Saperla lunga

Più volte mi sono trovato a contro-commentare su Facebook che “A Coso mica lo freghi così facilmente, lui ha capito tutto“. Ove Coso è il grillino di turno (ma anche il leghista o il fascistello, perché ormai pari sono), che ti spiattella, in italiano zoppicante, una teoria arzigogolata di qualche complotto dei poteri forti ai danni dei poveracci come lui (mai parola fu più calzante). Ma, siccome “se guardi nell’abisso, l’abisso guarda in te“, questa gente che in altri tempi sarebbe stata solo oggetto delle mie prese per il culo, mi ha stimolato qualche riflessione aggiuntiva.

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Tutti possono fare tutto

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In altri tempi, mi sono scagliato contro quelli che pensano di spostare montagne mettendo i “Mi piace” sui post di Facebook.

Il problema è semmai che c’è gente che pensa di fare la rivoluzione mettendo (o raccogliendo) Like su Facebook, azione che – diciamocelo – più passiva non potrebbe essere, una specie di Maalox della coscienza.

(Spesso, aggiungo, il “Like” viene messo su immagini fatte alla bell’e meglio con Paint o giù di lì, segno che per avere tanti Like bisogna pescare fra chi è allergico alla parola scritta…)

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La sindrome di Mandrake (reprise)

Due anni fa, in tutt’altro contesto, scrivevo questo:

Facciamo ancora un passo indietro e scopriamo che questo “Fini/AN/MSI pride” non è un fenomeno particolarmente antico, ma anzi ha una datazione precisa, il 1993, ovvero il ballottaggio Rutelli-Fini per la carica di Sindaco di Roma. All’epoca ci fu l’endorsement inatteso di B. e, soprattutto, Roma arrivò davvero vicina ad avere, come oggi, un sindaco fascista (solo che si poteva anche dire, oggi non si usa più). Ricordo mio padre che tornò dall’ufficio in uno di quei giorni e disse qualcosa del tipo: “Certo che i fascisti sono tanti… Probabilmente ci sono sempre stati, ma prima non si vedevano, oggi girano tutti tronfi per strada, in ufficio…” Insomma, la sensazione, anche se lui queste cose non le dice (ciao papà), era che avessero aperto le gabbie o le fogne…

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Fascio a me?

Questo post ce l’avevo in canna da tempo.

Tempo fa, un amico su Facebook, in risposta questo post (abbastanza profetico, tra l’altro), mi dava del “fascista”. Me lo dava, va detto/voglio sperare, per amor di polemica, visto che io davo del “fascista” al suo (più o meno) Grillo.

Cambio di inquadratura. Paolo Di Canio diventa allenatore del Sunderland e David Miliband, esponente di spicco del Partito Laburista inglese, si dimette dal consiglio di amministrazione di quella società calcistica, con questo comunicato (molto civile, secondo me):

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Il dito e la luna

il dito e la luna
No, non è Casaleggio

“CinqueStelle non nasce per salvare l’Italia, è più interessato al dettaglio, ad entrare in conflitto con la politica, a moralizzare il Parlamento, a togliere ai potenti le auto blu, a risparmiare i milioni di euro mentre il Paese affonda in una crisi strutturale che si declina in miliardi. Grillo non riesce a staccarsi dal suo orizzonte che è quello de “La Casta”, il libro di Stella e Rizzo. Il suo obiettivo è lo spreco, non il sistema. E’ questo il suo limite” (Carlo Freccero, su Repubblica di oggi).

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L’apologa, il naif, l’empatico…

Si cominciano a vedere i neo-eletti grillini. E si scopre perché non li facevano parlare.

(En passant, anche Grillo non è che abbia mai detto tante cose… Una volta fatta la tara ai prosciutti scambiati con la benzina, ai processi “democratici” e al rilevamento di zombie à la Kossiga negli schieramenti altrui, non c’era più molto da dire, la piazza era già contenta così…)

Inizia tale Roberta Lombardi a dirci che il fascismo a modo suo prima di diventare dittatura era una bella cosa perché aveva il senso dello stato e della comunità… Praticamente dei boy-scout, salvo per il manganello, l’olio di ricino e il “senso dello stato”, giusto solo un po’ meno democratici, ma che vuoi che sia… Certo, poi ci sarebbe la faccenda della dittatura, della guerra e del “folklore sprangaiolo” di Casapound, ma quello viene dopo (*). E a noi non interessa.

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