Spotlight

I cowboy
I cowboy

L’altro giorno ho visto “Il Caso Spotlight”. L’ho visto in tedesco e, ammesso che ci abbia capito qualcosa, mi è anche piaciuto. Il film è (in breve) la storia di un’indagine giornalistica dei primi anni 2000 che, a partire da qualche caso di preti cattolici pedofili rapidamente sgonfiatosi nelle cronache, scoperchia abusi sistematici e insabbiamenti altrettanto sistematici. Il film è un film “di genere” quant’altri mai e volutamente tralascia ogni punto di vista alternativo a quello dei giornalisti che indagano e i pochi dubbi che solleva riguardano più il mestiere del giornalista in sé che quello del raccontare storie.

Tutto molto bello, attoroni bravi e pop, una bella storia di giustizia che viene fatta con la luce della democrazia e la spada della libertà di stampa, ai danni della reazione pedofila e oscurantista, per il bene dei bambini bostoniani e di quelli di parecchi altri posti, almeno a leggere i titoli di coda.

Tutto molto bello, dicevamo, ma come sempre quando si parla di Chiesa Cattolica in America c’è qualcosa che non torna, qualche pezzo mancante, che lì è dato per scontato, ma che da qui, da questa vecchia (Mittel)Europa, fa suonare la storia un po’ falsa, un po’ forzata.

O per meglio dire, siamo noi che diamo per scontate alcune cose e loro che ne danno per scontate altre. Alla fine non mettendo tutte le carte in tavola finisce che non ci si capisce più di tanto. Lasciamo stare gli aspetti cinematografici su cui non c’è molto da dire, gli hanno dato pure un po’ di Oscar, ma, vista con gli occhi di un italiano (o di qualsiasi altro europeo poco abituato alla varietà di offerta in tema religioso), la storia in sé ti fa tornare a casa con un profondo Embè-state-of-mind. Voglio dire…

In America c’è la libertà di stampa, c’è il giornalismo investigativo e (da sempre) gli piace sbattercelo in faccia. (Embè).

La Chiesa Cattolica a tutte le latitudini non brilla nell’educazione e nella salvaguardia dell’integrità psicofisica dei fanciulli. (Embè, anche se qui sarebbe interessante chiedersi il perché, più che limitarsi a scoprire l’acqua calda, ma per questo bisogna aspettare il prossimo film).

La diocesi di Boston è (era) sicuramente un potere forte e a suo modo insidioso, che è meglio avere amico che nemico, ma con tutta la buona volontà non è il Cartello di Sinaloa. (Embè).

Al terzo Embè, tocca chiedersi che cos’è che ci sfugge, se l’inchiesta prima e il film dopo sono ritenuti così importanti. Io mi sono risposto in due modi complementari.

Il primo è che dellà, molto più che deqquà, la religione è una cosa seria. Dellà, leggevo tempo fa e magari ritrovassi il link, essere atei è ancora un tabù: è ben difficile che l’uomo comune non creda in un dio di qualche sorta (la storia degli alcolisti anonimi che vi ho raccontato qualche tempo fa, ne è un ottimo esempio); chi con baldanza afferma di non credere in dio e che chi ci crede è un mezzo deficiente, non è solo un libero pensatore, ma anche qualcuno che ha voglia di litigare. Da noi, l’ateismo, sia quello apertamente sbandierato, sia quello praticato, sono ormai parte del paesaggio e non gliene frega una mazza a nessuno.

L’altra chiave che spiega gli Embè è il dato di fatto che il film dimentica di spiegare, perché probabilmente dellà è dato per scontato. Là c’è concorrenza. In assenza di un monopolio delle anime come da noi, là si accetta senza troppi problemi una spiritualità generica, seppure spesso, per la vastità del materiale didattico a disposizione, di ispirazione cristianeggiante. Si va dal dio anonimo degli alcolisti anonimi, alla diocesi locale dal nome pittoresco (tipo Settima Chiesa Riformata del Calvario Doloroso), ai predicatori TV tipo Chuck e Nora, fino a forme più organizzate e pervasive di stile europeo… Insomma, nel paese dove è tollerato e incoraggiato il fai-da-te religioso, dove (purché tu creda a qualcosa) puoi credere a quello che ti pare, anche se privo di qualsiasi sistematizzazione scolastica, è evidente che, se vuoi essere un player professionista, cazzuto, organizzato, capillare, con un armamentario filosoficamente e dottrinariamente solido, deve valere per te più che per gli altri la regola dell’Uomo Ragno.

Da un grande potere, discendono grandi responsabilità

La Chiesa Cattolica, là dove è forte, tipo a Boston, si comporta da potere forte e in quanto potere religioso è preso sul serio. Tanto più se utilizza questo suo potere in modo (para)secolare a danno delle altre “sette” con cui è in diretta concorrenza, nelle cronache e sul territorio. Per questo, quello che a noi deqquà può sembrare una storiaccia di cronaca come tante (Embè), dellà fa un botto pazzesco nelle coscienze e nel quotidiano di persone, già poco abituate agli orpelli cattolici e che vedono porpore ed anelli vescovili come bizzarri esotismi medievali.

Poi, per carità, è un filmone a suo modo western, con gli attoroni, i buoni buoni e i cattivi cattivi…

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