A Mario, stacce. Stamoce tutti.

Profetico, a meno di una vocale

Profetico, a meno di una vocale

A me da che mondo è mondo, i Mondiali di calcio cominciano ad interessare dalla fase ad eliminazione diretta, cosa che di per sé non va molto d’accordo con il tifare per l’Italia. Non che tifi contro, cosa che pure ho fatto in passato, ma vedere una Roma deserta (turisti a parte) per una partita col Costarica è qualcosa su cui varrebbe la pena interrogarsi. Tanto più se poi quella partita la si perde pure.

Tutte le (poche) volte che ho visto giocare l’Italia, cosa che mi è particolarmente invisa a causa della ormai proverbiale cialtroneria con cui la RAI gestisce tali eventi, ho visto una squadra lenta, triste, spaesata e infarcita di gente che non sapresti nemmeno bene indicare con che squadra giochino (tipo Darmian, tipo Thiago Motta). Molto, certo, è ignoranza mia, ma mi sembra evidente che i fenomeni siano altri e altrove, perché quelli almeno li conosco. Probabilmente se non ci fossero certe telecronache e certi cronisti ce ne renderemmo conto con più facilità. L’impressione è che, avendo vinto gli ultimi due mondiali (1982 e 2006) con partenze sciatte e un certo pressappochismo in termini di gioco, ogni volta che c’è un mondiale, si parta di retorica “a prescindere”, scommettendo su una successione di botte di culo fino a che la squadra “non ingrana”. read more

Fabrizio, Josefa e le occasioni perse

Fabrizio_Miccoli

Michele Serra, domenica scorsa:

Il povero Miccoli, star del Palermo calcio che per fare il simpatico con un suo amico boss parla di Falcone come ne parlano i mafiosi (lo chiama «quel fango di Falcone») è l’ennesima dimostrazione di quanto poco valgono i soldi e il successo senza un minimo, almeno un minimo di cultura.

Michele Serra, oggi:

A cosa servono le lacrime del calciatore del Palermo Fabrizio Miccoli, versate in pubblico per scusarsi di alcune stupide frasi su Falcone? Servono a molto. Servono a farci capire che le parole hanno ancora un peso (perfino quelle scritte sui giornali). Che l’indignazione non è sempre sprecata, anche in una città abituata quasi a tutto, come Palermo. Che per quanto impigrita o stordita dal continuo rumore di fondo, la società mediatica è ancora capace di un qualche discernimento, di un qualche criterio di giudizio, e non tutto passa senza traccia, né senza dolore. Che siamo dunque, nonostante tutto, ancora una comunità.
Se ne è reso conto, per primo, lo stesso Miccoli. read more

Le pere terminator

Oggi Maurizio Crosetti (che non amo particolarmente) scrive su Repubblica.it a proposito degli sport di tiro:

Ma che esistano sport in cui il mito del corpo non si identifica con bellezza muscolare, potenza, magrezza e gioventù, è già una bella cosa. 

Mi è capitato un paio di giorni fa di vedere la finale del tiro con la pistola ad aria compressa femminile. L’assenza di italiane in gara rendeva l’evento, oltre che inaccessibile a chi si affida alla Rai per vedere i  Giochi, anche meritevole di una telecronaca sobria (*). Già che c’ero, ho guardato bene le giocatrici, come direbbe il Mercante in Fiera. read more

Campagna romana

Approfitto dei 35 anni del Capitano (auguri!) per girarvi una domanda che ho in testa da tempo.

Come tutti sappiamo, Totti e signora sono da diverso tempo testimonial di un noto carrier telefonico mobile. Gli spot cambiano abbastanza spesso, ma la maggior parte di essi vedono il Capitano impegnato a dare sfoggio della sua romanitas, oltre che della sua ormai proverbiale naivete. Può essere vero che Ilary, con il suo side-job ienesco e l’estrazione Mediaset, faccia in parte da contraltare milanese al marito, ma rimane che sia il personaggio (soprattutto da quando, fortunatamente, è uscito dal giro della Nazionale), sia il tono degli spot insistono pesantemente sul core de Roma e sul suo figlio prediletto. read more

Quote omeopatiche

Opportunamente indirizzato da KT, in un commento al mio post di qualche giorno fa, mi sono andato a vedere le quote che i siti di scommesse assegnano alle partite di rugby del RWC11 in corso in questi giorni.

I numeri parlano da sé e mi sembra che dimostrino quanto argomentato in quel post, anche se nell’ordinaria amministrazione del rugby internazionale, scontri di civiltà come quelli della Coppa del Mondo non capitano proprio spesso. E’ difficile che la Namibia, per dire, organizzi delle tournée all’estero per prendere centinaia di punti, o che la Namibia stessa sia inserita all’interno delle tournée altrui: in altre parole, per le amichevoli ci si cerca avversari di calibro confrontabile con il proprio e i tornei principali (Three e Six Nations), che si svolgono tutti gli anni sono lì a dimostrarlo (*). read more