoca c’era la giunta Alemanno, quindi fate voi…) avrebbero dovuto funzionare da deterrente per l’automobilista/motociclista indisciplinato, facendo finta di essere degli autovelox. L’ideona prevedeva che uno di essi a caso potesse essere riempito con un autovelox vero e proprio, senza che l’ignaro pirata in pectore sapesse quale fosse. Di fatto, questo a Roma non è mai successo e sono stati prontamente vandalizzati dalla mano del popolo (tutta la saga, per i nostalgici, qui).

velo-ok-abbattuto

Già allora (2011!), girava voce che gli oggetti fossero illegali, almeno laddove non presidiati da pattuglia di vigili urbani a manovrare l’autovelox (cosa che, vale la pena ricordare, se i vigili avessero tempo e voglia, è sempre possibile, anche senza bombolotto rosso). Ammesso e non concesso, quindi, che venisse comminata una sanzione mediante un autovelox nascosto nel Velo-OK, questa sarebbe stata impugnabile e sarebbe risultata non valida.

Girando in moto per le strade del Centro Italia, di Velo OK di diverse fogge, in questi anni ne ho visti tanti: ormai che sono finti ed in stato di semi-abbandono, ho imparato a riconoscerli da una certa distanza e il disturbo alla mia marcia, sempre a velocità moderata e nel rispetto dei limiti, è pressoché nullo. Quando li vedevo, fino ad oggi, pensavo: vabbè, il saggio amministratore si sarà fatto abbindolare (*) anche a [inserire un borgo a caso che ha a cuore la sicurezza stradale], quando queste cose andavano di moda qualche tempo fa (2011, dicevamo)… Aggiungendo, sempre fra me e me, riflessioni su quanto siano più civili gli abitanti del borgo, i quali, benché probabilmente anche loro dubbiosi sul senso di tutta l’operazione, non li vandalizzano come gli odiosi romani.

Acqua passata quindi, monumenti del passato come gli orridi pupazzetti di Italia 90 che ancora si vedono nelle campagne di quando in quando. E invece, no: ed ecco perché torno a scriverne.

Innanzitutto, il mercato del Velo OK, nonostante la sua dubbissima solidità giuridica, è ancora fiorente (questo è l’articolo che ho letto stamattina e che ha innescato il post). Il saggio amministratore dice che sono utilizzati “solo come dissuasori”, ma, come altri articoli dalla stessa fonte raccontano, dopo un po’ i bombolotti “non incutono più timore di un qualsiasi pezzo di arredo urbano“. Quindi, nonostante tutto, i Comuni se li comprano ancora, anche se non li riempiono di autovelox e non hanno nessuna voglia di metterci le pattuglie accanto… E questa è la prima notizia.

La seconda notizia è che ancora non c’è risposta alla domanda che mi facevo ai tempi degli altri post. Ma a qualcuno è mai stata fatta una multa (in tempi storici, dal 2011 in poi) mediante la rilevazione da autovelox non presidiato imboscato dentro un Velo OK? Non si sa. Si direbbe no, ma non si riesce a sapere. A me questa cosa sembra incredibile. E più interessante ancora sarebbe sapere se l’ha pagata o ha fatto ricorso e l’ha vinto, come dovrebbe essere a leggere la letteratura sull’argomento.

Ad esempio, tempo fa, io sono stato beccato da un tutor casareccio (non un autovelox) sulla strada Carpinetana nel tratto che attraversa il Comune di Segni (RM). Il sistema costringeva ad andare a 50 all’ora per lo spazio fra i due rilevatori (più di 3km), senza che nulla però segnalasse che si stava rilevando la velocità media e non, come uno si aspetterebbe su una Statale, la velocità istantanea… Ovviamente, era tutto illegale e il coso è stato spento un anno e mezzo fa, ma l’ultima volta che sono passato era ancora lì a memoria dei soldi che mi hanno levato illegalmente. Perché io, per pigrizia, ho pagato subito e mi hanno pure levato due punti dalla patente. Altri hanno fatto ricorso e lo hanno vinto. Però, questo è successo dopo più di un anno dalla multa, e altro tempo è passato tra che si sono vinti i ricorsi e che il Comune di Segni è stato obbligato a spegnerlo. Quanti soldi da multe illegali, ma pagate, quanti punti patente, saranno stati tolti ai cittadini dai zelanti (ma sempre saggi) amministratori che, in passato (spero), hanno utilizzato troppo alla lettera i Velo OK (**)? Come dicevo, non si riesce a sapere.

La terza considerazione è di metodo. Delle due l’una, o sono inutilizzabili come scatole per gli autovelox,  o non lo sono. Nel primo caso, come sembra essere, il loro potere di deterrenza è molto effimero: perché chi li conosce (e ne conosce l’illegittimità dell’uso “completo”), non ne ha paura e se ne frega, mentre, chi ancora non li conosce, ci mette poco ad informarsi. Se, invece, possono essere usati dal saggio amministratore, non presidiati, per ospitare sistemi di rilevazione, sarebbe a mio avviso necessario che tali dispositivi assurgessero ad una dignità maggiore di quella che hanno ora, magari con un pronunciamento a livello nazionale ed eventuali modifiche del Codice della Strada.

Ma, se le cose rimangono come sono oggi (cioè con questi bussolotti ovunque, l’incertezza normativa, lo zelo e la saggezza amministrativa, e la storia del “li usiamo solo come dissuasori”) la quantità di ricorsi, di soldi spesi, di multe illegittime, di inchiodate senza motivo, di fegati amari e di madonne è indegna di un paese civile.

(*) Se ne sono occupate anche Le Iene, che in generale, non è mai buon segno.

(**) Sempre ammesso che l’autovelox entri fisicamente nei bussolotti che, come dicevo dei post precedenti, dovrebbero avere un’altra forma.

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