Us and them

Noi siamo (io sono) abituati a pensare di avere gli strumenti e le conoscenze per interpretare la realtà di base che ci circonda. Ovviamente, non neghiamo l’esistenza di questioni e situazioni complesse che non siamo in grado di risolvere, ma almeno le riconosciamo come tali.

Anche su queste questioni, tuttavia, abbiamo la tranquillità di partire da quella che ho chiamato poco sopra la “realtà di base”, un insieme di fatti, di relazioni e di dinamiche condivise, documentate e dimostrate sia dall’esperienza, sia dal metodo scientifico, sia, infine, nei casi più fortunati, dalla verità matematica. Per noi, tutto questo, a meno di scetticismi e sfumature che ci sono e ci saranno sempre, è dato per scontato, come respirare o il fatto che il sole sorga dai colli fra Tivoli e Palestrina.

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Middlebrow-ing

Da qualche giorno sto leggendo “The age of the American unreason” di Susan Jacoby, che in estrema sintesi è un saggio sul rincoglionimento progressivo delle masse americane (e non solo) dovuto alla pervicace banalizzazione di questioni complesse operata dai media “popolari”.

Mi aspettavo una requisitoria su quanto è ignorante la gente e quanto sono fichi gli intellettuali che non si fanno ingannare da Fox News e infatti, più o meno, l’aria che tira è quella, ma devo dire che Susan Jacoby non ci va tanto leggera nemmeno con gli intellettuali, di cui lei stessa a occhio dovrebbe far parte. La prima parte del libro (credo di averla finita ieri sera) è una cavalcata sulla storia di che cosa voleva dire produrre cultura negli Stati Uniti dalla dichiarazione di indipendenza fino agli anni ’60.

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Your inner fish – Antenati, singhiozzo e girini

Stamattina, durante la mia sessione di lettura mattutina, ho quasi terminato (*) di leggere questo libro. Your inner fish è un libro di Neil Shubin, il paleontologo che ha scoperto pochi anni fa il fossile del Tiktaalik. Il Tiktaalik è un fossile di un pesce molto particolare, è la prima testimonianza tangibile del fatto che gli animali terrestri si sono evoluti dagli animali acquatici (i pesci). Anche se l’esistenza di specie di transizione era stata ampiamente prevista dalla Teoria dell’Evoluzione (e quindi non costituisce una notizia in sé), la scoperta di questo nostro lontanissimo antenato, il nostro primo antenato “asciutto”, è ugualmente fondamentale perché dimostra, ancora una volta, l’attendibilità della teoria di Darwin: non solo nella sua capacità di spiegare l’esistente, ma anche e soprattutto in quella di prevedere ciò che non è ancora stato trovato/scoperto. Inoltre, è quasi superfluo dirlo, ma questo tipo di scoperte sono ulteriori chiodi sulla bara del creazionismo, quella piaga mentale di cui abbiamo già discusso.

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Perché l’evoluzione è vera

Qualche giorno fa, ho finito di leggere questo libro del biologo americano Jerry A. Coyne, dopo averne letto le pagine iniziali grazie alla meritoria pubblicazione su Il Post. Il libro, come potete vedere facilmente anche voi dalle prime pagine, è estremamente interessante, ben scritto e utile. Eh, sì! Utile, perché il primo obiettivo di Jerry è quello di fornire a noi seguaci convinti, ma svogliati, del materialismo scientifico una sassaiola di argomenti da tirare in faccia a chi ancora pensa che il mondo sia stato creato, ab nihilo sui et subjecti, in una certa settimana poche migliaia di anni fa. Secondo lui, infatti, il creazionismo (e il suo fratello presentabile l’intelligent design) avanzano e raccolgono seguaci anche grazie alla nostra scarsa conoscenza delle inoppugnabili prove a sostegno della teoria dell’evoluzione.

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Tenetevi liberi

E io che il 6 Novembre me ne volevo andare qui… Dovrò cambiare programma.