Tutti possono fare tutto

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In altri tempi, mi sono scagliato contro quelli che pensano di spostare montagne mettendo i “Mi piace” sui post di Facebook.

Il problema è semmai che c’è gente che pensa di fare la rivoluzione mettendo (o raccogliendo) Like su Facebook, azione che – diciamocelo – più passiva non potrebbe essere, una specie di Maalox della coscienza.

(Spesso, aggiungo, il “Like” viene messo su immagini fatte alla bell’e meglio con Paint o giù di lì, segno che per avere tanti Like bisogna pescare fra chi è allergico alla parola scritta…)

Ma dopo quasi due mesi di M5S ho l’impressione che si voglia passare al livello successivo. Fino ad oggi, questa militanza politica in poltrona era limitata alle crociate da ballatoio, ai servizi delle Iene, all’esposizione di nefandezze generiche e spesso non verificate, ora con  le Quirinarie del M5S (sorvolo sugli hackeraggi, per carità di patria) si va nella direzione di rendere in qualche modo politicamente vincolanti questi mugugni indistinti.

I due nomi che erano usciti da questa “consultazione con il web” erano nientemeno che Milena Gabanelli e Gino Strada. Persone degnissime per carità, ma anche molto indicative del desolante immaginario di chi li aveva votati. Due personaggi, prima che persone, due figurine dell’album “Noi siamo i buoni 2013” (*) che, pur con tutte le loro qualità, sono connotati soltanto dal contrapporsi alle troppe sfaccettature della politica (e anche del monnonfame, se non ve ne foste accorti).

Cos’è che non mi piace in tutto questo? Tre cose principali, almeno.

Uno. Il web, secondo la vulgata grillesca, dovrebbe restituire la politica ai cittadini. In realtà, toglie solo costi e fatica dalla partecipazione, mancando completamente l’obiettivo di trasformare una folla di cliccatori ignoranti e disinformati in una “opinione pubblica”. Insomma, il fatto che una cosa sia più facile (**), non vuol dire che sia automaticamente più democratica, ma solo che potenzialmente permette a più gente di partecipare, non la rende necessariamente più adatta a prendere decisioni: un conto è indirizzare, un conto è decidere.

Due. La monodimensionalità di tutto questo. La scelta di Strada e Gabanelli, persone dal carisma  così estremo, dimostra che basta eccellere in una cosa, purché sia in sintonia con lo spirito del tempo, per diventare immediatamente il salvatore della patria in pectore. Oggi come oggi, non devi essere capace, autorevole, colto, esperto, rassicurante per fare il Presidente della Repubblica (mica pizza e fichi). No, devi essere solo onesto e/o cazzuto. Un domani, chissà, dovrai saper giocare bene a tressette o saper muovere le orecchie… Beh, scusate, ma questa non è la Democrazia, è Rain Man.

Tre. E’ una specie di corollario del precedente, ed è la convinzione, di un’arroganza terrificante, che “tutti possono fare tutto”. Una delle più grandi lezioni di vita che ho avuto in tempi (forse troppo) recenti è che io, per quanto sia generalmente ritenuto e mi ritenga “una persona intelligente”, non sono assolutamente in grado di fare qualsiasi lavoro/attività mi si metta a fare. E questo – si badi – indipendentemente da qualsiasi formazione specifica che possa ricevere, da qualsiasi periodo di adattamento mi si possa concedere e, soprattutto, da qualsiasi entusiasmo possa provare. Nihil difficile volenti, sto cazzo: io ho dei talenti che mi fanno riuscire a fare bene (!) un ben determinato set di mestieri e solo quello… Qualsiasi altra cosa provo a fare, mi sento e appaio come un mentecatto. Figurati uno un po’ più scemo di me…

Quest’ultima, secondo me, aggiunta al fatto che la politica è una cosa “facile” e sovra-remunerata, è la più grande mistificazione del populismo grillino.

Update del 16/04/2013: nonostante gli hacker avessero dato loro una seconda possibilità, sono irredimibili

(*) Vogliamo parlare di Battiato e di Zichichi del Modello Sicilia? E della fine che hanno fatto?

(**) E pilotabile e taroccabile e controllabile… Ma non è questo il punto.

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