Terrazze Tironze

Questo post l’avevo iniziato a scrivere tempo fa e più o meno dovremmo essere intorno al 20 luglio… Oggi l’ho ripreso e lo pubblico ora.

L’altro ieri sono passati qui nell’avamposto, Pulcy e Signora, on the way to Haskovo in Bulgaria.
Non si è fatto granché, anche perché Tirana non è che si presti molto al turismo classico. Ce ne siamo stati al fresco in ufficio, visto che pure loro avevano qualcosa da fare, qualche bibita al bar, un pranzo “tipico” e una bella cena di pesce all’aperto.

Sul blog non ne parlo spesso, ma la cosa che mi manca più quando sto qui è la “conversazione di livello”. Tra albanesi e italiani-export, le mie frequentazioni quotidiane non offrono gli stimoli culturali, intellettuali e, soprattutto, l’umorismo solforico che ci siamo costruiti giorno per giorno, anno per anno con gli amici di sempre. Gli albanesi, con alcuni dei quali ho stabilito dei legami davvero profondi, sono albanesi (lo dico con il massimo rispetto, sia chiaro); gli italiani, quelli che sono qui, innanzitutto non sono romani, e poi tutte le volte che ho provato ad alzare un po’ il tiro oltre le soverchianti beghe quotidiane, mi hanno sempre un po’ deluso.

Anyway, la serata dell’altro giorno è stata una boccata d’ossigeno. Archiviati gli antipasti, le cozze, i gamberi neri e il pesce San Pietro alla griglia, si è cominciato (finalmente) a discutere di politica (italiana). Due i temi, la crisi di leadership del Partito Democratico e la riconquista elettorale del nord.

Esiste una personalità a sinistra che riesca a mettere d’accordo tutti a prendere qualche voto qua e là, oltre a quelli del PD, e ci porti al governo?

Perché naturalmente, basta andare al governo, poi le innate capacità politiche e tecniche della sua classe dirigente faranno il resto, risolleveranno le sorti dell’Italia e del mondo e conquisteranno il consenso necessario a rimanerci per 50 anni. Almeno questo è quello che si pensa, ma non si dice, nel nome della politica dei piccoli passi.

Forse non esiste e su questo siamo d’accordo io, Pulcy e pure Ivan Scalfarotto, che però non ha mangiato con noi l’altra sera. Il dibattito è sorto sul perché non c’è, a sinistra, un qualcuno che riesca ad emergere come leader. I nomi fatti in questi giorni (da Bersani a Vendola, da Zingaretti a Chiamparino) sono tutti personaggi tra l’incolore e lo sputtanato e tutti malati del male antico della sinistra: “gliela potrebbe fa’… Ma naaa, nun gliela fa’“. Raccontava Pulcy che un suo amico americano sentenziò che l’americano “alla fine vota sempre quello con cui farebbe un bel barbecue un giardino“. Come Bush abbia vinto su Kerry e su Gore (forse), o come Clinton vinse su Bush padre, o Obama su McCain, in quest’ottica potrebbe apparire più chiaro. Per una cena impegnata va ancora bene Gore (Kerry nemmeno per quella), ma quando l’obiettivo è il cazzeggio sans souci penso che, anche per un intellettuale aristocratico di merda come me, l’impresentabile Dabliù vincerebbe a mani basse.
Ebbene, per l’italiano (quadratico) medio, nessuno a sinistra ha questo magnetismo animale da costine alla brace, nonostante la coazione a ripetere, ogni anno, il sacrificio pagano sull’altare del colesterolo alle Feste dell’Unità.

E qui veniamo al secondo punto del dibattito.
Cos’è la “presenza sul territorio”, la “vicinanza alla gente” che pare essere l’arma-di-fine-di-mondo della Lega al Nord e che il PD invidia con la stessa dolorosa tristezza di un adolescente brufoloso che non batte chiodo?

Secondo loro (Mr. & Mrs. Pulcy), la Lega è la nuova DC: una ragnatela fitta di piccole relazioni amical-clientelar-parentali che alimentano il malcostume italiano declinato in salsa padana, anziché, per una volta, corleonese. Niente di estremo, ma in certe piccole realtà del benessere ipo-iodico ed impaurito, un cognato assessore, con tutti i piccoli poteri di un assessore di un piccolo centro, lontano dall’attenzione nazionale, ce l’hanno tutti. 9 volte su 10, l’assessore è leghista, perché la Lega è l’unica è forza politica ha avuto il pelo sullo stomaco da sdoganare la figura del cognato, altrimenti impresentabile per un partito tradizionale con le radici nella Prima Repubblica.
Insomma, sono tanti, prendono molti voti con piccole battaglie strumentali che parlano alla pancia della gente, poi “amministrano” e costruiscono il potere vero “sul territorio” con una rete di scambi clientelari e politiche degne della peggiore DC. Quindi, la soluzione per la sinistra è quella di sostituirsi all’esercito dei cognati leghisti con idee più forti e prendere il loro posto prima che sia troppo tardi cioè prima che il sistema di potere vero (quello clientelare) si sia radicato ulteriormente.
Io sono d’accordo nell’analisi, perché effettivamente fanno così, ma, oltre ad essere fuori tempo massimo, perché il radicamento delle reti clientelare è già ben avvenuto, questa dinamica non spiega l’inizio del tutto.
Perché la gente vota la Lega? La prima risposta che mi viene è “perché è ignorante” e non, sia chiaro, nel senso “che ignora”, ma proprio perché non ha e non ha intenzione di avere altri riferimenti culturali se non la televisione commerciale,  nessun ambiente di aggregazione o di confronto se non la palestra, nessuna idea di tempo libero che vada oltre il centro commerciale o, quando va bene, la balera. Cosa può dire la sinistra, tradizionale o yeyè, stalinista o figlia dei fiori, filo-confindustriale o barricadera, a questa gente?
Update: a gente, per capirci, che crede a photoshoppate di questo tipo? Notate anche l’abuso di roulotte, probabilmente prestate da cognati compiacenti…


Ma c’è anche una seconda risposta.
Dire cose facili, tipo, per dire, “i negri puzzano” o “consacriamo il terreno alle radici cristiane con la piscia di maiale” (o con qualcosa di parimenti insalubre come l’acqua del dio Po, non ricordo bene…), fa sicuramente prendere voti perché sono chiacchiere da bar(becue) e il semplice ama vedere che c’è gente “più importante di lui” (perché in quanto semplice è anche uno sfigato, generalmente) che dice le cose che pensa lui. Insomma, con la Lega è sempre Carnevale: si può giocare a chi la spara più grossa, in barba alla solidarietà, alla Patria, alla Storia, alla Cultura, alle stesse radici cristiane, insomma a quel poco di buono che ci è rimasto, ed essere tranquilli che ci sarà sempre qualche altro leghista che ci farà sentire dei moderati al suo confronto. Praticamente l’equivalente politico di una gara di rutti.
E dalle gare di rutti, si sa, la sinistra esce inevitabilmente spettinata e con le ossa rotte…

Di nuovo, ma davvero li vogliamo questi voti?

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5 commenti su “Terrazze Tironze”

  1. lo sai che mi sono chiesto per anni l'appeal della lega. Tu più di me sei stato al nord (ovest tu, est io) e non sono riuscito a capire la 'filosofia' el leghista, ma finalmente ci sei arrivato.La filosofia del cognato, del giro mafiosetto di bassissimo cabotaggio. E' triste , ma al nord sono così.bnb

  2. Se al nord sono "così" come dice l'anonimo commentatore al sud forse è anche peggio, vista l'aggravante che certe famiglie sono…cosa loro. E cosa dire dell'intrallazzo tipico vaticanandante e/o molto vicino ai palazzi del centro?Direi che il problema non sta nell'allargamento del giro dall'aziendina familiare ad una famiglia di aziendine familiari quanto nel fatto che la Lega è, volenti o nolenti, l'unico partito nel panorama politico italiano ad aver avuto le idee chiare ed un programma altrettando delineato fin dall'inizio. Ovvio che può non piacere o meno ma nel mare magnum della parola "federalismo" in cui è confluito il tutto ci sono fin dal 1991 posizioni che piacciono al padanus bossiensis come ho scritto anche recentemente. E per capirlo non basta rileggersi cronache antiche o recenti ma cercare qualche vecchia registrazione di Avanzi (dal 1991 al 1993) e farsi due (amare) risate con un esordiente Corrado Guzzanti che faceva il bibossi, proprio il primissimo in cui a mo' di intervista doppia imitava un Bossi accondiscentente e politico ed uno invece perennemente incazzato e celodurista…Per quando riguarda la mancanza di leadership a sinistra anche qui abbiamo un problema in un certo qual modo brillantemente risolto nel centro destra…le facce nuove.Volenti o nolenti, che piaccia o no, sia la Lega che Forza Italia prima ed il PdL poi hanno portato facce nuove (yes men o cognati e nipoti poco importa): che facce come quella della Gelmini o di altri perfetti never covered della politica italiana non piacciano non è questo il punto, sempre nuove sono.Se fare il politico vuol dire rappresentare uno che sta in politica da sempre chi rappresenta? Facciamo un esempio nostrano e provocatorio: D'Alema, figlio di deputato e politico di professione da sempre, uno che non ha neanche finito gli studi e non ha mai lavorato chi rappresenta? Gli intellettuali? I lavoratori? E così come lui altri personaggi riciclati ma politici di professione da sempre.Non dico che quello del politico non possa essere un lavoro. Perché no. Ma se alla mancanza di rappresentatività si associa, come nella sinistra da diversi anni, la mancanza di idee, di proposte, di decisione anche unilaterale, carisma insomma, appare abbastanza ovvio che la base si scolli molto presto.Hanno voluto fare un partito mettendo insieme ex democristiani di sinistra ed ex socialdemocratici di destra: non funzionerà mai.Per funzionare ci vorrebbe un leader nuovo e veramente LAICO (Vendola? Chiamparino? la Bresso?…) che faccia tabula rasa, cacci via tutti e ricominci da zero e non il solito laico sulla carta che alla prima occasione va dal papa e si inginocchia e si converte pure, pubblicamente: ovvio che in privato può fare quel che vuole.L'ultima volta hanno riciclato la Bonino…per carità. Dice molte più cose progressiste e sulla donna Zapatero che la Bonino…Sta a vedere che per cacciare Berlusconi dovrò votare Fini!!! Anche se prevedo, in caso di elezioni, che ancora una volta sarà un successo del centro destra.Va da sé che molte di quelle facce nuove a destra di cui parlavo hanno imparato in fretta e si stanno radicando…Scusate se mi sono…allargato.PS) mi piace ricordare ai più giovani come in quella stessa trasmissione esordirono tanti altri e si fecero fortemente notare anche come comici di satira persone come Masciarelli e Fassari. Indimenticabile poi la Sabina Guzzanti che imitava la Marini o Francesca Reggiani la Ferilli. Youtube, cercate "Avanzi".

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