Ti stimo molto

Ieri sera mi stavo guardando Così parlò Bellavista – registrato con MySky, nientemeno – e a un certo punto la figlia di Bellavista, Aspasia/Patrizia, dice:

Lo voglio sposare e non perché sono incinta, ma perché gli voglio bene e lo stimo.

Il film è dell’84 e, senza entrare in discussioni pericolose sulle differenze fra l’amare e il voler bene, la stima per il partner era ancora a quei tempi un sentimento sufficientemente importante da essere indicato come un motivo per sposarsi. Questa cosa mi ha colpito molto, quasi più dello scoprire che il 90% delle battute di quel film sull’orgoglio napoletano facevano parte del mio immaginario comico senza che io fossi consapevole della loro provenienza…

Probabilmente anche quella battuta, afferente alla storyline principale del film che fa da povera impalcatura a una serie di sketch comici, è un po’ buttata là come tutta la sceneggiatura, ma io la trovo molto significativa dello zeitgeist.

Qualcosa infatti deve essere cambiato, perché oggi, fra partner reali o potenziali, la stima è diventata un tabù. Non che non ci debba essere, ma è data talmente per scontata che il solo nominarla mette in evidenza l’assenza di altri sentimenti più importanti. E quindi, per evitare di infilarsi in altri gineprai dialettici, si fa a meno di esprimere un sentimento importante.

Io, però, vorrei riabilitarla la stima. E’ vero che stimare è meno di amare (o di voler bene), ci mancherebbe. Ma, almeno per me, il gradino che c’è fra quelli che stimo e il resto del mondo è molto più alto e difficilmente valicabile di quello che separa quelli che amo da quelli che stimo.

Il fatto che la parola sia diventata tabù nei rapporti quotidiani e sia confinata in contesti iper-formali che non l’aiutano (“attestati di stima”, “stimato professionista”, ecc.) ci toglie (mi toglie) la possibilità di esprimere la separazione netta fra la marmaglia e gli ottimi di cui ci vorremmo circondare, con cui abbiamo piacere di passare il tempo, che costituiscono la cerchia allargata di persone “normali” che abbiamo nel tempo costruito.

Vorrei però essere chiaro. In un rapporto di coppia, cominciare a parlare di stima per il partner è comunque un passo indietro rispetto ad altre cose più profonde che ci dovrebbero essere ed è certamente un brutto segno, ma il fatto che non se ne debba parlare fra partner non dovrebbe renderla innominabile ed inibirne il concetto anche fra amici e conoscenti. Mica abbiamo rapporti di coppia con tutti. No?

Insomma, un po’ alla Bellavista, la stima è il contraltare apollineo dell’amore e della passione che invece sono dionisiaci (*). Premesso che sono fatto male io, ritengo che l’elemento dionisiaco faccia più male che bene ai rapporti umani e che comunque la quasi totalità delle nostre relazioni, indipendentemente dalla loro profondità, è apollinea, razionale… Oserei dire “civile”. Eppure, mi capita spesso che vorrei dire “ho stima di te” a qualcuno e mi mordo la lingua…

Riabilitare categoria “stima” ci permetterebbe di definire tutto questo e separare i buoni dai cattivi… Perché privarcene in nome di uno superficiale benaltrismo dei sentimenti?

(*) L’amicizia, se mai ve lo steste chiedendo, è l’unico sentimento perfetto perché è apollinea nel rapporto a due e dionisiaca verso il resto del mondo.

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4 commenti su “Ti stimo molto”

  1. Hai ragione ma la prima cosa che m’è venuta in mente è la signora Pina rivolta al marito, rag. Ugo Fantozzi: “Ugo, io ti stimo tantissimo…”. Appunto.

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