Middlebrow-ing

Da qualche giorno sto leggendo “The age of the American unreason” di Susan Jacoby, che in estrema sintesi è un saggio sul rincoglionimento progressivo delle masse americane (e non solo) dovuto alla pervicace banalizzazione di questioni complesse operata dai media “popolari”.

Mi aspettavo una requisitoria su quanto è ignorante la gente e quanto sono fichi gli intellettuali che non si fanno ingannare da Fox News e infatti, più o meno, l’aria che tira è quella, ma devo dire che Susan Jacoby non ci va tanto leggera nemmeno con gli intellettuali, di cui lei stessa a occhio dovrebbe far parte. La prima parte del libro (credo di averla finita ieri sera) è una cavalcata sulla storia di che cosa voleva dire produrre cultura negli Stati Uniti dalla dichiarazione di indipendenza fino agli anni ’60. read more

Eravamo io, Fidel, Osama…

Makkox su Il Post

Ho la fortuna di andare al lavoro piuttosto sul tardi, la mattina ed ho tempo di vedermi (o, meglio, di tenere la televisione accesa su) Omnibus di La7 e, per una parte, Agorà su RaiTre.

A quest’ultimo, stamattina c’era Gianni Minà e si parlava dell’uccisione di Bin Laden. Ho di Minà una stima sconfinata, mi piace come pensa, quello che fa, quello che sa e quello che prova a dire le poche volte che lo si vede in video ormai. E’ stato un grande e probabilmente lo è ancora. Lo penso pur non avendo particolare simpatia verso il latino americanismo anni sessanta di cui è vessillifero. E’ un problema generazionale, sicuramente. Immagino che per mio padre, per citare qualcuno, la cosa possa essere un po’ diversa. read more

America’ facce Tarzan

Mi sto accostando alle meraviglie di Sky da relativamente poco tempo, ma si sta confermando una mia vecchia sensazione. E cioè che questi documentari su NatGeo, History Channel, ecc. sono ideologicamente inquietanti.

Pensate se una cosa del genere passasse sulla Rai… Altro che Padre Pio e San Filippo Neri…

Mi sa che toccherà tornarci sopra.

Tenetevi liberi

E io che il 6 Novembre me ne volevo andare qui… Dovrò cambiare programma.

La sveglia al collo (a.k.a. I had a dream)

Qui nell’esilio balcanico (sempre più esilio), sto facendo una cosa che non avevo mai fatto. Sto guardando CSI (Las Vegas, per ora). Mi scarico le puntate e me le guardo la sera, quando non ho di meglio da fare (spesso) a botte di due-tre per volta. E’ abbastanza ripetitivo (e perciò rassicurante) e, nonostante lo sforzo degli sceneggiatori, una volta viste tre puntate, praticamente le hai viste tutte e riesci quasi a prevenire le mosse dei protagonisti. Qualche puntata effettivamente spicca per originalità, qualcuna è ai limiti della psichedelia, qualcuna è pura fuffa riempitiva, ma alla fine, la puntata quadratica media, riesce a mantenersi comodamente sopra la sufficienza. Forse anche per merito della questione dell’esilio. read more

Americano a chi?

Nel lontanissimo 1991, a 19 anni,  feci una inter-rail di quelle in cui rimbalz(av)i da un punto dell’Europa come la pallina di un flipper.

Sulla strada per Capo Nord (il posto più inutile, oltre che il più settentrionale d’Europa), passai per la Finlandia, Helsinki, Tampere e Rovaniemi.

Fui colpito, io che non ero mai stato in America, dalla sfacciata “americanità” dei finlandesi, i giovani, soprattutto, . Li vedevo così sfacciatamente benestanti, così esageratamente occidentali… Ho ricordi confusi, anche perché ero sobrio solo per brevi periodi, però hanno a che fare con pettinature glamour, look alla Madonna, skateboard, bmx e abuso di bevande gassate. read more