Il genitivo nel cognome

Oggi, leggendo un nome – mi pare, Tomassi – sulla fiancata di un furgone nel traffico di Roma, per uno strano corto circuito mentale, mi è tornata in mente una cosa che non vi ho ancora raccontato sull’Albania…

Prima una breve digressione sull’origine dei cognomi: forse ci avrete fatto caso anche voi, ma vi chiarisco lo stesso le idee. I cognomi in Italia, ma probabilmente ovunque, hanno in linea di massima quattro possibili origini.

  1. Patronimico (provenienza di stirpe). Banalmente il nome del padre al genitivo (Franceschi/Di Francesco, Marchi/Di Marco) e diminutivi vari (Giuseppucci, Orlandini).
  2. Provenienza di luogo. Del Monte, Lavalle, Milani, Veneziani, Di Capua, Vallanzasca, ecc.
  3. Soprannomi familiari. Di origine fisica, quasi sempre negativa (tipo Bassi, Gobbi, Storti, Sordi, Muti) o meno (Orsi, Formica, Cappelletti, Marchiafava, Spaccarotella) ed altri più o meno pittoreschi.
  4. Mestieri e professioni. E’ un po’ un sottocaso del precedente, ma fa storia a sé: Ferrari/Ferraro (*), Fabbri, Muratori, Molinari… Sottocaso del sottocaso, ci sarebbero i “lavoratori atipici”, tipo Del Prete, D’Amico, ecc.

Sicuramente ci saranno milioni di controesempi che vi verranno in mente (tipo i famosi cognomi “dei trovatelli”: Sperandio, Diotallevi, Rossi, ecc.), ma io credo che, salvo che per casi particolari, con un po’ di ricerca sia facile ricondurli a uno delle fattispecie qui sopra. read more

Campioni distorti

Scusate la deformazione professionale, ma oggi, leggendo questo articolo di Concita su Repubblica sulla deriva dei nomi dei nascituri sui muri delle sale d’aspetto, c’è qualcosa che non mi convince dal punto di vista metodologico. Ve ne metto un breve estratto, ma leggetevelo perché è interessante, soprattutto per chi come me non frequenta le sale di attesa dei reparti maternità.

I padri, specialmente, sono quelli che scrivono. I padri aspettano mentre le donne partoriscono e con loro i nonni, gli zii e a volte i cugini se va per le lunghe. “Papà Fabio aspetta Alysia“, da Fabio ad Alysia qualcosa di definitivo è successo nella cultura diffusa del Paese se è vero, come sempre è stato e sempre sarà vero, che nel nome che si sceglie per i figli è scritto il destino che vorremmo per loro. Papà Fabio, 22 anni, scrive che sentirsi papà gli sembra strano, “kissà xché”. Sono ammesse ipotesi di fantasia. Anche “nonna Laura e nonno Sandro che non vedono l’ora” di conoscere Suyana devono essersi fatti qualche domanda, ma anche no. Bellissima la convivenza del vernacolo (sono ospedali romani, questi delle foto) coi nomi da rotocalco, corto circuito e vero specchio dei tempi. “Daje Brian” una della più efficaci, ma anche “Nathan quanto sei bbono”, e “Mya te stiamo tutti a aspetta’”. Si contano, nei graffiti, otto Asia, tre Mathias, quattro Ilary. Poi però c’è due volte Eleonora, due Aurora, una Matilde. Due “Sofia bella”, una “Penelope che come una femmina che si rispetti si fa attendere da undici ore”. Shanel che nasce dopo “meritata attesa”, non è chiaro meritata da chi ma si coglie il senso: ne valeva la pena. read more