Un francescano, uno bravo

olanda

Oggi sono andato con L. a trovare la mia amica A. che ha partorito nei giorni scorsi.

Lo ha fatto alla Santa Famiglia in Prati, business end di un convento di suore, punta di diamante della sanità convenzionata romana quando si tratta di finalizzare l’esortazione evangelica dell’andare e moltiplicarsi.

Dopo una mezzoretta che stavamo lì a spupazzarci un po’ il pupo e, soprattutto, a litigare con un tiralatte, L. commenta che magari qualcuno potrebbe pure venire ad aiutarla a fare queste cose. E aggiunge: “Pensa che in Olanda, hai per dieci giorni un’ostetrica a tua completa disposizione pagata dallo Stato…” Neanche il tempo di commentare che, a proposito di civiltà, in Olanda ci sono anche gli zoccoli, i mulini a vento, i pattini d’argento, i tulipani, il calcio totale e, soprattutto, il fumo legalizzato, e arriva una tizia (la caposala? quisas…). che solenne punta A. e le dice: read more

Statece!

RosietheTefillinWearer

Ho scoperto oggi che c’è un movimento di donne ebree (Women of the Wall, WOW) che periodicamente protestano e vengono pure menate e/o arrestate, perché a loro non è permesso pregare “come fanno gli uomini” davanti al Muro del Pianto. Cioè, possono pregare in una zona femminile apposita, ma non possono mettersi scialli e accessori vari (ne avevamo anche parlato qui), tradizionalmente connaturati al culto maschile.

Quando sento queste notizie, io avverto un certo malessere. E’ sempre un po’ scivoloso affrontare da atei le questioni (anzi, nello specifico, le beghe) relative alla fede altrui. Cioè, credere in un signore barbuto e iracondo, che si chiami  Dio, Allah o, in questo caso, Yavhè, è una cosa che ha dell’incredibile in sé e che quindi pone chi lo fa in una specie di limbo cognitivo nel quale – sia detto con rispetto – fatico ad avventurarmi. read more

Us and them

Noi siamo (io sono) abituati a pensare di avere gli strumenti e le conoscenze per interpretare la realtà di base che ci circonda. Ovviamente, non neghiamo l’esistenza di questioni e situazioni complesse che non siamo in grado di risolvere, ma almeno le riconosciamo come tali.

Anche su queste questioni, tuttavia, abbiamo la tranquillità di partire da quella che ho chiamato poco sopra la “realtà di base”, un insieme di fatti, di relazioni e di dinamiche condivise, documentate e dimostrate sia dall’esperienza, sia dal metodo scientifico, sia, infine, nei casi più fortunati, dalla verità matematica. Per noi, tutto questo, a meno di scetticismi e sfumature che ci sono e ci saranno sempre, è dato per scontato, come respirare o il fatto che il sole sorga dai colli fra Tivoli e Palestrina. read more

Middlebrow-ing

Da qualche giorno sto leggendo “The age of the American unreason” di Susan Jacoby, che in estrema sintesi è un saggio sul rincoglionimento progressivo delle masse americane (e non solo) dovuto alla pervicace banalizzazione di questioni complesse operata dai media “popolari”.

Mi aspettavo una requisitoria su quanto è ignorante la gente e quanto sono fichi gli intellettuali che non si fanno ingannare da Fox News e infatti, più o meno, l’aria che tira è quella, ma devo dire che Susan Jacoby non ci va tanto leggera nemmeno con gli intellettuali, di cui lei stessa a occhio dovrebbe far parte. La prima parte del libro (credo di averla finita ieri sera) è una cavalcata sulla storia di che cosa voleva dire produrre cultura negli Stati Uniti dalla dichiarazione di indipendenza fino agli anni ’60. read more

Un po’ di storia albanese (per come l’ho capita io)

Nel mio periodo balcanico non mi sono mai soffermato più di tanto sulla situazione politica in Albania: visti i recenti accadimenti, mi pare giusto condividere con chi avrà la pazienza di leggere alcune notizie e molte riflessioni su come vedo la situazione.

Premetto, ed è importante, che le mie riflessioni nascono da letture e osservazioni locali; ben poco, invece, al contrario di quanto si potrebbe pensare, ho potuto ricavare dalle conversazioni con la gente. Questo a causa del fatto che, anche fatta la tara alla giovanissima età media delle persone con cui avevo a che fare quotidianamente, la politica non era assolutamente in cima ai pensieri della gente, indipendentemente dalla cultura, dall’estrazione sociale e dalla storia personale di ciascuno. read more

Le comunioni minori di uno

Io ho fatto la primina.

Ho frequentato la prima elementare in una scuola privata (dai preti) e sono stato accolto tra le solide (allora) braccia della scuola pubblica solo in seconda, a sei anni, nemmeno “emmezzo”.

La seconda in cui entravo trovando nuovi compagni era presidiata dal mitico Maestro Morosini, di cui oltre all’umanità e alla capacità didattica, si ricorda il suo approccio alla grammatica calibrato sull’etnia (romana) dei suoi allievi. Due leggi che allora e per lungo tempo mi erano sembrate universali, mi sono reso conto solo recentemente che non hanno molto valore fuori dal raccordo. Eccole. read more