Outing

Ci sono delle cose che sono parte di te. Altre che nel tempo lo diventano. Il mio nickname è una di queste.

Io ho cominciato a girare su internet nel 96 e ad interagirci poco dopo: prima con l’email, poi con i newsgroup (ve li ricordate?), poi con Napster e i suoi epigoni, poi con i forum, fino agli ultimi anni in cui sono esplosi il web 2.0 e i social network. E quindi il blog (nel 2008), poi Anobii, poi Twitter e tanti altri”minori”.

Chi ha cominciato direttamente con Facebook senza passare da altri servizi (e quindi è “entrato” nel sistema già col proprio nome) o, più spesso, ha interagito con quei servizi in maniera più utilitaristica di me (e quindi non è arrivato a dare una “personalità” al nick che usava), probabilmente non si è mai posto il problema di cui sto per discutere, ma vi assicuro che per me è (stato) un passaggio davvero delicato. read more

Leggere e scrivere

Periodicamente al lavoro si torna a discutere dell’ “inadeguatezza degli strumenti di comunicazione interna”, con particolare enfasi sul fatto che quanto a disposizione non è utilizzato quasi da nessuno, perché “non è user-friendly“.

Premesso l’ovvio (e cioè che, se fossimo in grado di sviluppare intranet o altre applicazioni oggettivamente user friendly, probabilmente staremmo tutti facendo un altro e più remunerativo lavoro), volevo elaborare un po’ su questi temi che mi investono a trimestri alterni come un brutto sogno ricorrente. read more

Finale banale

Lo diceva Vespa, lo diceva “Chi l’ha visto?”, alla fine mi ero quasi convinto che fosse colpa di Internet e, in particolare, di quel delinquente con quel nome strano… Feisbuk.

Sicuramente, un immigrato clandestino già attenzionato in diverse occasioni simili.

Buona strada, Sara, comunque.

Far parlare gli stronzi

Un classico a colori

Non so se qualcuno di voi si ricorda queste cose. Erano immagini, al limite del rumore bianco, che opportunamente osservate, variando il fuoco di visione (i.e. storcendo un po’ gli occhi) diventavano delle immagini 3D. Cose molto semplici e autoreferenziali, ma comunque interessanti per quei tempi, primi anni novanta.

Io ne avevo pure una appesa in camera con lo Space Shuttle e nessuno dei frequentatori riusciva a capire né come guardarla, né, soprattutto, se li stavo prendendo in giro. In particolare, mio zio commentò lapidario: “Queste sono le tipiche cose che servono a far parlare gli stronzi“. read more

Ancora su Facebook

fb


Il lupo (solitario) perde il pelo, ma non il vizio, visto che se ne era già parlato qui, in  un post che fece epoca.

Mi sono riaccostato a Facebook, pur rimanendone sempre a debita distanza, per due motivi.
Il primo è che tutti i miei amici stretti, uno a uno, ci sono caduti dentro e quindi ne cominciano a parlare con frequenza e con l’entusiasmo dei neofiti. Contenti loro…
Il secondo motivo è che, al lavoro (tema sul quale, come sapete, non voglio mai dilungarmi più di tanto) qualche anima bella ha pensato di aprire un (altro) gruppo Facebook per dare nuova linfa ad un processo aziendale un po’ stagnante. read more

Facebook e il lupo solitario

Innanzitutto, buon anno a tutti. E fin qui è facile…
Vi avverto subito che sto per avventurarmi in un terreno minato.

Parlare (male) di Facebook e, soprattutto, dei suoi infiniti frequentatori mi mette un po’ d’ansia.

Ebbene. Innanzitutto una precisazione doverosa: per chi mi conosce, quello che ha il santino al posto della foto non sono io. Quindi, se qualcuno ha mandato richieste di amicizia, le ritiri.

Ovviamente, io non sono lì sopra e non so nemmeno bene perché. Proverò ad azzardare qualche motivo al volo qui di seguito, ma sappiate fin d’ora che, al fondo delle cose, c’è una repulsione a pelle verso lo strumento. read more