Un altro mantra

Tre giorni fa commentavo un mantra ripetuto dal governo sulla riforma del mercato del lavoro, oggi vorrei dire due parole su un altro di questi mantra, sempre più o meno di quella parte lì: quelli che dicono “io tutti questi imprenditori che non vedono l’ora di licenziare i dipendenti, in giro non li vedo“. Con i soliti sottotesti, che siamo tutti nella stessa barca, che i dipendenti sono l’azienda, che se si vogliono mandare le persone a casa, ci si riesce pure con le leggi attuali. read more

Poco orgoglio, molto pregiudizio

La riforma del lavoro di cui si parla (ve ne siete accorti anche voi?) in questi giorni ha diversi mantra che vengono ripetuti da una parte e dall’altra. Ce n’è uno in particolare, ripetuto dal Governo, che dice più o meno: “Non bisogna tutelare il posto di lavoro, bisogna tutelare il lavoratore“. Come a dire che di posti di lavoro di cui liberarsi in Italia ce sono fin troppi, ma è pur sempre una brutta cosa mettere tutta quella gente in mezzo a una strada.

Già su questo, sull’inutilità/inadeguatezza/irrilevanza di molte presunte attività produttive in Italia, nessuno ha mai il coraggio di dire abbastanza: molte aziende italiane sono dei dinosauri, sia come prodotto/servizio erogato, sia come mentalità d’impresa. Fermo restando che in questo rigoglioso e affascinante giurassico industriale, gli imprenditori non hanno nessun alibi possibile, perché loro è la prima responsabilità del posizionamento delle loro aziende, i lavoratori pensano bene, con questi chiari di luna, di lavarsene le mani riesumando la “lotta di classe”. read more

Licenza di licenziare

E’ quasi ufficiale che fra le prime azioni di questo governo Monti ci sarà la riforma dell’articolo 18. Tutti lo dicono, tutti o se ne dolgono o dicono “Era ora!“.

Hanno ragione tutti e due. Da un lato è un riconoscimento definitivo che i tempi delle vacche grasse sono finiti e che i diritti conquistati (e anche un po’ abusati) negli ultimi 40 anni sono ormai di difficile applicazione nel mondo di oggi. Il mondo del lavoro è regredito a velocità maggiore di quanto è regredito il benessere e la situazione economica generale e nella zona grigia fra queste due velocità, qualcuno – imprenditorialmente incapace, almeno in senso classico – si è anche arricchito. Quindi, a me rode che tolgano diritti in generale e l’articolo 18 in particolare. Sicuramente, una parte cospicua del benessere diffuso che ci rendeva proteggibili fino a qualche anno fa è finito nelle tasche dei cinesi, se pensiamo globalmente, e degli evasori, se guardiamo in casa nostra. E’ una sconfitta, anche molto amara, ma non ammetterla sarebbe come continuare a giocare da soli in uno stadio buio, quando pubblico, avversari e anche una parte della tua squadra se ne sono andati da tempo “sotto la doccia”. read more