Fascio a me?

Questo post ce l’avevo in canna da tempo.

Tempo fa, un amico su Facebook, in risposta questo post (abbastanza profetico, tra l’altro), mi dava del “fascista”. Me lo dava, va detto/voglio sperare, per amor di polemica, visto che io davo del “fascista” al suo (più o meno) Grillo.

Cambio di inquadratura. Paolo Di Canio diventa allenatore del Sunderland e David Miliband, esponente di spicco del Partito Laburista inglese, si dimette dal consiglio di amministrazione di quella società calcistica, con questo comunicato (molto civile, secondo me):

Auguro al Sunderland un futuro di successi. È una grande istituzione che ha fatto tanto per il Nord Est e faccio tanti auguri alla squadra per le prossime sette, vitali, partite. Tuttavia, alla luce delle dichiarazioni politiche fatte in passato dal nuovo manager, penso che sia giusto lasciare.

(Per chi non lo sapesse, Di Canio in passato si è apertamente dichiarato “fascista” e, spesso quando giocava nella Lazio, andava ad esultare sotto la Curva Nord con il braccio alzato nel saluto romano).

In questi due episodi, piuttosto distanti fra loro, ci sono tre cose diverse che sono qualche tipo di fascismo, almeno a livello di definizione.

  1. Il fascismo documentato di Di Canio.
  2. Il fascismo populista di Grillo (mia opinione).
  3. Il mio (presunto) fascismo nei toni e nei contenuti del post linkato.

Occupiamoci prima di Di Canio. Non ho idea di quale sia la sua comprensione “storica” del fascismo, ma credo che sia notevole, visto che è una persona, a giudicare dalle poche volte che lo ho sentito parlare,  decisamente più sveglia della media. L’immagine che ho io di Di Canio è quella di un (neo)fascista ideologico, romano, più nostalgico degli anni ’70 che del fascismo “storico”. C’è, nei fascisti di questo tipo che io conosco e che PDC mi ricorda e incarna, un’affezione quasi maniacale verso i simboli della contrapposizione degli anni di piombo: celtiche molto più che svastiche e fasci littori, culto dei morti, simbolismi di solitudine e libertà, toni militareschi e approssimativi superomismi. Una specie di Blut und Boden all’amatriciana, dove il Blut è il sangue di malcapitati militanti sprangati mentre volantinavano da vigliacche volanti rosse (*) e il Boden si riduce al quartiere sul cui territorio questi epigoni sono radicati, che deve rimanere “nero” agli occhi di chi lo frequenta (scritte, proclami, manifesti, ecc.). Questi fascisti ovviamente, sono quasi inevitabilmente anche razzisti: è – diciamo – una condizione necessaria, al di là dei singoli casi (Di Canio, ad esempio, nega di esserlo), visto che non possono permettersi di essere superati a destra da leghismi e movimentismi vari.

Poi c’è Grillo. Come dicevo nel post della discordia, Grillo è funzionalmente fascista. Nel senso che, anche dandone per scontata la buona fede sua e dei militanti, se un movimento agisce in un certo modo, esso ricalca degli stilemi dittatoriali, anti-democratici, militareschi e totalitaristi, che da che mondo è mondo si suole indicare, con una sola parola, “fascisti”. Magari uno può essere pure antifascista a casa sua, essere scapigliato e avere un nonno partigiano, ma, se fonda un movimento che punta apertamente “al 100% dei consensi”, che sistematicamente insulta e ridicolizza gli avversari, che dice “noi non parliamo con le parti sociali, noi siamo le parti sociali“, beh, questo è un fascismo funzionale… Non ideologico, non storico, non filosofico, forse, ma assolutamente strumentale alla “presa del potere” (locuzione, tra l’altro, che viene usata apertis verbis dai grillini stessi, senza il minimo imbarazzo).

Ha un bel dire Grillo che vuole la democrazia diretta (**), che è più democratica di quella rappresentativa (bah), che se non ci fosse lui “ci sarebbe il sangue per le strade” e “Alba Dorata” anche da noi. Ma, per prima cosa, questa democrazia diretta ancora non l’ha vista nessuno nemmeno nel piccolo del movimento, e poi, non lo so mica se è così giusto (e così possibile da fare in trasparenza) lasciar decidere  e legiferare su ogni cosa a delle moltitudini disinformate e impreparate (***).

E veniamo al mio (presunto) fascismo. Io – l’avrete capito – mi credo un po’ stocazzo. Parlo spesso ex cathedra e amo dare giudizi tranchant. Ma, dopotutto, se apri un blog, o meglio, se sei il tipo di persona che sente il bisogno di aprire un blog, un blog di opinione, vuol dire in ultima analisi che, oltre che attaccabrighe, sei un po’ stufo delle opinioni “medie” che senti in giro, perché le trovi tiepide, incomplete, buoniste, cerchiobottiste, ecc. Il blog nel tuo piccolo (piccolo, piccolo) ti permette di raddrizzare queste storture, che per te sono evidenti e fastidiose, e – cosa forse più importante – di lasciare agli atti quello che pensi.

Ma credersi stocazzo ed essere tranchant vuol dire essere fascisti?  Essere un po’ snob, sentirsi superiori all’opinione media, voler marcare attivamente la propria distanza e e la propria diversità da vulgate e qualunquismi, è fascismo? Non dico che siano cose debbano piacere per forza, né tantomeno ritengo di essere depositario della verità assoluta, ma la superbia,  per quanto antipatica, è fascismo?

In virtù di cosa, di quale ideale evangelico, io non posso dire, ad esempio, che la bio-wash ball è una cazzata per gonzi e che chi ci crede è un gonzo/coglione? Per non essere tacciato di fascismo, dovrei forse dire al gonzo, vieni, siediti, parliamone, raccogliamo prove scientifiche, facciamo un blind test fra la bio-wash ball e Dixan e poi vediamo, democraticamente, chi ha ragione? Non è che per non farsi dare del fascista (dai grillini, poi), dobbiamo sforzarci di essere politically correct e rispettare a priori qualunque opinione altrui?

Perché in fondo il mio fascismo è tutto qui. Io non penso che a un’opinione  basti esistere nella testa di qualcuno perché questa e questo qualcuno meritino automaticamente rispetto; a maggior ragione se una certa opinione è condivisa da una maggioranza di persone. L’opinione è sempre il punto di arrivo di un ragionamento e, visto che esistono la logica, la cultura, l’esperienza e che queste non sono gratis, ma costano fatica e esercizio continuo, è la via che porta all’opinione che la qualifica ai miei occhi. Non ce l’ho con le opinioni altrui, ce l’ho con chi per pigrizia o incapacità non ci ha riflettuto sopra abbastanza o quanto meno non è in grado di dimostrarmelo.

fascsumar
Sapevatelo!

Tornando al “fascismo”, in tutti e tre i casi (Di Canio, Grillo & c. ed io) siamo tutti, per un verso o per l’altro, in buona o in cattiva fede, fascisti, almeno nelle tre, diverse, accezioni comuni. Il mio atteggiamento mi sembra in assoluto il meno pericoloso, seguito da quello di Di Canio, ugualmente innocuo, ma più rumoroso, e infine da quello di Grillo, tutt’altro che  innocuo. Nessuno dei tre comunque ha a che fare con il fascismo storico (forse quelli come Di Canio, che sono molto legati a i simboli, lo negherebbero), con le camicie nere e con la guerra d’Abissinia (****).

A me questo mi basta per sentirmi la coscienza tranquilla e continuare a chiamare i coglioni con il loro nome.

(*) Sprangate e morti ovviamente ricambiati subito, ma non è di questo che stiamo parlando.

(**) Diretta da chi? 🙂

(***) Perché tra avere un’opinione su qualcosa ed essere preparati su qualcosa, c’è una bella differenza. Aggiungo che il non aver capito questo semplice passaggio, è la cifra più evidente dell’attuale grillismo parlamentare.

(****) Barbagli, Fecchia, Pini, Freghieri e Santodio.

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