Viaggiatori d’occidente

Recentemente Il Post ha dato conto di un articolo apparso su Foreign Policy sul tema di un certo revisionismo storico-politico sulle guide Lonely Planet di alcuni paesi “controversi”. Si giustificano dittature, si ridimensionano fatti storici sanguinosi, si nota in generale una tendenza a minimizzare le storture del sistema socio-politico di alcuni paesi. Leggetevi gli articoli e la risposta di Lonely Planet che sono interessanti, ma io vorrei aggiungere una particolare riflessione che mi sembra che manchi dal dibattito.
Io sono andato in giro per l’Europa con guide Lonely Planet, Rough Guide e Let’s go per tutti gli anni 90 e mi sono dedicato alla loro lettura con una cura forse sproporzionata rispetto al beneficio logistico cercato, per il semplice motivo che dopo pochi di giorni di viaggio la guida era l’unica cosa rimasta da leggere. Usandole come libri di lettura e non come guide vere e proprie, le pagine più interessanti erano evidentemente quelle introduttive al Paese, alla sua storia, alla sua situazione e alla sua cultura.
Già allora, da ragazzetto impegnato, saccente e di sinistra quale ero, notavo due cose che mi sembra sfuggano alle analisi sopra riportate.
La prima era una certa spocchia molto anglosassone nell’affrontare culture non-anglosassoni, che si traduceva in toni antipatici e fastidiosi là dove si parlava di usi e costumi altrui e diventava vera e propria faciloneria quando si affrontano le vicende storiche più spinose e controverse. In due parole, tanto pregiudizio e altrettanta inadeguatezza.
La seconda, in apparente contrasto con la prima, era che gli autori erano spesso, oltre che anglosassoni, dilettanti e pieni di pregiudizi, persone sinceramente innamorate del paese di cui scrivevano. Io non sono mai stato a Cuba, ma tutte le persone che conosco e che ci sono state, ne tornano entusiaste. Persone di destra, di sinistra, italiane, straniere, colte, ignoranti, in cerca di sole e di mare o a caccia di “avventure” di altro genere, nessuno di loro si mette a fare le pulci al sistema politico di un posto che gli è piaciuto tanto. Questi di solito sono esercizi che si fanno – legittimamente – a distanza, spesso a tavolino, senza essersi nemmeno mossi da casa. Il turismo di massa e l’obiettività politica non vanno facilmente d’accordo. Il fine di certi viaggi è (purtroppo?) tornare a casa non con maggiore cultura e consapevolezza, ma con pensieri positivi e, banalmente, bei ricordi, non importa quanto superficiali.
Insomma, se mi voglio documentare su un posto da visitare, non mi compro certo una Lonely Planet, cerco altrove e magari potrei anche decidere, a tavolino, che non è il caso di andarci. read more